Strategie di Poker

SlowPlay nei Tornei No Limit

Stratedia di Poker SlowPlay nei Tornei No LimitNews del: 23/12/2005

Il principiante prende facilmente il vizio di giocare in slowplay. È ora di mettere la cosa sotto controllo. Lo slowplay sembra essere una delle prime tecniche che chi impara a giocare a poker mette in pratica. A chiunque piace mettere in trappola un avversario con un gran punto.

In The Theory of Poker, David Sklansky chiarisce il problema delineando i cinque fattori necessari perché lo slowplay sia il gioco corretto:

1. Dovete avere una mano veramente forte.

2. La free card che concedete deve avere buone possibilità di far chiudere agli avversari la seconda mano migliore.

3. La free card deve anche avere poche possibilità di far chiudere agli avversari una mano migliore della vostra oppure un draw verso una mano migliore con le corrette odds.

4. Puntando mandereste via i vostri avversari, ma non puntando potete vincere un piatto più grande.

5. Il piatto corrente non deve essere troppo grande.

La maggior parte dei giocatori sa cogliere d’istinto i fattori 1 e 4, per cui mi soffermerò maggiormente sui fattori 2, 3 e 5, mostrando come alcuni giocatori facciano un uso improprio dello slowplay a causa dell’errata comprensione di questi fattori.

Come sottolinea Sklansky, i fattori 2 e 3 sono in stretta relazione, per cui li prenderemo in esame assieme.

La prima cosa da tener presente è che tipo di seconda migliore mano il mio avversario può chiudere. Per esempio, se avete in mano e il flop è  allora lo slowplay è molto probabilmente la strategia corretta, dato che gli avversari hanno ancora la possibilità di chiudere un full house più piccolo, un colore o una scala, con buone chance di ingrandire il piatto.

Ma se avete in mano con un flop le cose cambiano.

Che seconda mano migliore possono chiudere gli avversari?  Se qualcuno ha già un 2, riuscirete comunque a fargli mettere altre chips nel piatto, ma, in caso contrario, chi andrebbe in cerca di una pescata miracolosa con la coppia più bassa in tavola, mettendoci sopra anche un bel po’ di chips? Il fattore 3 ha un significato particolare nel No Limit: la free card non solo potrebbe dare ai vostri avversari un draw con le corrette pot odds, ma anche con le corrette implied odds.

Ecco qualche esempio:

Situazione N° 1 .

Voi siete big blind e avete . Quattro giocatori fanno limp e voi check. Il flop è . Fate check, come pure tutti gli altri. Al turn scende un . Ora puntate il piatto e vi chiamano in due. Avete in mano l’attuale nuts, ma ci sono un sacco di brutte carte che possono arrivare al river. Siete pronti a vedere una grossa puntata se arriva una carta di cuori? E se arrivassero un sette oppure un dieci? Se lo siete, sappiate che avete dato voi ai draw precedenti le corrette implied odds per venirvi a vedere fino in fondo, per cui il vostro slowplay al flop non è stato il gioco corretto. L’errore che alcuni giocatori fanno rispetto al fattore 5 sta nella loro idea di “piatto non troppo grande”. Il piatto potrebbe non essere grande rispetto al big blind, ma potrebbe essere grande rispetto al proprio stack. Se il piatto ammonta a circa il 20% del vostro stack o più, non c’è niente di male nel portarselo a casa con una puntata standard, specialmente se la free card può avere la facoltà di buttarvi fuori dal torneo. Questo ci porta a un’idea importante sullo slowplay nei tornei.

La maggior parte delle volte, nella maggior parte dei tornei, la maggior parte dei giocatori si trova short-stacked. Anche se personalmente avete un grosso stack, consideriamo come vostro stack effettivo, a livello strategico, la somma degli stack dei vostri avversari. Facciamo un passo indietro e ripensiamo al normale corso degli eventi e a come lo slowplay li condiziona. Un modo di valutare la grandezza dello stack è osservare quante puntate della misura del piatto contiene. Poiché nel poker ogni azione ha un significato, ogni puntata che viene messa nel piatto rappresenta una porzione d’informazioni sulla situazione. Più grande lo stack, maggiori le puntate, e maggiori le informazioni che saranno disponibili durante il corso della mano.

Quando giochiamo in slowplay, inseriamo deliberatamente informazioni errate nel sistema, per cui i nostri avversari giudicheranno in modo sbagliato la forza delle proprie mani. Allora dobbiamo fare una compensazione diventando molto aggressivi nella fase successiva della mano, nel caso i nostri avversari siano caduti nella trappola. Quando abbiamo effettivamente la mano migliore, questo è proprio l’obiettivo ideale. Portando l’avversario a fare valutazioni errate, lo suggestioniamo a mettere in gioco più chips nonostante la sua mano sia perdente. Tuttavia, è vero anche il contrario.

Se siamo noi a essere perdenti, più avanti nella mano, ci costerà molto capire la vera natura della situazione. In torneo, data la frequenza delle situazioni di short-stack, questa consapevolezza potrebbe arrivare troppo tardi e rivelarsi catastrofica. Questa è la ragione principale per cui giocare in slowplay mani “grosse” come AA preflop o anche doppia coppia o tris al flop è spesso un errore, nelle frequenti situazioni di short-stack dei tornei. Quando la carta mortale salta fuori, non avrete più abbastanza puntate nel vostro stack per andarvene dalla mano – specialmente quando una puntata precedente avrebbe portato a casa un piatto medio-piccolo.

Situazione N° 2 .

Inizio di un torneo multi-tavolo. Tutti i giocatori hanno più o meno 1500 chips. I bui sono a 10/20. Voi avete in mano sul bottone . Due limpano in middle position, così come il cutoff e voi. Lo small blind completa e il big blind fa check. Il piatto è di 120. Flop: . Tutti checkano fino al cutoff, che punta 20. Decidete di giocare il tris con top kicker in slowplay, e fate solo call. Il big blind fa call e tutti gli altri foldano. Il piatto è ora di 180. Il turn è il Big blind e cutoff fanno check. Decidete finalmente che il tavolo appare un po’ pericoloso e puntate 200. Il big blind fa check-raise fino a 550, il cutoff folda, e vi buttate all-in. Il big blind fa call, mostra 77 e vi butta fuori dal torneo. In questo caso, il big blind era giustificato nel chiamare al flop. Le pot odds per il suo colpo da 22-1 non c’erano, ma egli ha correttamente intuito che uno degli avversari poteva avere un 10 e che quindi le sue implied odds erano 1500-20, cioè 75-1. Pur essendo stato molto fortunato a beccare una delle sue due out, il suo gioco è stato decisamente +EV ( expected value positivo).

Situazione N° 3 .

Ultimi due tavoli di un grande torneo multi-tavolo online. Blinds 2000/4000 con 500 di ante. Siete sul cutoff con 73,000 chips e provate a rubare i blinds con .Rilanciate fino a 15,000, prima di voi hanno tutti foldato. Il big stack con 165,000 chips sullo small blind è l’unico a fare call. Il piatto è 38,000, e il flop è . Lo small blind fa check, e voi checkate nel tentativo di intrappolarlo. Il piatto è ancora 38,000. Il turn è un . Lo small blind punta 30,000, voi andate all-in. Lo small blind fa call con JT, scala nuts, e vi butta fuori. Questo slowplay non è corretto perché il piatto, al flop, era già più del 50% del vostro stack. Si tratta di un piatto perfettamente accettabile da portare a casa con una puntata grande almeno la metà di esso, se non addirittura con un all-in immediato.

Il punto di questi esempi non è quello di temere carte sfortunate che possono dare ai vostri avversari mani vincenti, ma di dimostrare che gli stack relativamente modesti del gioco da torneo non permettono di mollare una mano quando dovremmo. Naturalmente, ciò non significa che non sia mai corretto fare slowplay solo, valutate se la situazione presenta tutti i fattori segnalati da Sklansky prima di farlo.

 

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