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Poker in USA, ora interviene l'FBI...

Scritto da Domenico 'Stee Catsy' Gioffrè del .

Due notizie hanno scosso il mondo del poker statunitense nelle ultime ore, una positiva ed una negativa. Prima si e' avuta conferma che il Minnesota ha ritirato l'ordinanza di blocco dei siti di gambling che era stata emanata nell'aprile scorso. L'Alcohol and Gambling Enforcement Division aveva intimato ad 11 internet providers il blocco di circa 200 siti di gaming online ai residenti in Minnesota. Grazie alla battaglia legale condotta dal Poker Players Alliance, l'associazione giocatori che conta più di un milione di iscritti (oltre 15mila solo in Minnesota, ndr) il provvedimento è stato dichiarato illeggittimo, e il ritiro del dispositivo ne è la naturale conseguenza.

Neanche il tempo di cantar vittoria però, e il mondo del poker USA (con il PPA in testa) ha un'altra gatta da pelare. Stavolta si è mossa addirittura l'FBI, che ha disposto il congelamento di circa 30 milioni di dollari, appartenenti ad almeno 24mila poker players americani, depositati nei loro conti online presso varie poker rooms. L'improvviso provvedimento ha colpito l'Allied Systems, azienda che si occupa dei sistemi di pagamento e prelievo online, fungendo di fatto da tramite fra banche come l'Alliance Bank of Arizona e moltissimi siti di poker e gaming online.
Stavolta non c'entra l'UIGEA, perchè la motivazione testuale addotta dai federali sul blocco dei fondi è la seguente: "because they constitute property involved in money laundering transactions and illegal gambling offenses" ("perchè si tratta di beni coinvolti in operazioni di riciclaggio di denaro e in reati da gioco d'azzardo illegale").

*bannersx*E' chiaro che si tratta di una forzatura e il 'Poker Players Alliance' ha già fatto sentire la sua voce, inviando una lettera al procuratore generale Brown in cui si contestano le modalità dell'operazione (nessuna informazione di garanzia agli interessati, ad esempio), e chiedendo inoltre di venire informata e consultata sull'argomento.

E' un fatto che il tempo di una legislazione chiara è ampiamente arrivato, e questi segnali contrastanti ne sono ulteriore conferma. Questo blocco non deve spaventare i giocatori di poker. Tutto nasce dal fatto che, in assenza di una legge definitiva, la gran parte dei siti di poker online (ricordiamo che stiamo parlando degli USA, le poker rooms italiane non sono minimamente interessate alla vicenda, ndr) usufruisce di alcuni canali di transazioni online, utilizzati spesso anche dalla criminalità organizzata per traffici illeciti.

Un simile contenzioso avvenne già nel 2007, e vide coinvolta un'altra grossa azienda che opera nel settore delle transazioni di denaro online: Neteller. Allora furono ben 60, i milioni di dollari bloccati dall'autorità USA. La vicenda però ebbe una conclusione positiva, e tutti i giocatori si videro sbloccare i propri conti in breve tempo.

Certamente una legge chiara urge, e il senatore Barney Frank (nella foto, sostenitore della prima ora di una legge attualmente in fase di preparazione) lo sa bene. Saranno ore - o meglio settimane - decisamente frenetiche per lui...