Poker News

Dario Minieri si racconta

News del: 15/07/2008

Reduce dalla prestigiosa conquista del braccialetto WSOP 2008 nell'evento numero 31, specialità No Limit Short Handed (tavoli da sei giocatori) dal buy-in di 2,500 $ Dario Minieri si racconta alla redazione di Assopoker.

Dario hai vinto il tuo primo braccialetto, che emozione si prova?

Decisamente una bellissima emozione, però devo dire una cosa che vi stupirà. Ho provato un'emozione più forte all'EPT di Sanremo, c'era un calore incredibile intorno a me, è stato come vincere un mondiale di calcio, sentivo un tifo troppo grande. Avevo la sensazione che tutti volessero la mia vittoria.

Ricordo che molti amici, anche stranieri, mi dicevano che pur giocando in altre sale, riuscivano a sentire quando vincevo un piatto per il boato del pubblico e questo mi ha fatto provare emozioni fortissime, le stesse che provo quando guardo le immagini delle finali dei più grandi campioni del mondo. In particolare ogni volta che rivedo le immagini di Joe Hachem mi viene la pelle d'oca, oppure quando rivedo i video delle finali in cui l'Italia ha vinto i mondiali. Io associo molto il poker al calcio.

Mano migliore e mani fortunate

 

Ci sono stati momenti in cui hai avuto paura?

Sicuramente. Quando eravamo rimasti in 3 ed io ero chip leader, ci sono stati diversi all-in e nessuno è andato a buon fine. Ho rilanciato con A-K, per venire poi reraisato dal giocatore con il quale, in seguito, mi sarei ritrovato in Heads Up. L'ho messo All-in appunto con A-K e lui mi ha chiamato all'istante con J-J, al flop turn e river, sono uscite carte ininfluenti, che hanno tenuto Fisher in vita e alla fine ho perso questo coinflip.

Circa due ore e mezza dopo, mi sono ritrovato Q-10 da SB. Il bottone ha limpato, io ho deciso a mia volta di limpare e al flop sono usciti 3-7-10. Ho checkato, il BB ha checkato, il bottone ha puntato, il flop aveva due carte a colore, io ho raisato e il bottone mi va all-in. Allo showdown lui aveva J-10 e io ero in vantaggio per circa l'80%. Ma al river esce un J e io sono sceso in seconda posizione. Lì mi sono molto demoralizzato e ho iniziato a temere di ripetere il terzo posto, come era stato a Baden e a Sanremo.

Dopo questa mano ce n'è stata un'altra ancora, sempre con lo stesso a limpare dal bottone. Il BB ha checkato. Al flop sono usciti A-10-2, con 10 e 2 a quadri. Siamo finiti all-in come prima, sempre con un'azione di tre puntate, lui ha girato 5-3 a quadri ed era circa al 30%, mentre io ero al 70%. Il turn ed il river gli hanno portato 2 e 4 (non di quadri), per dargli il piatto e farmi scivolare in terza posizione. Questo è stato il momento in cui ho avuto più paura nel torneo.

Come reagisci ad una bad bet?

Cerco di non pensarci, anzi, penso che se io riesco a mantenere il sangue freddo e la testa sulla partita, so che posso riuscire a trarne vantaggio cercando di capire come reagiranno i miei avversari ai colpi che ho subito. Per essere un pro bisogna riuscire a trarre vantaggio in qualunque momento della partita, sia quando si perdono piatti importanti sia quando si vincono. Così riesco anche a controllarmi meglio e cerco di capitalizzare questo tipo di situazioni: ad esempio aggredire quei giocatori che tendono ad aspettarci quando abbiamo perso un grosso piatto, questo per paura di finire aggrediti. Contro un altro tipo di giocatori invece tendo a chiudermi un pò di più perché so che loro tenteranno di saltarmi alla gola per farsi forti del piatto che hanno appena vinto. In poche parole cerco di capire la migliore contromisura per ogni giocatore che ho davanti.

Ora che sei molto famoso hai per caso notato se i tuoi avversari giocano diversamente contro di te proprio perché conoscono il tuo stile?

Sia all'EPT sia qui alle WSOP ho notato che molti giocatori mi danno credito ZERO. Cerco di trarre vantaggio anche da questo, diventando magari un pò più conservativo. Mi ritrovo in quello che dice di sè Mike Matusow: "un giocatore con le marce". Cioè io posso giocare in settima marcia, così come rallentare se lo ritengo più opportuno. Questa è la cosa che cerco di fare più spesso, perché, in definitiva, è quella che mi può rendere molto più imprevedibile.

Obiettivi per il prossimo futuro?

Voglio vincere un EPT. Certo anche le WSOP o il WPT, fondamentalmente voglio vincere ogni tipo di torneo (risata n.d.r.). Ma la mia prima scelta sarebbe certamente un EPT, perché è organizzato dalla pokerroom più prestigiosa, lo dico sinceramente, non perché sono sponsorizzato. Tra gli EPT quale tappa sceglierei? Che domande… Ovviamente Sanremo, ancor più di Montecarlo. Vorrei farlo anche per un altro motivo: l'ultimo torneo l'ho dedicato alla figlia di un mio amico appena nata, quindi ad una vita che arriva. Il prossimo successo vorrei dedicarlo ad una vita che se ne è andata, quella di un mio amico che non c'è più, a cui ho voluto un bene dell'anima e ce la metterò tutta anche per lui.

Tra tutti i giocatori famosi al mondo ce n’è uno che ti piace particolarmente?

Sicuramente, questo giocatore è Scotty Nguyen, per diverse ragioni. E’ un grandissimo giocatore sia di tecnica che come comportamento al tavolo. Da un punto di vista umano mi ha colpito molto la storia dietro alla sua vittoria del main event delle WSOP 1998. Con quei soldi ha potuto cambiare la vita a tutta la sua famiglia (rimasta in Vietnam n.d.r.). Dopo aver vinto telefonò alla madre per dargli la bella notizia ma, purtroppo, la madre gliene diede una bruttissima: suo fratello era appena morto in un incidente stradale. Lo scorso anno, quando era al tavolo finale del main event delle WSOP ha raccontato la sua storia, commuovendosi davanti a tutti gli spettatori di ESPN e questo mi ha colpito molto. Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente ed è esattamente come appare, una persona onesta, genuina, semplice. Ormai abbiamo stretto una bella amicizia, mi ha promesso che verrà a Roma ed io gli ho garantito che gli farò da Cicerone in giro per la città.

Dario tutti dicono che sei un giocatore aggressivo, lo sei realmente?

Poco tempo fa ho letto un’intervista di Phil Ivey il quale affermava che la tecnica di gioco aggressivo è la migliore nonché la più vincente che ci sia. Questo ha confermato quello che pensavo rafforzando la mia convinzione in tale stile di gioco. Si, posso dire di essere un giocatore aggressivo anche perché, ritengo, che l’aggressività sia sinonimo di imprevedibilità.

Ma questa tua aggressività da dove nasce?

Nasce dal poker all’italiana (quello a cinque carte) dove ho avuto grandi mentori come Stefano Fiore, giocatore molto imprevedibile ed aggressivo. Un altro grande maestro per me è stato Daniele, che ora non c’è più, il quale mi ha insegnato la cosa più importante in questo gioco: sedermi al tavolo e calarmi nei panni dei miei avversari, cercare di ragionare come farebbero loro, di entrare nella loro testa per capirne la mentalità. Tutte queste esperienze mi hanno aiutato tantissimo a perfezionare il mio attuale stile di gioco.

Il tuo gioco aggressivo ha subito delle metamorfosi negli ultimi tempi?

Indubbiamente. Per far sì che gli avversari non capiscano come giochi devi inevitabilmente operare dei cambiamenti modificando, a seconda della situazione, il tuo stile di gioco. La chiave è essere sempre un camaleonte.

Quando partecipi ad un evento importante come le WSOP ti siedi con una strategia predefinita?

Al massimo per le prime dieci mani :) Io mi siedo al tavolo e vedo come si comportano i miei avversari, cerco di capire la loro psicologia, cosa pensano di me, inizio ad applicare tutti i livelli che Sklansky menziona nei suoi libri e, in base a questo, elaboro la mia strategia che, beninteso, potrei tranquillamente cambiare nel corso della partita.

Un tuo slogan sul poker?

C'è uno detto pokeristico che recita: “If u think u can call it means u can raise”. Tradotto: “se pensi che puoi chiamare allora puoi anche rilanciare”. Io ho elaborato ed estremizzato questo concetto. In alcune circostanze penso che se posso fare raise, posso anche fare re-raise e se posso fare re-raise posso andare anche all-in.

Bene Dario grazie per l'intervista, vuoi fare un saluto a tutti gli utenti di Assopoker?

Certamente. Voglio ringraziare tutti gli amici di Assopoker che mi hanno sempre sostenuto, anche nel sogno mancato di Sanremo. Questa vittoria non è solo mia, ma anche di tutti quelli che mi vogliono bene e quindi anche dei miei amici di Assopoker, che devo ringraziare per avermi fatto venire la pelle d'oca mille volte, in tutte le occasioni importanti. Se questo sport per me è simile al calcio, è per il calore di chi mi vuole bene e questo è merito solo vostro, non ho vinto! ABBIAMO VINTO! Grazie davvero, siete splendidi. Questa vittoria, vorrei ribadire, l'ho dedicata a quell'angelo di Sofia ma la vittoria non è solo mia, ma nostra!!

 

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