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Macao, CIA, ricatti, mafia: la guerra tra Pechino e Adelson è una spy story!

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24/07/2015 08:43

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Quando le WSOP sono terminate, il caldo asfissia e l’action ai tavoli latita, cosa c’è di meglio di una bella spy story per riprendere vigore?

Protagonisti della vicenda sono il magnate Sheldon Adelson (proprietario della catena Las Vegas Sands che ha forti interessi anche nel sud est asiatico), il casinò di Macao, un ex dipendente di Adelson, il governo cinese e la CIA!

Sheldon Adelson

Sheldon Adelson

Tutto nasce dal contenzioso scoppiato tra la Las Vegas Sands e Steve Jacobs, ex capo di Sands China poi silurato. Ne è seguito il ricorso di quest’ultimo contro il licenziamento senza giusta causa, e durante il dibattimento è venuto fuori un rapporto, in principio riservato, che è destinato a creare diversi imbarazzi.

Il rapporto, stilato nel 2010 da un investigatore privato su commissione di Sands China, svelerebbe la complicità tra il casinò di Macao e alcuni agenti della CIA, che avrebbero a più riprese utilizzato Macao come base per le proprie operazioni, allo scopo di acquisire informazioni private su alcuni personaggi chiave legati al governo cinese.

In sostanza, ecco cosa sarebbe successo. Alcuni agenti della CIA di stanza a Macao avrebbero utilizzato i rapporti privilegiati con Las Vegas Sands, proprietaria del Casinò di Macao, per ottenere l’accesso a informazioni riservate circa le abitudini di gioco di alcuni dipendenti del governo cinese. Quindi, individuati i soggetti con maggiori problemi di gambling, gli agenti li avrebbero ricattati, costringendoli a collaborare nell’interesse del governo USA per non vedere resi pubblici i propri vizi privati.

Per i dipendenti del governo cinese è severamente vietato portare più di 50mila dollari per volta, a Macao, con propositi di gambling. Ma nel rapporto incriminato si stima che i dipendenti del governo cinese perdano ogni anno circa 2 miliardi di dollari all’interno dei casinò di Macao. Si può dunque immaginare quanti di costoro abbiano fatto ricorso ai cosiddetti junkets, per avere il denaro da potere giocare ai tavoli.

E per aggiungere ancora benzina sul fuoco, nella causa contro i suoi ex datori di lavoro Jacobs accusa apertamente Adelson di continuare a intrattenere rapporti commerciali con questi junkets, nonostante i conclamati legami che tali operatori hanno con la criminalità organizzata cinese.

Si può allora avere un’idea delle proporzioni di questo fenomeno e di quante persone potenzialmente ricattabili possano essere finite sotto il giogo degli agenti CIA. Alla luce di tutto ciò, appaiono più chiare le ragioni della stretta operata da Pechino all’inizio dell’anno contro corruzione, prostituzione e riciclaggio di denaro. Un giro di vite che ha causato fuga di molti giocatori, non proprio entusiasti alla prospettiva di sapersi schedati dal governo cinese, e la conseguente perdita di revenues per circa il 40%.

Se è vero che la guerra tra Pechino e Sheldon Adelson è ancora in pieno svolgimento, almeno adesso ne conosciamo meglio alcuni dettagli.

 

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