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Chau Giang: dalla fuga dal Vietnam ai tavoli high stakes

Scritto da Piero 'Pierelfo' Pelosi del .

Una storia comune a quella di molti suoi connazionali campioni di Texas Hold'em, quella di Chau Giang, oggi stimato red pro di Full Tilt. Ma non per questo meno incredibile. Dalle pagine di "Deal Me In" (l'ultimo libro di Phil Hellmuth, ndr), Giang racconta la sua personale odissea che lo ha portato a rifiugiarsi negli Stati Uniti a causa della guerra nel suo paese, e di come abbia poi trovato nei tavoli da poker la risposta alle sue domande.

'In quel giorno del 1977, quando stavo per imbarcarmi per l'America, gettai uno sguardo verso il Vietnam, convinto che quella sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto. Mi ci era voluto molto tempo per risparmiare i soldi per quel viaggio, ma adesso ero pronto a partire, protetto dall'oscurità". A quel tempo, infatti, non era permesso lasciare il Vietnam senza essere autorizzati, e certo le autorizzazioni per chi desiderasse andare proprio negli Stati Uniti non erano facili da ottenere. "Un amico mi aveva parlato delle libertà garantite ai cittadini di quel Paese - prosegue Giang - e io ero determinato a far sì che quei privilegi diventassero anche i miei. Credevo che lavorando duro avrei potuto vivere il sogno americano sulla mia pelle".

Ma purtroppo, il sogno per Giang era ancora destinato a farsi attendere.
Venne infatti sorpreso proprio poco prima della partenza dalle autorità nord-vietnamite, e imprigionato per cinque mesi, per aver cercato di abbandonare illegalmente il paese. Tutto il suo denaro era andato perso, e quindi anche una volta uscito avrebbe dovuto ricominciare da zero.

Ma volere è potere, e la forza di volontà di certo non è mai mancata a Chau: 'Una volta libero ricominciai a lavorare duramente per risparmiare abbastanza da riprovarci ancora. Stavolta riuscii a lasciare il Vietnam, ma non senza difficoltà. La nave infatti non andava direttamente negli USA, la prima tappa era in Thailandia, dove non conoscevo nessuno. Come se non bastasse, fummo assaliti dai pirati, che ci derubarono di tutto il nostro denaro e delle nostre provviste, fu un viaggio davvero miserabile'.

Una volta in Thailandia, Giang passò così quattro mesi in un campo di rifugiati, riuscendo infine a trovare attraverso le autorità il modo per raggiungere la tanto agognata meta, gli Stati Uniti. Giunto fin là, dopo tutti i suoi sforzi, riuscì a farsi strada spostandosi dalla Florida in Colorado, dove imparò le basi del gioco del poker rendendosi ben presto conto di avere come molti dei suoi connazionali una predisposizione che lo poneva ad un livello superiore a quello di tanti altri.

Nel suo primo anno di gioco riuscì a guadagnare 100,000$ partendo praticamente da niente, vincendo poi il primo dei suoi tre braccialetti WSOP nel 1993 e rendendosi così protagonista di una storia meravigliosa, che lo porta ad essere oggi un giocatore rispettato e temuto. Un giocatore che certo come altri, forse più di altri, può essere un esempio di come la forza di volontà, la determinazione e la costanza siano fondamentali oltre alle capacità per raggiungere i traguardi prefissati, nel poker come nella vita. Che poi, per Giang, sono la stessa cosa.