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Poker: fortuna o abilità? Dietro-front danese sui tornei live

Scritto da Domenico 'Stee Catsy' Gioffrè del .

La Danimarca torna a dare segnali contraddittori riguardo al poker ed alla sua legislazione, sia esso live od online. La notizia di ieri ha del clamoroso: con un pronunciamento a maggioranza, la Corte Suprema del paese scandinavo ha dichiarato che l'organizzazione di tornei privati di texas hold'em è reato, in quanto il poker è un'attività "in cui la fortuna predomina sull'abilità". In barba ai pareri di periti ed esperti dei tribunali di mezzo mondo, nonostante le ormai numerose sentenze di segno inverso provenienti da ogni latitudine, l'Alta Istituzione danese ha pertanto dichiarato il presidente della federazione poker danese, Frederik Hostrup-Pedersen, colpevole di organizzare eventi di gioco d'azzardo. Non solo, ma sulla base di questo (tutt'altro che granitico, ndr) principio si è stabilito che, essendo il poker un'attività basata sulla fortuna, potranno organizzare tornei solo quei soggetti o organizzazioni in possesso di licenza statale per giochi e lotterie.

La Corte Suprema ha di fatto confermato la sentenza dell'East High Court, che a sua volta aveva ribaltato l'esito del processo di primo grado, tenutosi al tribunale di Copenhagen, nei confronti di Hostrup-Pedersen, che diventa così una sorta di vittima esemplare.

Il presidente della federpoker danese non andrà in ogni caso in galera, perchè la Corte ha deciso di comminargli solo una multa di 5.000 corone. Certamente però si tratta di un segnale infausto per il popolo del poker di un paese - ironia della sorte - che ha dato i natali a una delle più affermate stelle mondiali, Gus Hansen, e al Campione in carica del Main Event WSOP, Peter Eastgate. E lo stesso Hostrup-Pedersen non nasconde la delusione: "E' una sentenza decisamente infelice, perchè stavamo cercando di dimostrare ai Danesi che il poker è un'attività 'sportivo-cerebrale', paragonabile in questo senso agli scacchi e al backgammon".