Las Vegas dopo le World Series
Le WSOP stanno a Las Vegas, come il “Carnaval” sta a Rio De Janeiro. Entrambe, a modo loro, sono espressioni culturali delle rispettive città. Sin City nei 51 giorni della kermesse targata Harrah's diventa l'ombelico del mondo dell'immensa comunità pokeristica.
Ed anche per la capitale mondiale del gioco, un evento imponente come le WSOP dal punto di vista strettamente finanziario assume i contorni di imperdibile business. D'altro canto i numeri dell'edizione 2010 hanno confermato l'ottimo stato di salute dell'intero movimento, che sembra non risentire minimamente della crisi globale e continua a stracciare record su record, per la felicità di Harrah's e dell'intera comunità di Las Vegas.
Ma cosa hanno lasciato dietro di se le WSOP 2010? Un cumulo di giocatori andati rotti, qualche nuovo ricco che porta a casa il prezioso braccialetto, ma sopratutto le casse di Harrah's e della città piene di dollari. Ed è questa la vera sfida che Las Vegas deve combattere quotidianamente, quella di rimanere il paradiso di ogni giocatore, e su questo punto l'industria del gioco, dopo la sbornia delle World Series, dovrà tornare ad elaborare nuove strategie e nuovi sistemi per mantenere i propri giocatori e sopratutto acquisirne di nuovi.
Anche perché i competitor non mancano di certo. Atlantic City, ad esempio, sta soffrendo sensibilmente l'apertura di strutture dedite al gioco in zone come la Pennsylvania ed il Delaware, dove si è iniziato ad offrire la possibilità di scommettere ai tavoli da gioco proprio in questi giorni. La crescita della concorrenza potrebbe costare ad Atlantic City circa un quarto dei suoi incassi annuali, ossia circa 300 milioni di dollari all’anno in base a quanto stimato dall’Associated Press.
Senza dimenticare che all'orizzonte comincia ad intravedersi anche la “minaccia asiatica”: Macao in termini di numeri ha già superato la città delle luci mentre le multinazionali del gioco hanno investito (in primis Las Vegas Sands) milioni nella nuova frontiera dell'azzardo che è considerata Singapore.
Al momento la centralità strategica di Las Vegas sullo scacchiere del gioco d'azzardo – e del poker – planetario non sembra essere a repentaglio, ma questo non fa certo dormire sogni tranquilli agli operatori del settore che in occasione dell'appendice del tavolo finale del Main Event tireranno fuori dal cilindro qualche sorprendete novità. Alla fine Las Vegas è sempre Las Vegas!
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