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Il Governo vuole altri 1,5 miliardi dal vituperato gaming. Pronta tassa su agenzie betting, bar, tabacchi e sale giochi

Un'altra mazzata sul settore del gioco italiano che ha già pagato 10 miliardi di euro nel 2016. L'Esecutivopensa ad una tassa da 1,5 miliardi di euro ma ci sono troppi punti interrogativi: manca ancora l'accordo tra Stato ed Enti Locali per garantire operatività delle agenzie scommesse e sale giochi.

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13/02/2017 10:29

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Bruxelles chiama, Roma risponde. Il Governo sta studiando una nuova manovra per introdurre una tassa unica e speciale sulle sale da gioco, per evitare l’aumento delle accise su sigarette e benzine. E’ l’ipotesi più accreditata che i tecnici di Gentiloni e Padoan stanno vagliando per far tornare i conti nella manovra correttiva imposta dalla Commissione Europea.

L’Italia è fuori dai parametri di bilancio per 3,4 miliardi e la soluzione, secondo quanto emerge dai colloqui tra l’Esecutivo ed i partiti di maggioranza, è quello di tartassare ancora una volta il gaming, dopo il prelievo del 2016 da 10 miliardi di euro. Il settore è un bancomat affidabile per l’Erario, ma è bistrattato da tutti.

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A pagare saranno gli esercenti, le stesse persone però che si vedono quotidianamente negare i permessi e le licenze dagli enti locali per operare. C’è qualcosa che non torna.

Difficilmente lo ammetteranno dinanzi all’opinione pubblica, ma il gaming è una delle risorse strategiche per evitare nuove tasse dirette sulla testa degli italiani.

Governo: tasse da 1,5 miliardi per circa 100.000 esercizi

II piano del Governo prevede di introdurre una tassa sui 98.000 punti vendita: 69.000 bar e tabacchi e 29.600 sale di vario genere dedicate al gioco d’azzardo, comprese le agenzie scommesse. Il gettito previsto è di 1,5 miliardi di euro.

Il decreto che dovrebbe introdurre il prelievo speciale sulle sale dovrebbe essere varato nel mese di aprile. Ma Bruxelles vuole precise garanzie e il testo della manovra dovrebbe essere inviata nei prossimi giorni.

Senza accordo Stato-Enti Locali è possibile?

Da una parte però si chiede ai gestori di bar, tabacchi, agenzie di scommesse e sale giochi di pagare un’altra tassa, dall’altra invece gli enti locali negano il permesso agli stessi esercizi di poter operare. Alla fine, senza un accordo preciso tra Stato e Regioni (sarà rispettato?) è legittimo parlare di circa 100.000 esercizi tassabili quando rischiano la chiusura per questa sfrenata campagna politica e mediatica contro il gaming a 360 gradi?

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Renzi con la manovra del 2016 ha garantito un gettito di 10 miliardi dal gaming. Ora Gentiloni pensa ad un extra da 1,5 miliardi

Gara all’ultimo voto contro il gioco

E’ il solito film all’italiana: in campagna elettorale assistiamo alla gara selvaggia tra i partiti politici (in testa Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, ma nessuno si tira indietro) a chi la spara più grossa contro il gaming, non si parla mai di riforme sensate o di tagli di costi alla politica in modo serio, solo di lotta alla ludopatia (usando però gli strumenti sbagliati adatti solo a favorire l’offerta illegale).

Evitare procedura d’infrazione

Nel frattempo il debito pubblico diventa un gigante sempre più ingestibile e da Bruxelles, dove non credono più alle favole da molto tempo, ci tirano le orecchie perché non rispettiamo nulla di quanto concordato in precedenza. Ora che la Commissione Europea sta per passare dalle minacce ai fatti, il Governo guarda ancora una volta al gaming per trovare risorse preziose per evitare una procedura di infrazione che coprirebbe l’Italia di multe pesanti da onorare.

Mesi di slogan elettorali contro il gioco, per poi battere cassa, nonostante l‘aumento della tassazione già voluto con la Legge di Stabilità del 2016. Demagogia, populismo e caccia all’ultimo voto contro un settore che è sempre più prezioso per le casse dello Stato.

Disinformazione e fake news: perché parlano di spesa da 95 miliardi quando in realtà è di 18,5?

Come se lo stesso gambling non avesse già pagato nel 2016, ben 10 miliardi.  La disinformazione però cambia sempre le carte in tavola e dà una percezione negativa del gioco davanti all’opinione pubblica.

L’Espresso parla (erroneamente) di spesa per 95 miliardi, quando in realtà è di 18,5 miliardi dei quali 10 miliardi vanno all’Erario (come detto) e 76,5 miliardi in tasca ai giocatori. Lo sanno bene ma i titoli caratteri cubitali sono focalizzati sui 95 miliardi. Perché?

Il risultato è una campagna anti-gioco a 360 gradi, una gara per generare confusione e disinformazione (ma le fake news non giravano solo sui social?). L’obiettivo? Rovinare uno dei pochi settori “bancomat” per il Ministero dell’Economia e Finanze.

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Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle stanno facendo di tutto per resettare il settore del gambling: dove troveranno 11,5 miliardi all’anno, più altre ingenti risorse per finanziare il reddito di cittadinanza?

Gaming: risorsa strategica per far quadrare i conti di bilancio

Forse sarebbe più onesto da parte di tutti raccontare la verità: a causa della mala gestio della res pubblica, il gaming è diventato una risorsa fiscale fondamentale per mettere in “ordine” i conti dello Stato. Altro che ban della pubblicità e divieti o limitazioni imposte dagli enti locali. Bruxelles è stata chiara, fine dei discorsi e degli slogan populisti: i conti non tornano per 3,4 miliardi di euro, non noccioline, nonostante i 10 miliardi extra provenienti dal gambling. Senza quei soldi, cosa sarebbe successo?

Stiamo parlando di un assegno complessivo da 11,9 miliardi che qualcuno vorrebbe stracciare, ma – con senso di  responsabilità – il Ministero dell’Economia e Finanze cerca di difendere.

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