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Eric Baldwin: bluff catching al World Poker Tour

Scritto da Emiliano 'Nimitz' Cocco del .

Per mettere a segno un bluff efficace è necessario che il betting pattern adottato riesca a convincere l’avversario che davvero avete la mano che state rappresentando.

Di riflesso, la chiave per smascherare un bluff è trovare una falla nella storia che vuole raccontarci l’altro, esattamente come ci dimostra il professionista americano Eric Baldwin in questa mano giocata al WPT Doyle Brunson Five Diamond World Poker Classic – torneo da 10.000 dollari di buy-in tenutosi nel 2010 al Bellagio di Las Vegas.

Con bui 50/100, il player dal seat n° 5 open-raisa di 250 e Baldwin 3-betta a 700 con fa qk. “Quando si parte super deep stack, come in questo caso dove avevamo a disposizione 40.000 chips di dotazione iniziale, AK non è la miglior mano del mondo” spiega Baldwin che in carriera ha già vinto un braccialetto WSOP.

“La maggior parte delle volte, nel caso si riesca ad hittare il board, ci si ritrova in mano con una coppia, e se nel piatto ci sono già un sacco di chips è probabile che tale punteggio non risulti sufficientemente buono. Volevo pertanto scremare il field con il mio controrilancio, così da isolare l’original raiser mantenendo la posizione su di lui.”

Il giocatore da small blind effettua un rapido call: “L’aveva fatto così velocemente che praticamente ero certo che avesse una mano” continua Eric che fa parte del Team Pro di Ultimate Bet. “Visto che non aveva 4-bettato, probabilmente aveva una forte drawing hand tipo AK, AQ oppure una coppia media fino a QQ.”

Anche il giocatore dal seat n° 5 annuncia il call ed il flop porta f9 c3 p3. “Dopo il suo fare disinteressato e successivo check, ritenevo che il primo ragazzo avesse anch’egli A-high. L’altro player ha checkato dietro ed io ho deciso di seguirli per pot control.”  Sul turn arriva un f6 e l’oppo da piccolo buio checka di nuovo.

L’avversario dal seat n° 5 esita un po’ ma decide di checkare a sua volta e Baldwin si adegua ancora: “Quell’azione mi era sembrata un po’ da fish, ed avendo ormai intuito che non aveva nulla, ho preferito non puntare per dargli la possibilità di bluffare.”

Il river è infine un p7 e, dopo il check dello small blind, il seat n° 5 esce puntando di 1.525: “Al suo posto avrei bettato al turn in caso avessi beccato un draw. Avrei fatto lo stesso anche con una coppia per prendermi subito il piatto poichè c’erano molti river che potevano killarmi la mano. Pensavo quindi che era stato un po’ da fish non puntare al turn ed invece farlo al river.”

Baldwin decide allora di callare mentre l’altro giocatore da small blind butta via le carte. L’avversario ancora dentro mostra qj q8 per il bluff ed Eric si aggiudica il piatto. “Se bettava al turn avrei probabilmente foldato” conclude Baldwin, “ma la sua linea non aveva alcun senso ed in casi del genere si può callare anche con A-high.”