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Dario Alioto: “Pokerstars punterà tutto sugli MTT, il cash è diventato un Gratta&Perdi”

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07/11/2015 14:00

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Per tanti anni è stato uno dei volti più noti del poker online grazie al ruolo di capitano nel team pro di una importante piattaforma italiana. Oggi Dario Alioto non è più coinvolto come una volta nel poker professionistico ma rimane comunque un attento osservatore delle evoluzioni di questo mondo. Per questo motivo ha seguito con grande interesse l’avvento di Amaya Inc. e ha accolto molto favorevolmente la “rivoluzione” di Pokerstars, utilizzando anche parole dure sulla sua pagina Facebook nei confronti dello stato attuale del poker online, parole che ovviamente hanno suscitato diverse polemiche. Lo abbiamo contattato per sapere la sua opinione approfondita su un argomento che sta facendo molto discutere.

Ciao Dario, nel tuo post parli di “ritorno alle origini” per quanto riguarda la rivoluzione di Pokerstars. Questo presuppone che ci sia stata un’evoluzione del poker online talmente smisurata da snaturarlo?

Ai tempi del boom, il poker era promosso come un gioco di abilità dove tutti avevano una chance di vincere. Successivamente buona parte della comunicazione è stata improntata a promuovere l’approccio professionistico al gioco. È passato il messaggio che un amatore è destinato inevitabilmente ad essere un perdente senza un approccio che ricalchi almeno in parte quello professionistico.

Per lo stesso motivo sono accorsi speculatori da tutti i settori, persone con capacità analitiche superiori alla media, che hanno trovato nel poker una possibilità di guadagno ben superiore alle attività che li impegnavano in precedenza. Estremizzando, è stato un po’ come se i “Gratta e Vinci” venissero promossi come dei “Gratta e Perdi!“. Potrebbe mai funzionare?

Dario Alioto

Dario Alioto, qua alle WSOP

Per qualche oscuro motivo si è promosso primariamente il gioco professionistico, piuttosto che quello amatoriale, anche quando era ormai evidente che si fosse superata quella soglia oltre la quale la presenza massiccia dei grinder portava un aumento di fatturato che non compensava minimamente la perdita di liquidità, che dalle tasche degli amatori finiva direttamente in quelle dei professionisti, lasciando scarsi margini alla poker room.

Come può sentirsi un amatore che osserva un tavolo, vi si siede, viene istantaneamente seguito da 5 bumhunter, i quali si alzano immediatamente dopo che questi ha perso la sua posta. Quante possibilità ci sono che quell’amatore voglia ripetere questa esperienza? Conosco tanti giocatori facoltosi, che hanno giocato a poker per vent’anni e che hanno continuato fino a qualche anno fa. Sono sempre stati giocatori “di braccio”, che in qualche maniera riuscivano a divertirsi spendendo meno di quanto avrebbero fatto giocando ai giochi da casinò. Giocatori che cercavano anche la convivialità al tavolo: ricordo di partite dove avrei giocato anche playmoney soltanto per le risate che si facevano!

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Adesso questi signori sanno che ad ogni tavolo troveranno almeno due o tre “top grinder” incappucciati, con le cuffie, pronti ad insultarli a voce più o meno alta come se fossero delle persone dalla dignità superiore, come se il signore in questione meritasse di finire in miseria insieme alla sua famiglia, solo perché gli piace comprarsi le carte e magari becca la serata fortunata.

Il problema è ben più vasto di ciò che concerne Pokerstars, ma di certo una inversione di rotta nella “mission” del poker online è fondamentale perché si inverta la attuale tendenza.

Secondo te che direzione vuole prendere Pokerstars con questa nuova politica?

Credo che Pokerstars voglia promuovere il più possibile gli MTT penalizzando di conseguenza il cash game. Negli MTT molti dei fenomeni che pregiudicano l’esperienza dell’amatore non esistono. Comportano una componente intrinseca di divertimento che il cash game non avrà mai: nei tornei ti diverti non solo quando giochi le mani, ma anche quando le giocano gli altri. Quando sei in bolla o cominciano ad esserci dei gradini di premi importanti buona parte del divertimento è portata dalle gufate agli short stack!

Inoltre la vincita di un torneo è sempre un qualcosa di speciale che rimane. Ricordo ancora la soddisfazione e le emozioni che ho provato nel giocare e vincere tornei da pochi euro dieci anni fa, ma non ricordo quasi nessuno dei piatti ben più ricchi che giocai a quei tempi nel cash game.

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Credo anche ci siano buone chance che Pokerstars sponsorizzi la Global Poker League. Promuovere il poker come uno sport può permettergli di farsi conoscere in molti mercati dove non è possibile promuovere il poker come gioco a soldi. È una opportunità che non dovrebbero farsi scappare, così come non si fecero scappare la partnership con l’EPT undici anni fa.

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Non sarà facile promuovere il poker come uno sport, ma se ci riusciranno potrebbe essere una svolta epocale. Pokerstars può permettersi di sposare il progetto e fallire, ma di certo non può permettersi di stare a guardare! La nuova politica di Pokerstars è assolutamente coerente con questa possibile intenzione riguardo la promozione della GPL.

Sappiamo che sei contrario all’utilizzo degli HUD e secondo Negreanu presto arriverà anche l’ufficialità di questo ban. Pensi che sia un aspetto prioritario per Amaya? Se sì, per quale motivo?

Il gioco del poker va protetto, anche dalla tecnologia. Funziona così in tutti i giochi e sport. In F1 sarebbe tecnicamente possibile far correre delle macchine senza pilota, magari sarebbe anche divertente da seguire, ma dovrebbe chiamarsi in un altro modo, magari Formula Bot! Io sono contrario, nei giochi e nello sport, a tutto ciò che pregiudica lo spettacolo, il divertimento e l’esperienza di gioco. Nel corso degli anni ho notato che la passione per un gioco o uno sport è spesso direttamente proporzionale all’avversione verso tutto ciò che può influenzare questi tre aspetti.

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Questo è quello che fanno i software: danno ai giocatori delle info che altrimenti dovrebbero accumulare e memorizzare con estrema fatica e inevitabile imprecisione. Gli danno la possibilità di studiare uno spot ripetutamente, per poi giocarlo meccanicamente, come se fosse una azione ripetitiva in una catena di montaggio.

Ho provato un po’ di tutto, a giocare coi software, a multitablare spinto, ad approfondire le post session reviews, ma niente rende la mia esperienza ludica più divertente di quel mono-tavolo la domenica notte a fine sessione, dove sei in qualche maniera costretto a seguire l’azione come se fosse live e dove riesci a giocare chirurgicamente pwnando tutto il tavolo e anche i tavoli vicini!

Il poker con l’ausilio della tecnologia perde di fascino, diventa un lavoro a tutti gli effetti e non è un caso se in moltissimi hanno perso gli stimoli e hanno smesso di giocare. La magia va svanendo gradualmente man mano che si aggiungono ausili, fino a diventare solo un lavoro, che poi ci si stufa di fare.

Spero che sia un aspetto prioritario per Amaya e che riescano a rendere la vita impossibile a chi non si vorrà allineare.

Fine prima parte. La seconda verrà pubblicata domani.