Il poker ed i suoi soprannomi
Sarà che quello del poker live è un mondo piccolo, dove tutti conoscono tutti, o sarà perché si tratta innanzitutto di un gioco e come tale necessita di un po' di spettacolo, sta di fatto che nel corso del tempo quasi tutti i grandi giocatori si sono visti affibbiare un nomignolo (o "nickname") e in qualche caso ci si è perfino dimenticati del perché di tanti buffi soprannomi.
Ci ricordiamo perfettamente del brontolone Phil Hellmuth che per questo motivo è stato ribattezzato The Poker Brat (andandone peraltro piuttosto fiero) e ci si ricorda anche di Mike 'The mouth' Matusow, così detto per via del suo insopportabile trash talking.
Non occorrono certo spiegazioni per Chris 'Jesus' Ferguson o per Greg 'Fossilman' Raymer, quest'ultimo arcinoto per i suoi card protector. Tuttavia, altri nomignoli celano storie e aneddoti che meritano di essere rinfrescati.

Cominciamo con i due soprannomi più vetusti: quello affibbiato al grande Thomas Preston meglio noto come 'Amarillo Slim' e l'altrettanto famigerato 'Texas Dolly' che piace anche al suo possessore, Doyle Brunson. Entrambi questi appellativi si devono all'origine geografica (Amarillo è una città texana), mentre "Slim" ricorda la corporatura mingherlina di Preston; nel caso di Brunson, invece, "Dolly" altro non è che una storpiatura del nome Doyle.
Poi c'è Antonio Esfandiari, 'The Magician', il quale prima di darsi al poker si guadagnava da vivere come prestigiatore. Ci accorgiamo quindi che spesso i soprannomi derivano dal lavoro precedente, ma talvolta si fondano sull'ironia, come nel caso di Howard Lederer, detto 'Il professore' essendo l'unico della sua famiglia a non aver intrapreso la carriera universitaria.
Altri nomignoli discendono poi dall'atteggiamento al tavolo. E' il caso di Dario 'Caterpillar' Minieri, detto così per la sua propensione verso il gioco 'maniac'; idem per Dave Ulliott 'The devilfish', che vede assimilato il suo stile a una specie di pesce assai aggressivo, chiamato appunto "pesce diavolo". O ancora è il caso di Phil 'Unabomber' Laak, il cui abbigliamento al tavolo (cappuccio e occhiali da sole) ricorda il noto bombarolo Ted Kaczynski. Stessa cosa per Johnny Chan, soprannominato 'Orient Express' perché durante il final table dell'American Cup del 1981 eliminò tutti i suoi avversari in meno di un'ora.
Infine, vale la pena ricordare Men Nguyen che in principio di carriera aveva avviato al poker - e stakato - molti compatrioti poi dimostratisi vincenti, meritandosi l'appellativo di 'The Master' e, da ultimo, come non ricordare l'inizio di carriera del 'Pirata italiano' Max Pescatori? Il top player milanese, intrapresa la sua avventura a Las Vegas, si distinse ai tavoli per la bandana tricolore e furono gli americani ad affibbiargli questo nome.
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