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Libri

The Poker Tournament Formula II – di Arnold Snyder

Scritto da
04/12/2009 04:58

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Arnold Snyder sembra avere un approccio ai tornei di poker decisamente differente rispetto a quello illustrato da molti altri autori. Mentre, nel primo volume della serie, lo stesso si focalizzava su una innovativa strategia volta ad offrire le migliore chances per battere i tornei a struttura veloce, in questa seconda parte invece ci parla dei tornei deep stack, cioè quelli più lenti come il Main Event delle World Series of Poker.

Se il primo titolo basava tutto sull’idea del “fattore pazienza” – un valore numerico assegnato ad un torneo in base al tempo di sopravvivenza di un giocatore prima che fosse eliminato dai bui troppo alti – questa volta invece l’attenzione è per quello che Snyder chiama la “chip utility”, ossia il valore che assume ogni chip in base a quali giocate ci permette o meno di fare. L’autore spiega infatti che, contrariamente a quanto si pensa di solito, man mano che ammassiamo chips in un torneo le ultime aggiunte allo stack hanno maggiore valore per via della loro utilità crescente.

Per Snyder, dunque, la chip utility è il concetto chiave di un torneo, e pertanto vanno fatti tutti gli sforzi possibili per mantenere uno stack che ci permetta di fare quello che lui chiama “full utility”, ossia la piena libertà di mettere in campo – in qualsiasi momento del torneo – un completo range di azioni pre e post flop, con la doppia finalità di continuare a mettere pressione sugli altri giocatori e di aumentare lo stack per cercare non solo di arrivare “in the money” ma anche di competere per la vittoria finale.

Secondo Snyder, la full utility significa avere un numero di chips pari ad almeno 100 big blinds. E già da qui si possono notare le differenze con il concetto di “M” introdotto da Harrington nei suoi popolari libri. Infatti per Dan la “zona verde” equivale ad avere un M di 20, cioè la possibilità di giocare per 20 giri di bui e ante prima di azzerare lo stack.
Quindi, ad esempio, se i blind sono 200-400 con ante di 50, per Harrington un giocatore si trova nella “green zone” con uno stack di 22.000, mentre per Snyder la dotazione di chips diventa pienamente funzionale solo se è pari a 40.000.

Altre fondamentali differenze si possono riscontrare anche nei diversi stili suggeriti dai due autori: Arnold è più per un approccio small-ball, con piena libertà quindi di giocare i suited connectors, le coppie piccole, i one-gappers e così via, e con un largo uso di continuation-bet, probe bet, bluff e tutte le altre mosse post-flop che però non mettano a repentaglio grosse porzioni dello stack. Oltre a tutti i consigli per meglio gestire tale tipo di gioco, Snyder si occupa naturalmente anche del long-ball, fondamentale in alcune situazioni spesso ricorrenti nei tornei deep-stack.

Così come fatto nel primo libro, anche in The Poker Formula 2 viene ampiamente rimarcato il concetto che per vincere un grosso torneo non è possibile aspettare che ci vengano distribuite le mani più forti, ma occorre invece iniziare ad agire già nei primi livelli di gioco, cercando di sfruttare appieno una delle migliori armi che abbiamo a disposizione: l’aggressività.

L’autore a tal proposito ci fornisce moltissimi esempi pratici per un suo corretto utilizzo. Nella sezione intitolata “Five Easy Fleeces”, Snyder spiega accuratamente i cinque tipi di bluff che tutti i giocatori devono utilizzare per mettere fuori strada gli avversari al tavolo. Tali bluff vengono analizzati da diverse posizioni e in diversi punti della mano, ed inoltre vengono puntualizzati i modi di agire che rendono più efficace una simile giocata e quelli che invece potrebbero insospettire gli altri. La sezione finale del libro è infine incentrata sul come giocare le cinque fasi caratteristiche di ogni torneo, ossia:

1. La costruzione dello stack
2. Il campo minato (quando i giocatori provano il colpo da short-stack)
3. La zona bolla
4. A premi
5. Il final table

In conclusione, il lavoro di Snyder è sicuramente ben strutturato ed argomentato. Grazie alla spiegazione di un approccio di gioco decisamente diverso rispetto a quello riscontrabile nei testi di Harrington, il lettore potrà imparare a gestire un torneo in maniera alternativa a quella classica, ed avrà la possibilità di riuscire a ritagliarsi il proprio spazio tra i protagonisti anche quando le carte migliori stenteranno a manifestarsi.

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