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Strategie di Poker · Tornei

Alex Fitzgerald: “Giocate i tornei come Hellmuth, non come Ivey”

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18/11/2015 12:00

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In un recente post sul blog Americascardroom.eu, Alex Fitzgerald ha affrontato un discorso molto interessante per quanto riguarda il miglior approccio nei tornei. “Assassinato” ha provato a rispondere a uno dei quesiti che molti giocatori si pongono quando pensano alla strategia da adottare negli MTT: si deve puntare a sopravvivere e arrivare il più lontano possibile oppure giocare sempre e solo per ottenere il massimo valore, pur rischiando di compromettere il torneo?

Per rispondere a questa domanda, Alex ha analizzato il gioco di due grandi del poker mondiale: Phil Hellmuth e Phil Ivey. “Quasi tutti sono d’accordo nel dire che Ivey sia un giocatore decisamente migliore di Hellmuth“, spiega sul blog della poker room statunitense. “Eppure, Hellmuth ha 13 braccialetti nell’Hold’em e Ivey nemmeno uno. È un aspetto molto singolare”.

Secondo il coach statunitense, questo fatto non sarebbe affatto casuale e deriverebbe proprio dal modo in cui il Tiger Woods del poker si applica ai tornei di NLH: “A mio modesto parere, il problema di Ivey è che lui è un “attack dog“, un animale da assalto. Quando vede un po’ di equity, “attacca” immediatamente. Questo gli ha permesso di vincere infiniti milioni di dollari nel poker e lo ha reso uno dei più pericolosi cashgamer high stakes del mondo. Nei tornei, però, questo approccio è un ostacolo“.

Alexander Fitzgerald

Definire “un ostacolo” l’approccio al gioco di Phil Ivey potrebbe suonare blasfemo a molti appassionati di poker ma, come sempre, Alex non spara sentenze senza motivarle. Per elaborare  il concetto, descrive prima di tutto il gioco di Hellmuth, a suo modo di vedere molto più profittevole nei tornei di No-Limit Hold’em rispetto a quello del rivale: “Quando Phil Hellmuth ragiona a lungo per decidere cosa fare in uno spot apparentemente banale, c’è un motivo ben preciso. Lui sta pensando all’intero torneo, non sta facendo il semplice computo della equity in quella mano particolare. Sta già immaginando come si adatterà il tavolo dopo che il suo stack sarà aumentato o diminuito e sta pensando a tutte le conseguenze delle sue action. Si chiede quali saranno le implicazioni sul suo torneo in base alla decisione che sta per prendere”.

Secondo Alex, dunque, Ivey è un giocatore che prende valore ogni volta che può, basando il suo ragionamento solo ed esclusivamente sulla equity; Hellmuth, invece, ha una visione di gioco ben più ampia, che non si ferma alla singola mano ma riguarda il torneo nella sua interezza. Tra i due approcci, il professionista statunitense predilige senza ombra di dubbio il secondo, perché, dal suo punto di vista, ciò che più conta nei tornei è la sopravvivenza, non un inseguimento “cieco” al valore.

Hellmuth e Ivey: i due Phil uno accanto all'altro in una immagine di repertorio delle WSOP

Hellmuth e Ivey: i due Phil uno accanto all’altro in una immagine di repertorio delle WSOP

Scendere da 20 big blind a zero è molto più dannoso rispetto a quanto sia di aiuto salire da 20 big blind a 40, nonostante il valore numerico sia lo stesso”, spiega il professionista residente in Costa Rica. “In più, quando il tuo stack si riduce drasticamente, hai meno possibilità di sfruttare quelle mani vincenti che ti vengono consegnate nel corso di un torneo: se in un evento puoi durare 430 mani ma alla 200° vieni eliminato perché hai voluto provare a ottenere a tutti i costi uno o due big blind in più di equity, hai commesso un grosso errore“.

Ma allora qual è la miglior strategia per giocare un torneo? Alex non ha dubbi: “Vedere il maggior numero di mani e restare in gioco il più a lungo possibile. Concretamente, devi entrare in un piatto, vincere poche chips e tirarti fuori quando sei a rischio, ripetendo questo procedimento frequentemente. Assumendo meno rischi eviti anche di combinare disastri con l’ICM. E ricordate: non importa con quante chips arrivate a tre left, l’importante è arrivarci con grande frequenza”.

Dal punto di vista di Alex Fitzgerald, quindi, l’obiettivo in un torneo è duplice: vedere tante mani e sopravvivere il più lungo possibile. In questo modo si ha la possibilità di ricevere un maggior numero di starting hand vincenti e aumentare le proprie chance di arrivare vicini ai premi che contano davvero. Una strategia nella quale, da sempre, Phil Hellmuth è un maestro.

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