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Poker pro contro intelligenza artificiale, la rivincita: Libratus parte col piede giusto

Un anno e mezzo fa, Claudico fu sbriciolato da Doug Polk e colleghi: in questi giorni si sta svolgendo la rivincita tra un gruppo di poker player e l’intelligenza artificiale. Dopo le prime circa 3.000 mani (su un totale di 120.000), la macchina chiamata Libratus è in netto vantaggio.

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13/01/2017 12:30

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E adesso tocca a Libratus.

 Vi ricordate di Claudico, il poker bot che prometteva di battere l’intelligenza umana? Un anno e mezzo fa subì una sonora mazzata nei confronti di un team di quattro giocatori, capitanati nientemeno che da Doug Polk.

La sfida si sta ripetendo in questi giorni: dall’11 al 30 gennaio, quattro poker pro sfideranno nuovamente l’intelligenza artificiale, chiamata Libratus, per dimostrare nuovamente che l’uomo è ancora superiore alla macchina. E anche per un premio di $200.000 – che male non fanno.

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I termini della sfida

Al Rivers Casino di Pittsburgh, Jason Les, Dong Kim, Daniel McAulay e Jimmy Chou hanno cominciato la loro sfida contro Libratus, l’intelligenza artificiale creata dal team del professor Tuomas Sandholm della Carnegie Mellon University.

Il duello, denominato “The Brains vs Artificial Intelligens: Upping the Ante” prevede che i quattro esseri umani giochino 120.000 mani di no limit texas hold’em heads-up nell’arco di 20 giorni: una maratona che parte alle 11 del mattino e si ferma solo alle 19, ogni santo giorno.

Libratus, partenza a razzo

L’evento è iniziato mercoledì, con il team dei giocatori di poker in carne ed ossa favoriti 4 o 5 a 1 nei confronti di Libratus. Che però, dal canto suo, ha cominciato con il piede più che giusto, chiudendo la prima sessione in netto saldo attivo.

Il campione è ancora piuttosto ridotto, visto che sono state giocate 2.840 mani sulle 120.000 previste, ma Libratus ha dimostrato di saperci fare: vero, ha perso $4.938 (in chip naturalmente) contro McAuley e $2.290 contro Chou, ma ne ha vinte $21.411 contro Les e soprattutto $60.305 contro Kim.

Libratus meglio di Claudico?

Si ripete dunque la questione, molto dibattuta a livello accademico ma non solo: può una macchina prevalere in un gioco in cui l’istinto e il bluff sono componenti fondamentali, oltre alla capacità di calcolo?

“Ci aspettavamo che fosse migliore (di Claudicus, ndr) e sta giocando effettivamente meglio”, ha dichiarato Les riferendosi a Libratus. “Sta giocando in maniera più ragionevole, ma il campione è ancora ridotto. È un po’ troppo presto per dirlo”, ha chiuso il poker pro, in merito alla possibilità che Libratus esca vincitore al termine delle 120.000 mani.

Better, stronger… slower?

Eppure il team dei pro player ha notato due differenze importanti nei confronti di Claudicus. La prima è che Libratus è stato in grado di variare con efficacia i betting pattern, rendendo più difficile agli avversari la lettura della sua mano.

Inoltre, Libratus ha giocato in maniera più cauta rispetto al suo predecessore, arrivando persino a “frustrare” i suoi avversari. In alcuni casi, infatti, ci ha messo anche più di 10 secondi per prendere decisioni che un giocatore in carne ed ossa prenderebbe in men che non si dica.

“Sta riflettendo”, è stata la spiegazione del dottor Sandholm sul perché Libratus invece di andare più veloce – come ci si aspetterebbe – sta invece rallentando: “Sta pensando in maniera più rapida, ma sta pensando molto di più”.

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