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Ciao amici assopokeristi,ci eravamo lasciati a meta’ luglio,di ritorno dal mio viaggio a Las Vegas per le wsop con una gioia immensa pari ad un ITM e cioe’ l’aver battuto  il record di utenti visitatori per un blog scritto da un giocatore su Assopoker,104000 e passa visite,un autentico successo che condivido con tutti voi,quindi mi pare doveroso ringraziarvi ,chi lo ha letto,chi ha scritto un po’ di impressioni,chi mi ha fatto i complimenti per un blog diverso dai soliti,chi mi ha criticato negativamente,ringrazio proprio tutti e in questi giorni stampero’ le centinaia di pagine con tutta la mia avventura a Las Vegas e le vostre risposte.

Ora si ricomincia,finite le feste in disco e in spiaggia come vocalist ( la puglia quest’anno sembrava Ibiza ) ritorniamo alla ” vita normale”,ho messo le virgolette perche’ un matto come me’ e’ difficile che faccia una vita regolare,infatti a fine settembre ( il 24 ) coniugo le mie due vite parallele  Poker e disco e mi imbarco per una crociera sulla MSC Sinfonia che partira’ da Napoli e girera per tutto il mediterraneo,Montecarlo,Valencia,Ibiza ( una notte intera ) e Tunisi,di giorno faremo i turisti io mio fratello e parecchi del gruppo di amici che e’ venuto a Las Vegas e di notte si giochera’ a Poker..texano, tornei,sit e cash game..una intera settimana…ah che spettacolo questa si’ che sara’ una vacanza relax,e non dimentichiamoci che in mezzo a tutto questo relax e poker…ci sara’ sempre tempo per un po’ di bandierine ( quest’estate ho battuto tutti i record,la media di due alla sera rigorosamente free roll eheheheh ),vuoi mettere che, sia a Ibiza e sia a Valencia il buon Roby S non trovi qualche bandierina ?? ahahah….

Comunque questo evento mi servira’ per riprendere confidenza con il live ( non tocco carte dall’ultima mano fatta a Vegas al cash game al Venetian) ,ho un nuovo sponsor www.FullGame.it con cui esordiro’ in questa nuova stagione pokeristica 2010/2011,con cui conto d giocare 2/3 EPT e 2/3 IPT…poi quasi tutti i tornei Italian Rounders di cui faccio parte del team Italia sia che sia Poker club e sia Snai cup.Poi a Novembre non penso di andare a Las Vegas ( ma mi sarebbe piaciuto )  a fare il tifo per Super Pippo Candio,perche’ nello stesso periodo andiamo 5 giorni a New York con puntatina d’obbigo ad Atlantic City per giocare qualche torneo e un po’ di cash game,vuol dire che faro’ il tifo per Pippo direttamente in America ma da Atlantic City . Quest’anno voglio partecipare a quanti piu’ eventi possibili perche’ dobbiamo far conoscere la nostra poker room di famiglia ( di nostra proprieta’ ) in tutta Italia,infatti abbiamo costituito un team Salento con il sottoscritto capitano e poi con i fratelli Guido Alby e Gux e con mio fratello Adry Noodles,poi De Giorgi,Marangio e Igor Chiriatti,tutti player salentini ma con diverse esperienze e affermazioni all’estero…,a questi si aggiungeranno sicuramente altri player nazionali….Quindi questi sono un po’ di programmi futuri..senza dimenticare che l’11 settembre ( ma la mia data di nascita e il 13 ) faccio una festa per il mio compleanno a Torre Regina Giovanna un agri turismo immerso nelle campagne salentine a due passi dal mare, con pochi invitati soltanto 2000 eheh ..cari assopokeristi siete invitati anche voi..e se non potete venire allora ci becchiamo di sicuro in qualche evento dove Roby S partecipera’…ricordate…sempre…e ovunque…POKER E BANDIERINE…..non vedo l’ora di rincontrarvi tutti ai tavoli e nei casino’ o sulla nave per quelli che verranno alla crociera del Poker…….stay tuned…

''Professional poker player!!!''

31 agosto 2010 by amatruda

Quando sei piccolo hai delle aspirazioni, dei sogni, molte volte ti illudi di poter credere in qualcosa, poi ti accorgi che alcune cose sono irraggiungibili, ma il segreto è crederci comunque, non mollare mai, ed inseguire sempre i propri sogni.

Sognare non vuol dire essere bambini, ma essere vivi, credere in qualcosa che non cè ma che ci potrebbe essere, questo non vuol dire illudersi, ma vuol dire avere un obiettivo nella vita, ed aprire gli occhi vuol dire lottare per questo obiettivo.
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Dialogo con il destino /3

28 agosto 2010 by Gianluca Marcucci

L’universo è una sfera il cui raggio è uguale alla portata della mia immaginazione. (Ardengo Soffici)

Stamattina pensieri poco allenati si spintonano nel goffo tentativo di spiccare il volo.
L’approccio è quello di sempre.
Prima l’inutile rincorsa evitando di inciampare, poi il solito salto deciso che nasconde l’illusione di volare.
E’ un sogno.
E’ una semplice sensazione che non si trasforma in volo e che alla fine lascia solo frammenti di intenzioni mancate sparsi sul pavimento, come tanti piccoli ed indecifrabili pezzi di biscotto.
Ne raccolgo uno, somiglia tanto ad un cuore. Lo porto alla bocca, poi al naso.
Mi stupisco dell’odore che sento.
E’ acre come quello del ferro contenuto nel sangue.
E’ forte come l’aroma di un caffè bevuto presto al mattino.
E’ rancido come la puzza dell’olio bruciato che esce da un motore in panne.
E’ tutto ed è poca cosa, ma è comunque meglio dei soliti dubbi che si sviluppano ogni giorno nella calotta cranica.
In ogni odore percepisco la fisica di un meccanismo alieno, un congegno che riduce l’improbabile dinamica di un volo ad un unico grande salto di cui non ho il controllo totale.
Penso.
Un salto potrebbe bastare.
O forse un salto non potrebbe bastare.
Balzo con violenza fuori dal mio corpo e mi guardo intorno.
C’è una stanza vuota ad eccezione di una tavola imbandita, tramezzini e bibite disposte su un buffet che basterebbe a sfamare un plotone di esecuzione.
Una torta.
Una porta chiusa.
Realtà e fantasia.
Universi paralleli che si tengono insieme per lo stoppino, come le candeline spezzate di una torta di compleanno.
Ma la fantasia, che di solito è un ambiente tiepido e rassicurante, oggi sembra così diversa.
E’ tutto così esageratamente freddo ed umido.
Vorrei tornarmene indietro nelle realtà di sempre.
Corro lungo le pareti che delimitano quello spazio e balzo ancora attraverso la densità del muro.
Provo una sensazione simile alla paura di morire.
Poi una mano mi tira indietro e sono ancora nella stessa stanza.

D:”Vai via senza soffiare sulle candeline?”
G:”Ancora tu! Il mio compleanno è passato da un pezzo. Mi sorprende che tu non lo sappia. E poi non soffio su candele spezzate.”
D:”Candele spezzate. Vite spezzate. Sai, mi sono affezionato a te e per quanto mi sforzi non riesco ad immaginare altro universo se non il tuo. Ora soffia.”
G:”Il mio? Mi chiedo quali siano gli altri.”
D:”Caro il mio venditore di castagne, c’è una cosa che devi assolutamente capire a proposito degli altri universi. Innanzitutto non sono paralleli e fondamentalmente non si tratta nemmeno di universi. Sono solo mille lati di una sola medaglia e chi tiene in mano la moneta, controlla ogni singola faccia.
Sarà molto più facile per te capirlo quando ti sarai reso conto che molto di quello in cui credi oggi, non è vero. Ora soffia.”
G:”Parli di Dio!”
D:”Dio?”
G:”Sono in molti ad essere convinti che l’universo sia stato creato da una specie di Dio.”
D:”E tu credi in Dio?”
G:”Credo che esista un Dio. Dubito del fatto che sia infinitamente buono. Se così fosse ai buoni andrebbe bene ed ai cattivi male, come nei film di Bud Spencer e Terence Hill, mentre per ora non è affatto così.
Brutto e monotono è questo universo. Un buffet di perbenismo ed inutili buone azioni falsamente appaganti, servite da un destino mendicante che gioca a darmi asilo tra queste quattro mura.
Sai cosa ti dico? Che sono saturo di metafore ed assuefatto da tutto questo stress.
Sono talmente preso da tutto questo nulla che mi circonda da non avere più tempo per le cose che mi fanno star bene e mi rendono felice.
Se è un dio che ha fatto questo castello di carte, non vorrei davvero essere quel dio così vuoto e sfibrato.”
D:”Che vuoi che ti dica. Dio è solo un guscio cosmico. Un contesto all’interno del quale evidentemente tu ti sei perso. Ora soffia.”

Mi volto a guardare il destino che viene verso di me, tranquillo, implacabile, scuro in volto come tutte le altre volte. Oggi però ho paura.
Paura di quella figura grigia che nasconde la materia. Paura di quegli odori ed quei suoni che oggi percepisco con un’intensità mai provata prima. Paura che sia la paura stessa la mia unica forma d’intelligenza.

D:”Soffia.”

Dovrei seguire la ragione, aprire gli occhi e ridere. Ma il guaio è che spesso invece seguo il cuore ed il cuore ha bisogno di fiabe.
Prima accenno un sorriso.
Poi lo sguardo si concentra su ogni singolo bagliore.
Alla fine un soffio lieve, poi il buio.

Apro gli occhi ed una bimba mi sta porgendo un biscotto.
“E’ buonissimo papà. Assaggia.”
Lo mordo. Sento ogni frammento sciogliersi in bocca.
Poi guardo ancora mia figlia giocare con i suoi colori.

Non so cosa sia Dio, ma so cosa rimarrebbe al suo posto se non vi fosse più.
Questo mi fa sentire vivo e mi rende soddisfatto della mia vita.
A volte bella, a tratti difficile, goffa o ridicola, ma mai senza scopo.
Come direbbe il Destino “ogni vita è solo un istante nell’eternità”, ma un istante da vivere sempre e comunque.

“Dedicato al dramma di Denise Pipitone nel giorno del suo compleanno”

Dialogo con il destino /2

24 agosto 2010 by Gianluca Marcucci

La morte è l’unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare. (Oscar Wilde)

Un pensiero buio illumina le torri di un un castello costruito in aria.
Un improbabile sogno ancora in fase di lavorazione.
Una idea non edificabile difficile da condonare.
Chiudo gli occhi e mi accorgo che qualcuno è venuto a farmi visita.

G: “Chi sei? Ci conosciamo vero? Ti ho già incontrato altrove e non è passato troppo tempo da quel giorno.”

D: “Non sbagli. Sono il destino nella sue veste peggiore. Sono l’eterno presente. Sono la morte.”

Rido.
Poi sorrido.
O forse è solo l’incosciente effetto di una contrazione facciale.
L’espressione contraffatta di un neonato che regala ai genitori la speranza che si tratti davvero di un sorriso.
Fisso con gli occhi una figura e la vedo confondersi con la sua ombra.
Mi prendo per mano.
Rimango incautamente tranquillo anzi, sogno semplicemente di esserlo.

G: “Sei nel mio sogno!
Com’è da queste parti?
Hai perduto la strada o è semplice curiosità?
Ti inviterei a conoscere meglio il mio dubbioso universo, ma nella mia testa oggi è troppo freddo per le passeggiate.
Ti stancheresti nel giro di pochi passi.
Non ti ho mai visto fare sport se non una improbabile partita a scacchi in un meraviglioso film di Bergman.
Gradisci un caffellatte? Un bombolone? Quì fa troppo freddo anche per la solita colazione al bar.
E poi adesso avrei difficoltà a farti sedere senza l’aiuto di altre possenti braccia oltre le mie.
Sai, il peso della morte è difficile da sopportare.”

Il paesaggio intorno ora sembra mutare.
Niente castelli, ma una spiaggia.
Un tramonto pastello che si diverte a nascondere le minuziose sfumature di grigio di un volto pallido.
Una sagoma nera che si pone tra me ed un indisciplinato orizzonte.
Mi rendo conto di avere incontrato il destino proprio percorrendo la strada per evitarlo, ma ho già vissuto questa scena.

“Sono qui per te ed allo stesso tempo non lo sono. Ricordi il nostro primo incontro?
Ti avevo detto che sarebbe arrivato il momento in cui mi avresti reso il favore.
Ebbene, sono venuto a riscuotere quello che mi spetta.”

Il destino fa qualche passo verso la riva calpestando la sua malinconia latente.
Senza inciampare percorre quelli che per me sarebbero due o tre isolati, ma che in realtà per lui rappresentano solo pochi metri.
Approfitto di un rumoroso silenzio.
Raccolgo sensazioni.
Assorbo tutte le informazioni possibili che i miei sensi sono in grado di fornire.
Continuo ad ascoltare.

D: “Comprendo perfettamente come possa essere difficile per te il processo di assimilazione della realtà che ti circonda ora.
Come potrei biasimarti. Non esiste uomo, animale, pianta o cosa che sia giunto a contatto con me e possa raccontarne la storia.
In qualche angolo di questo sottile labirinto che è la vita c’è sempre un destino che non ti aspetti ed un nessuno che può indicarti la via d’uscita.
Accadde ieri.
Accadrà domani.
Di cosa vuoi che ti parli?
Della morte?
Si comincia a morire quando si nasce, e la morte in fondo guarisce tutti i mali.
Comunque tranquillizzati. Non sono qui per fare di te un ricordo, ti sto solo chiedendo un favore.
Vuoi metterti in gioco?
Per quanto detesti giocare, in questo momento non sto facendo altro che mettermi io stesso in gioco lasciando che tu possa raccontarlo.
Gioca con me.
Scrivi e descrivi tutto.
Non ti chiedo di dipingere, ma di scegliere la cornice.
Scrivi perché il nostro presente non rimanga orfano di un passato ed un futuro.
Scrivi perché tutto questo niente abbia comunque un senso da dare.
Scrivi perché questa storia abbia comunque una possibilità.”

Scoppio in una fragorosa risata e vedo il destino mutare la sua inespressione.

G: “Tu che chiedi un favore a me?
Tu che puoi variare il punto di vista dell’esistenza?
Tu che puoi afferrare il sapere anche partendo da una fragile illusione?
Tu che fai del sapere stesso, la tua essenza reale.
Tu?
Chiedi a me un favore?
Non posso fare a meno di ridere.
Vuoi sapere quello che penso?
Penso che in fondo in quel labirinto ci sia sempre una via d’uscita, anche per te.”

Continuo a guardare il mio sogno seduto in una fila di comode poltrone. La morte è alla fila più avanti.
Mentre nell’altra realtà il ricamo del cuscino sta lasciando segni delebili sul dorso del mio collo, in questa virtualità il destino parla ed io continuo a prestargli attenzione.

D: “Caro uomo. Il mio è un mero problema letterario.
Dipingo il destino delle persone, ma non mi è concesso scrivere, leggere o descrivere.
Ti è chiaro ora?
Puoi aiutarmi?
Sei la mia formula magica imperfetta.
La mia unica speranza che questo mio goffo tentativo si trasformi finalmente in magia.
Ricomincia a scrivere.
Fallo ora.”

Mentre all’orizzonte la luce si divide tra alba e tramonto, io mi fermo a guardare uno scarafaggio che, nel supremo tentativo di scavalcare una pietruzza sulla sabbia, sembra volermi dire: “Dai, è solo questione di concentrazione!”.
Provo ad essere sicuro di me, ma sono di nuovo solo.
Penso a che cosa è fantasia e cosa non lo è.
Accendo il mio iphone. Inizio a palpeggiare lo schermo saltellando tra un dito e l’altro. Nervosamente.
Accadde ieri.
Accadrà domani.
Se ora mi presti i pensieri magari ci gioco un po’ e lo farò sperando di non dimenticare mai le cose che ho scritto in questi ultimi 12 mesi.

NAPOLI-VENEZIA Andata e Ritorno

16 agosto 2010 by pengue

Venezia è indubbiamente una delle città più belle e misteriose del mondo. La laguna ha un nonsocché di misterioso, mi sipira concentrazione, voglia di fare bene!
E proprio per questo che sono qui, per affrontare l’ennesima sfida: l’ IPT di venezia! Questo torneo voglio giocarlo cercando di trovare il mio A-game, aggressivo quanto basta ma senza osare troppo! Detto fatto, 2 livelli e sono out !!! Vi racconto solo una mano delle 20 che hanno portato alla mia eliminazione:

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Il mio sogno più grande...

10 agosto 2010 by amatruda
io e Delpho allo Staple Center di Los Angeles a tifare i campioni del mondo

io e Delpho allo Staple Center di Los Angeles a tifare i campioni del mondo

Dopo un paio di settimane mentre ero impegnato in una delle mie sessioni cash al Venetian incontrai per caso al tavolo Enrico Delfino detto Delpho; lo conoscevo di vista, è fu molto strano sentire una voce italiana!
Iniziammo a parlare e gli ricordai di averlo incontrato al tavolo al mio primo torneo livein quel di Sanremo 2006.

Lui era li con un altro ragazzo, Luca Cortimiglia, nacque subito un amicizia vera. Con loro mi divertii molto e, soprattutto, grazie a Luca, cominciai a conoscere e capire alcune varianti del poker come l´ omaha, lo stud hi/low,il razz e il 2-7 lowball, tutti giochi praticati dai più grandi professionisti.
In quei giorni lessi su Assopoker che i primi di marzo Dario Minieri sarebbe arrivato a Vegas e approfondimmo la nostra semplice

Io e Luca Cortimiglia

Io e Luca Cortimiglia

conoscenza passando alcune serate a ridere scherzare e bere, più che parlare di poker.
Dario è molto famoso sia in Italia che negli USA, instaurammo un bel rapporto, penso davvero di aver trovato un amico, parlare con lui che per me è sempre stato un giocatore esempio, confermò che il suo livello di pensiero è  davvero alto. Quello che mi fece davvero piacere fu capire che dietro al suo personaggio di giocatore c’è una persona vera.

Ha una grande umiltà, un ragazzo della sua età che cerca di crescere credendo nelle proprie idee è difficile da trovare. Lui si è creato da se, facendo alcune volte giocate che molte persone superficialmente giudicano errate ma che lo hanno portato ad essere il giocatore italiano più famoso all’estero, ed a vincere, stravincere e stupire; è il player che più emoziona le persone anche meno esperte perchè mette passione in quello che fa.

Dario all'High Roller NAPT

Dario all'High Roller NAPT

Credo che essere Dario Minieri sia davvero difficile, nella vita e al tavolo; tutti cercano di avvicinarlo, capire chi lo fa senza secondi fini solo per il personaggio che rappresenta non è facile, alcuni cercano di fargli giocate particolari o chiamate al limite, a volte assurde. Nonostante il suo periodo difficile per i risultati che non arrivano, so che riuscirà a stupire di nuovo tutti…perché lui è un campione vero!!

Delpho, Luca ed io dopo una bella mangiata in un ristorante italiano accompagnammo Dario al Venetian dove doveva partecipare al torneo High Roller NAPT. In quella sala erano presenti alcuni dei più grandi giocatori del mondo, mi sentivo come un bambino, li osservavo mentre erano seduti ad un passo da me : beh in quel momento realizzai quello che è il mio sogno più grande, stare in mezzo ai più grandi professionisti del poker mondiale…e batterli!!!

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Lo spettacolo della fontana del Bellagio

Lo spettacolo della fontana del Bellagio

Per molti un sogno, per altri una realtà, per me un obiettivo non di arrivo ma di partenza, dopo un paio d’anni passati a giocare per passione era il momento della svolta!
Tutto questo arrivò con il raggiungimento di un esperienza mai provata: LAS VEGAS!!
Sono partito dopo molte riflessioni dovute al fatto che mi rendevo conto di commettere alcuni errori, dovevo prima affrontare le mie paure, per soddisfare le mie aspirazioni e solo quando fui convinto di potercela fare con le mie forze, partii, verso la meta di molti, verso il sogno di tutti…

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5 meno meno

4 agosto 2010 by Gianluca Marcucci

Stamattina sono troppo pigro per cambiare la mia espressione e troppo stanco per averne una che somigli a qualcosa di diverso da una “melanzana grigliata”.
Cerco di fare bella figura con me stesso e mi sussurro soluzioni all’orecchio.
Mi chiedo e mi racconto.
Mi ascolto, mi osservo allo specchio e non commento.
Ho le orecchie piene di vento e la bocca clinicamente satura di sensazioni spiacevoli.
Sono pronto a sputare sentenze.
Scrivo.
Sembra che questo sia il solo modo che ho di esprimermi.
Ognuno ha il suo.
La campana della chiesa si esprime segnando le ore ed è come una goccia fastidiosa di un rubinetto che perde.
In una vita dove l’unica costante sembrano essere i cambiamenti, quel maledetto rintocco non muta.
Non cambia.
Lui esiste e resiste nel tempo.
Ieri sera Niki non c’era a darmi la buonanotte. Una collisione di stelle metterebbe meno disordine nella mia testa.
Rielaboro le sequenze temporali che regolano l’universo e mi avvantaggio sulla prossima rotazione del mondo.
Asciugo lacrime prima di piangere.
Mi muovo prima di essere pronto.
Parlo prima di pensare.
In un virtuale trasloco di pensieri sono qui a scegliere cosa portare con me e cosa lasciare ad ammuffire in soffitta.
Devo chiudere a chiave alcune porte e non riaprirle più.
Servono certezze blindate ed infissi a prova di ordigno.
Non conosco le composizioni chimiche, ma presumo ci voglia un potente esplosivo per demolire la qualità dei miei pensieri.
Potrebbe aiutarmi Gianfranco. Lui che lo fa quasi tutti i giorni mosso da ragioni a me sconosciute.
Aspetto.
Metto su il caffè e resto in religiosa attesa di sentire l’aroma magico.
Cerco di fare ordine nei miei pensieri come si mette ordine nello scaffale di una dispensa.
Mantengo la calma.
Se hai un problema difficile da risolvere a cosa serve arrabbiarsi?
Se hai un problema facile da risolvere a cosa serve arrabbiarsi?
Nel frattempo il caffe’ fuoriesce e si estende sul piano cottura.
La mia giornata sta per iniziare ed io mi muovo tra detonazioni di nervi a fior di pelle e fecondazioni artificiali di lucidità apparenti.
La vita mi ha insegnato la calma, ma non sono mai stato uno studente modello.
In calma avevo 5 meno meno.

Un passo... verso la storia...

27 luglio 2010 by amatruda

Non ricordo di preciso la data o il periodo in cui incontrai Filippo la prima volta… capitò in una delle varie tappe che ci sono in giro per l’italia. Ci ritrovammo a passare serate davanti ad una birra e subito nacque una grande complicità. Le serate passavano all’insegna delle risate, degli scherzi e del racconto del nostro vissuto. Di lì a poco le cose divennero sempre più confidenziali ed il nostro rapporto sempre più forte.

Nel periodo in cui vissi a milano quando avevo la sponsorizzazione di un privato, mi venne chiesto di formare un team. Doveva essere composto da quattro membri che potessero essere competenti a livello italiano e il nome del team sarebbe stato TeamBroken. La decisione di scegliere i membri della squadra fu la mia, c’era molto in ballo in termini economici, sia per me che per il mio datore di lavoro, cosi cercai di unire varie cose: la disciplina, la fantasia, la geografia cosi come il talento e le possibilità.

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Le leggi della fisica

27 luglio 2010 by Gianluca Marcucci


Essere o non essere… umano.
Essere o non essere… bambino.
Il faretto alogeno del mio bagno entra in fibrillazione riconquistando per un attimo la mia attenzione.
Sono pochi secondi in cui lo vedo perdersi e poi brillare di nuovo.
Almeno lui sembra avercela fatta.
Sorrido.
Forse anche le cose inanimate devono ogni giorno fare i conti con la quotidianità.
Forte come il tronco di un albero secolare oggi il dubbio sembra aver messo radici nella mia testa.
Ed io rimango immobile nei miei pensieri, indeciso se dondolarmi tra i rami, schiacciare un sonnellino approfittando dell’ombra oppure tentare di abbatterlo con la solita chirurgica voglia di andare avanti.
Senza troppa fretta, però.
Stamattina pensieri tremolanti si fanno strada mentre le mie mani raccolgono brividi nascosti tra le molecole di acqua fredda di un rubinetto.
Forse è giunto il momento di riparare la caldaia.
Se le meriterebbe un po’ di attenzioni.
Avremmo tutti diritto ad un po’ di attenzioni.
Anche il mio vecchio professore di fisica ne avrebbe meritate: “Gli atomi che costituiscono la molecola d’acqua sono tenuti assieme a costituire la molecola da legami covalenti polari, il che significa che ossigeno ed idrogeno mettono in compartecipazione il proprio elettrone, visto che tra i due non c’è sufficiente differenza di elettronegatività, gli elettroni rimangono condivisi”.
Come un cantante al suo primo concerto, di fronte ad un pubblico opportunamente disinteressato, si perdeva in quelle che io definivo “fantasie tangenziali”.
Decine di alunni impegnati a traspirare disinteresse creavamo il loro ecosistema tra comatosa stanchezza, silenziosa confusione e irriguardoso sbigottimento.
Ed io ero lì in mezzo a quella improbabile fauna a pensare come almeno in fisica le cose andassero in maniera più semplice.
Leggi ferree ed equilibri rispettosi.
Fossimo una molecola di acqua la nostra si chiamerebbe “tensione superficiale”.
Fossimo un atomo la nostra sarebbe “gravità emozionale”.
Tutto si regolerebbe automaticamente, senza paure, abitudini e fantomatici dubbi.
E invece eccoci qui. Semplici esseri umani impegnati a recitare la solita farsa quotidiana.
Tra improbabili attrazioni, intermezzi di aspirine latenti e sorrisi da indossare di qualche taglia più piccola del dovuto.
Noi.
Cronicamente insoddisfatti e separati da decine di umane incomprensioni. Fratture tanto profonde da non riuscire nemmeno a vederne il fondo.
Forse dovrebbe entrare sul palcoscenico uno speleologo con tanto di torcia in mano a rischiarare il cammino ed illuminare ogni singolo dubbio.

“Papà, hai fatto in bagno? Devo fare la pipì, mi scappa tantissimo…”

E’ arrivato lo speleologo.
Nel mio caso è alta circa un metro e non gli serve una torcia per darmi luce.
Gli basta chiamarmi papà.
L’amore oggi è speleologia.
L’amore oggi è fisica.
L’amore oggi è meccanica dei quanti e dei perché.
Grazie professore, ho capito il motivo per cui alcuni legami siano inscindibili, mentre altri esistano solo riflessi nella nostra mente.
L’amore per mia figlia é una legge della fisica, il resto sono solo chiacchiere e barzellette da raccontare agli amici.


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