Mani di partenza - III parte |
| Giovedì 17 Luglio 2008 |
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Ora fermiamo l’attenzione su due aspetti importanti del gioco, a cui dobbiamo far mente locale soprattutto quando abbiamo mani giocabili ma decisamente non dominanti, come quelle del gruppo 5: E’ tremendamente importante realizzare la forza della mano che abbiamo e CERCARE A TUTTI I COSTI DI NON GIOCARE DOMINATI. Una grossa parte del No Limit Texas Hold Em consiste nel dominare ed essere dominati, avere carte migliori dei nostri avversari che ci concedono maggiori chance di vittoria allo show down. Noi cerchiamo di porre l’avversario in una posizione dominata cercando di non trovarci nella situazione opposta. Essere dominati comporta avere 3 outs o meno che possano portarci alla vittoria nella mano. Prendiamo ad esempio una mano come QJ: QJ contro AQ, KQ, AJ, KJ si trova circa 26% vs 74% QJ contro AA e KK si trova circa al 15% vs 85% QJ contro QQ si trova circa all’ 12% vs 88% QJ vs JJ si trova circa 33% vs 67% Ovviamente, buttando un occhio a queste percentuali, appare chiaro quali guai ci porta l’essere dominati e con QJ avviene contro 66 mani. Ora, se mettiamo a confronto QJ contro KJ, due mani apparentemente simili, vedremo che KJ è dominata molto meno spesso di quanto non lo sia QJ, solo da AK, AJ, AA, KK, QQ, JJ, per un totale di 42 combinazioni. Ecco quindi spiegata in termini più chiari la consistente differenza tra due mani apparentemente simili ma che portano differenti vantaggi e svantaggi. Abbiamo quindi posto in luce un aspetto molto importante del concetto di hand selection. Una mano come QJ può sembrare “intrigante”, specialmente quando è un’ ora che vediamo solo 72 off suited o equivalenti. Ma dopo una corretta analisi, abbiamo evidenziato tutti i limiti e le carenze che una mano simile porta in dote. Bene, se può essere facile giocare ottime carte, quando si ha a che fare con questo tipo di mani strategia ed esperienza faranno la differenza! Vista la semplicità del giocare queste coppie, e con le implied odds che spesso portano in dote, chiameremo spesso piccoli rilanci preflop. Quindi, se ci costerà, ad esempio, 3BB vedere il flop con queste carte, necessariamente dovremo avere la certezza che quando troveremo il set nelle medesime condizioni saremo in grado di portare a casa un piatto di 22.5 BB (3 X 7.5), cosa altamente probabile; è quindi a EV positivo giocare in questo modo le suddette pocket pairs. Chiaramente quanto abbiamo detto in questo capoverso si basa su fondamenti puramente matematici (come tutto in questo gioco del resto), ma va considerata la varianza intrinseca del poker, quindi consigliamo di giocare per portare via un piatto di 10X… come dicevano i latini “abundare melius est quam deficere”… meglio in più che in meno ! ! ! Cercheremo di vedere flop “economici”, il che significa limpare o chiamare piccoli rilanci. Se il rilancio da chiamare è particolarmente grande, dovremo considerare l’ avversario che l’ha effettuato, il numero di giocatori nel piatto e i relativi stacks. Per comodità potremo indicare un parametro abbastanza indicativo di quando chiamare e quando foldare ad un rilancio preflop (ovviamente è una valutazione standard che deve essere aggiustata al tavolo in questione volta per volta): Se il rilancio da chiamare è minore del 5% del nostro stack chiameremo senza indugi, se è maggior del 10% del nostro stack folderemo serenamente. Se è compreso tra 5% e 10% allora dovremo valutare volta per volta in base ai criteri sopra elencati. Se non troveremo il set al flop, come già detto, inizieremo a pensare serenamente alla mano successiva ed eviteremo accuratamente di cacciarci in pasticci con call marginali su un flop apparentemente dry. Ovviamente se, su un piatto rilanciato e su un board dry, dovremo chiamare una minibet per vedere il turn considereremo le pot odds e, se favorevoli, andremo a cercare il nostro set alla quarta carta, ma nel 99% dei casi, check/folderemo la mano al flop. Nel prossimo articolo esamineremo l’ultimo gruppo di mani, il sesto. |
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Una delle più importanti decisioni da prendere nel gioco del poker è quando giocare o meno una mano. Questa decisione non deve essere dettata da spirito d’azzardo, ma dev’essere ponderata secondo ben determinati criteri.
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