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Psicologia

“Giocare in A-Game vuol dire concentrarsi solo sul ‘qui e ora’ e non pensare mai alle mani passate”

Matthew Hunt è un coach americano che in un recente articolo ha spiegato cosa significa veramente giocare in A-Game. Dal suo punto di vista non è solo una questione tecnica, di poker giocato, ma soprattutto di mindset: riuscire a vivere nel momento presente e a non pensare ad altro è l'unico modo per dare sempre il massimo

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23/11/2016 10:30

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Matthew Hunt è uno stimato coach inglese che non si stanca mai di sottolineare quanto sia fondamentale l’aspetto mentale per vincere a poker. Dal suo punto di vista, come ci approcciamo al gioco è spesso più importante di come giochiamo. Le due attività, in ogni caso, sono fortemente connesse se il nostro obiettivo (che dovrebbe essere per ogni professionista) è di mantenere il più a lungo possibile il cosiddetto A-Game.

Per A-Game si intende quello stato mentale che ci permette di giocare nel miglior modo possibile. Quando giochiamo in A-Game stiamo dando il 100% di quanto le nostre abilità ci consentono. Per la maggior parte dei giocatori è impossibile giocare sempre in A-Game e infatti spesso si sente dire che una delle skills più importanti è di avere anche un ottimo B-Game. Ma questo è un altro discorso, e in questo articolo diamo spazio a una interessante riflessione di Matthew Hunt su PocketFives.com su cosa significhi veramente giocare in A-Game.

“In quanto coach, ho sentito più volte i miei studenti dire che fino a un certo momento stavano giocando benissimo un torneo”, dice Hunt, che in carriera ha vinto più di un milione e mezzo di dollari (lordi) negli MTT Online. “Ciò che è interessante di queste dichiarazioni è che sono assolutamente contraddittorie: la realtà è che giocare in A-Game richiede una tale attenzione nell’osservare tutto ciò che succede al tavolo, che non è possibile sprecare energie pensando a come si sta giocando“.

Andrew Lichtenberger, un professionista che fa della meditazione e della mindfulness gli strumenti per diventare impassibile al tavolo

Andrew Lichtenberger, un professionista che vede nella mindfulness lo strumento essenziale per giocare in A-Game

Il discorso di Hunt è semplice: se giochi A-Game vuol dire che stai dando proprio tutto e quindi è impossibile che tu abbia il tempo di pensare a come hai giocato fino a quel momento. Chi gioca in A-Game, di conseguenza, non rimugina mai sulle mani passate, delle quali si occuperà invece più avanti, quando la sessione sarà finita.

“Molti giocatori tendono a cadere nella trappola dell’imparare mentre si gioca“, spiega il poker pro britannico. “Potrebbero pensare di aver fatto un errore con una specifica 3-bet/bluff e continueranno a tornarci sopra per 15 minuti per capire se hanno sbagliato. Ma se giochi davvero in A-Game vuol dire che hai un tale livello di sicurezza in te stesso e di concentrazione che non ti preoccupi delle mani passate, perché queste sono utili solo se influenzeranno il futuro comportamento dei nostri avversari. Pensare alle mani precedenti genera sentimenti negativi o positivi che non ci consentono di giocare in A-Game nella mano attuale”.

Molti giocatori potrebbero chiedersi come sia possibile riuscire a isolarsi mentalmente al punto di non pensare altro che al momento presente. Qui entra in gioco la mindfulness, una tecnica di meditazione sempre più in voga nel mondo del poker per gli straordinari effetti sul mindset. La mindfulness è la meditazione della consapevolezza: vivere ogni singolo momento del presente, vedere nel qui e ora l’unico approccio esistenziale possibile. Come avrete capito, questi concetti vanno a braccetto con l’idea che l’A-Game sia possibile solo concentrandosi esclusivamente sul presente.

Phil Ivey è un professionista con il mindset di ferro e una mente impenetrabile

Phil Ivey è un professionista con il mindset di ferro e una mente impenetrabile

“Se avete provato a meditare, sapete sicuramente che è molto difficile tenere certi pensieri fuori dalla nostra testa”, continua Matthew Hunt. “Ne deriva, quindi, che più tempo dedichi a tutto ciò che non riguarda la mano che stai giocano e più sarà debole la performance finale. Il problema è che i giocatori poco esperti fanno molta fatica a sviluppare la necessaria confidence per lasciare davvero fuori dalla mente le mani passate”.

La soluzione? Secondo Hunt ce n’è una sul lungo periodo e una sul breve: “Sul lungo periodo non esiste una soluzione semplice, ce la puoi fare solo attraverso il tempo, lo studio e l’esperienza. Tuttavia, c’è un’ottima soluzione per il breve periodo: preparazione e mindfulness. Prepararti per una sessione in un modo ben preciso – ad esempio con l’esercizio fisico – ti aiuta a pulire la mente dalle distrazioni, mentre la mindfulness ti insegnerà come si rimane “nel momento” mentre si gioca, anche se non si è propriamente sicuri delle proprie decisioni”.

Tutti sanno che l’aspetto psicologico è fondamentale nel poker. La proposta di Matthew Hunt di dedicarsi alla mindfulness e al tempo stesso creare una routine “libera-mente” prima delle sessioni è sicuramente alternativa, ma ha tutti i presupposti per aiutare chi la adotta a diventare un giocatore più solido, concentrato e reattivo. In altre parole, un giocatore più forte.

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