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Jared Tendler: “giocare senza conoscere la propria mente è come lanciarsi ignorando la legge di gravità”

Nella seconda parte della nostra intervista esclusiva, Jared Tendler entra nel merito di diverse tematiche interessanti sul mental coaching: tilt, memoria selettiva e "sano opportunismo".

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09/01/2017 17:45

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Jared Tendler

Jared Tendler

Nella prima parte della nostra intervista con Jared Tendler, mental coach di tanti top player ma anche di atleti di fama internazionale, abbiamo imparato a conoscere il personaggio e la sua storia. Oggi entriamo più nel dettaglio di alcuni temi che riguardano ciascuno di noi nell’approccio al gioco.

Parliamo di uno dei difetti più diffusi nei giocatori di poker: la memoria selettiva. Come funziona?
Quando penso alla memoria selettiva cerco di capire che tipo di filtraggio effettua la mente. Andando alle radici del problema, alla base c’è una serie di confirmation bias che ruotano su alcuni preconcetti graditi. Ad esempio il fatto che ai più piace credere di essere dei bravi giocatori, quindi ricorderanno mani giocate bene o sessioni giocate bene, dove hanno vinto un sacco di soldi o hanno battuto grandi giocatori. Certo non ricorderanno le mani in cui hanno giocato come degli asini. Poi ci sono altri tipi di errori che concorrono alla produzione dei sette tipi di tilt: l’illusione del controllo, l’illusione dell’apprendimento, aspettative spesso troppo alte, una competività smodata.

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Hai prodotto un audiobook. Pensi che questo tipo di contenuti siano più efficaci in audio che in forma di tradizionale lettura?
Ci sono persone che apprendono meglio dall’ascolto, altre dalla lettura, altre ancora dall’esperienza diretta. In generale per l’audiobook la problematica principale è quella della distribuzione, nel trovare un canale sicuro. Per la versione inglese, fortunatamente mi sono affidato a colossi molto affidabili come Amazon, Apple etc. Per l’eventuale versione italiana dovrei valutare.

I tuoi libri sono apprezzati praticamente da tutti i più forti pro. Ma “The Mental Game Of poker” può essere utile anche agli amatori, o in generale a chi non fa esattamente del poker un lavoro?
Decisamente. Come dicevo prima, non serve stare ore a lavorare sul tuo mental game, a meno che tu non voglia specificamente farlo. L’importante è capire come funziona, più o meno, una mente adulta. Ti faccio un esempio: immagina se tu non riuscissi a capire la legge della gravità, in senso fisico. Magari pensi di poterti lanciare nel vuoto e volare, oppure riuscire in qualche modo ad atterrare senza danni. Questa cosa suona folle alla stragrande maggioranza delle persone, ma in verità accade qualcosa di simile quando non si conoscono le regole basilari di come funziona la mente umana. Per esempio, sapere che il sistema limbico è capace di farti ignorare di avere imparato una cosa. Questo è qualcosa di simile, perchè se non capisci che questa funzione esiste nella tua mente, allora stai facendo come uno che ignora la legge di gravità. Ignorare questo significa metterti nella situazione in cui è pressochè garantito che si verificheranno problemi come il tilt. Un po’ come è garantito che ti romperai tutte le ossa se ti lanci giù da una montagna.

Quindi confermi che si tratta di info e nozioni preziose anche per un non professionista.
In sintesi, ci sono cose della propria mente che un giocatore di poker dovrebbe sapere e che sono nel mio libro. Non serve che lo studiate per ore e ore al giorno: potete tranquillamente leggere un capitolo a settimana, fare propri i concetti base e poi andare avanti.

In generale, quello che consiglio sempre io è di leggere il mio libro almeno una volta per intero, così da familiarizzare con tutti i capitoli, farsi un quadro d’insieme su come funzionano certi meccanismi. Proprio come nel poker, è importante conoscere le regole del gioco prima di addentrarsi in concetti più profondi. Inutile cercare di lavorare sul proprio gioco se non si sono compresi bene i range preflop o l’importanza della posizione, perchè implementeresti strategie completamente a caso. Nel gioco del poker, come nel mental game, funziona così.

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Nel poker coaching capita spesso che un coach, un giorno, si ritrovi un ex allievo a giocare contro. Nel tuo campo è piuttosto raro, giusto?
In realtà ci sono stati degli allievi che sono diventati a loro volta dei coach. In generale ci sono un sacco di mental e life coach in giro, ma essere addestrati a certe tematiche è molto diverso dall’aver fatto pratica per migliaia e migliaia di ore sul campo, con persone vere. Io stesso, mi sento male a pensare quanto fossi scarso quando iniziai!

Scherzi a parte, guardando indietro a 11 anni fa quando iniziai, potrei valutare me stesso come coach poco più che mediocre. Sono servite tantissime ore di allenamento, pratica, studio, analisi e autoanalisi, un po’ come fanno i giocatori di poker, per skillarmi come mental coach. In generale, penso che sia sbagliato pensare che si possa diventare facilmente dei grandi coach così come è sbagliato pensare di poter diventare agevolmente un top player.

In un estratto del tuo libro che abbiamo pubblicato parlavi di “positive pessimism” e dei danni che un eccessivo ottimismo potrebbe sortire. Ma quale è il segreto per rimanere bilanciati?
Credo che si debba sempre cercare di acquisire consapevolezza, perchè più si è consapevoli di sè e del mondo che ci circonda, più lo siamo anche degli aspetti negativi. Diventa più difficile avere un’ottimismo eccessivo e dannoso. Ad esempio io mi definirei un opportunista, nel senso di “uno che fa il massimo per cogliere le opportunità che gli si presentano per strada”. Nella mia carriera ho fatto diversi errori e diverse cose buone. Non tutte le volte che ho sbagliato è stato perchè ho seguito un consiglio errato, e anche in diverse decisioni buone che ho preso non ero affatto sicuro di quello che stavo facendo, ma era quello che volevo e quindi non mi interessa altro.

Ti dirò, tante volte mi è capitato di discutere con i giocatori sui loro obiettivi, e di ascoltare i loro dubbi su se valesse la pena inseguire un grande obiettivo che non si sentivano in grado di raggiungere, come ad esempio un braccialetto WSOP o un grande torneo online. Spesso non credono di potercela fare, ma quello che gli rispondo è che non me ne frega niente, se non ci credono: l’importante è che lo vogliano, perchè a volte volere qualcosa è più che sufficiente, per ottenerla.

Fine seconda e ultima parte dell’intervista.

Leggi qui la prima parte

Jared Tendler è un mental coach di poker che ha coachato oltre 400 giocatori nel corso della sua carriera. Ha  scritto il libro Il Mental Game del Poker, tradotto in italiano dalla Team PokerStars Online Giada Fang e da Marcello Papa. I lettori di Assopoker potranno acquistare il libro qui ed usufruire di uno sconto dedicato del 10%. Per usufruire dello sconto sarà sufficiente inserire il codice Assopoker nella casella Coupon Code.

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