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Le cinque frasi da non dire ad un tavolo da poker

Scritto da Emiliano 'Nimitz' Cocco del .

Si sa, la gente dice cose poco sensate un po’ in tutte le occasioni della vita: sul lavoro, alle cene con i parenti, durante un aperitivo, agli appuntamenti galanti. Si poteva forse fare un eccezione per i tavoli da poker? Certo che no! Ecco un piccolo elenco delle frasi meno intelligenti che si sentono più spesso durante il gioco.

“Lo so che mi batti, ma devo fare call lo stesso”
Che tradotto significa: “Non penso che tu abbia una mano migliore ma, nel caso dovessi sbagliarmi, almeno non ci faccio brutta figura perché l’ho già detto prima.” Tutto ciò è proprio stupido. Nessuno penserà che siete un bravo giocatore solo perché avete preannunciato di stare per fare una brutta chiamata. Se pensate di essere battuti, ma decidete lo stesso di andare a vedere, allora tenetevelo per voi. Conoscete l’aforisma di Abramo Lincoln “Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio” ?

“Con gli assi perdo sempre”
Chiunque abbia visto i propri assi “craccati” per una o due volte di fila raramente si è mantenuto dal non pronunciare siffatta sentenza. Si lamentano che con 2 assi non possono vincere e che era meglio se avevano JT suited. Quante volte bisognerà dirlo ancora? Una coppia d’assi è la migliore mano di partenza possibile, ma non imbattibile in senso assoluto. Perderete contro una coppia più bassa circa il 18% delle volte, in media una volta su cinque. Anche la mano peggiore in assoluto, 7-2 offsuit, vi lascerà di stucco nel 12% dei casi. Ed Miller ha commentato di recente in un suo articolo: “Ho visto database di giocatori che contenevano oltre 1 milione di mani giocate. Tutte le volte che hanno ricevuto due assi hanno poi vinto nell’80% dei casi”.

“Ma erano suited”
Due carte dello stesso seme sono carine da giocare, ma diventano colore entro il river soltanto una volta ogni quindici tentativi. Quindi ok, vi possono dare la possibilità di vincere qualche buon piatto, ma non è detto che dobbiate continuare pedissequamente a fare call, anche su situazioni con raise e re-raise, solo perché i simboli sulle vostre due hole-cards combaciano perfettamente.

“Lo sapevo che non dovevo passare”
Quante volte vi è capitato di sentire qualcuno che, dopo aver buttato via le proprie carte e aver visto quelle del board, ha esordito - magari sbattendo i pugni sul tavolo oppure auto-fustigandosi - con un “cavolo, facevo colore” oppure “mannaggia, chiudevo scala nuts”. Bhè, se fate parte anche voi di questa schiera di giocatori sappiate che a nessuno importa niente di che punto chiudevate se facevate call ad una 3-bet fuori posizione con 4-7 offsuit. Succede a tutti di buttare nel muck due carte inutili e poi vedere che tra il flop e il river usciva fuori un mostro. Come si dice spesso in questi quasi : “that’s poker”.

“Scusa…”

Può succedere di osservare persone che dopo aver vinto un consistente numero di chips, sfidando le leggi del calcolo delle probabilità e chiudendo un colpo all’1% di possibilità, guardino poi l’avversario, che già aveva messo virtualmente le mani sul un piatto, ed esclamino un candido “scusa…”. Non gli credete! Nessuno si dispiace di aver vinto una mano a poker. Non conta come ci sono riusciti, il piatto l’hanno vinto loro. Nella loro testa sono già partiti i festeggiamenti. Ammettiamolo quindi tranquillamente: in un tavolo di poker nessuno prova tristezza o rimorso se uno degli avversari perde un colpo, anche se partiva da stra-favorito.