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ABC del poker

Il gioco tight sta tornando di moda?

Scritto da Admin del .

Bei tempi quelli di Amarillo Slim, Johnny Moss e T.J. Cloutier, campioni che seppure in maniera diversa incarnavano tutti un poker antico, nel modo di atteggiarsi al tavolo, nello stile di gioco ultra-tight, nella tipologia di field che si trovavano ad affrontare durante le prime edizioni delle World Series of Poker.

Poi la svolta. E' assodato che il poker moderno sia nato con Chris Moneymaker. Correva l'anno 2003, quando costui, da outsider proveniente dall'online, mise in fila 839 contendenti aggiudicandosi il Main Event delle WSOP. Fino a quel momento la sua restava l'edizione dei record.

Dall'anno successivo però il mondo del poker visse una transizione epocale dovuta al cosiddetto "effetto Moneymaker". A tal proposito sia sufficiente dire che il Main Event delle WSOP 2004 ridicolizzò qualsiasi primato numerico, con 2576 iscritti ai nastri di partenza.

Questa grande affluenza di giocatori emersi dall'online, pronti a cimentarsi nei più rinomati circuiti del live, ha radicalmente mutato le dinamiche del gioco. La prima e più sostanziale trasformazione ha avuto luogo nell'atteggiamento al tavolo, via via più aggressivo. Apertura del gioco con qualsiasi range di mani e tendenza al re-raise hanno sancito la preponderanza dei loose-aggressive contro il tight alla vecchia maniera.

Un cammino in cui si è distinto nel corso degli ultimi anni proprio Tom 'durrrr' Dwan, oggi leader indiscusso del LAG pensiero. Uno stile peraltro comune anche a campioni del poker nostrano come Dario Minieri.

La prima scoperta è stata che giocando assai loose e combinando questa tendenza con fondamentali pokeristici piuttosto solidi insieme a una straordinaria abilità nel calcolo e nella capacità di dissezionare analiticamente ogni fase del gioco, i risultati alla lunga migliorano. Bluffando contro un oppo tight, il quale si trova spesso a foldare di fronte ad un ingente re-raise, l'inerzia del tavolo per forza di cose pende in favore dei più temerari loose-aggressive. Questi ultimi, infatti, risultano all'atto pratico meno leggibili.

Nel momento attuale però gli scenari sembrano lentamente cambiare. Come accade in altri giochi strategici, differenti ma comunque assimilabili al poker, la propensione verso uno stile deve evolversi in funzione delle mode. Di fronte a giocatori che nella pratica quotidiana subiscono il fascino di personaggi alla durrrr, il migliore meccanismo di difesa sembra quello di tornare alla tattica "rock". Così torna in auge il vecchio adagio che impone di predisporsi al tight quando al tavolo siedono giocatori loose, e viceversa.

Perfino i principianti iniziano a capire che, sebbene non esista una ricetta unica e vincente nel poker, giocare tight oggi è assai più facile. Concretamente, richiede abilità e capacità di lettura meno spiccate, ci si fa carico di meno decisioni e minori rischi, infonde più sicurezza. In cambio occorre soltanto un po' di pazienza, fino alla mano utile per entrare in gioco con forza.