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Analisi di una mano con David Oppenheim: valutare i propri betting patterns

Scritto da
22/03/2010 23:07

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David OppenheimSia che stiate provando ad estrarre valore e sia che vogliate buttar fuori un avversario da una mano, puntare sul river non è soltanto una questione di saper dare una giusta interpretazione ai betting patterns dell’opponent, ma anche quella di tenere sempre in considerazione i propri, perchè altrimenti rischierete di perdere chip qualora non vi rendiate conto che l’altro vi sta dando credito per una mano decisamente più forte di quella che avete in realtà.

A  dimostrazione di tale concetto, vi riportiamo allora una mano del noto giocatore professionista David Oppenheim, avutasi durante il torneo del WPT Doyle Brunson World Poker Classic 2008 dal buy-in di 15.000 dollari.

Con bui 50/100, David limpa da early-position con a 3 . L’altro Pro, John Myung, agisce allo stesso modo seguito poi anche dall’aversario al seat n° 8 e dal Big Blind che invece fa check. Su un flop che recita a 4 q e che dà ad Oppenheim la top-pair ed il nut flush draw, David decide di adeguarsi al check dopo quello affettuato dal Big Blind: “Volevo vedere che succedeva. Di solito in quelle situazioni mi piace puntare, ma comunque cerco sempre di mixare un po’ il mio gioco.”

Myung è il prossimo a parlare e mette nel piatto 300, mentre l’oppo sul seat n°8 min-raisa di 600. “Che strana puntata. Di solito la gente non rilancia in quel modo. Comunque adesso avevo un scelta da fare: potevo fare call, ma probabilmente che in quel modo avrei rivelato a tutti di essere su un progetto a colore, oppure rilanciare ancora. Non pensavo davvero che quel ragazzo che aveva raisato potesse avere qualcosa di molto forte. Certo, c’era sempre la possibilità di essere dietro, ma avevo la sensazione di poterlo buttar fuori dalla mano al turn”.

Oppenheim contro-rilancia dunque a 1.600, e mentre Myung e il Big Blind foldano, il min-raiser decide invece di vedere. Il turn è allora un 7 e, in seguito alla puntata di David per altri 4000, l’altro rilancia deciso fino a 12.000. “C’ho pensato molto” continua il Pro di Full Tilt Poker. “A quel punto ero piuttosto sicuro che avesse qualcosa di davvero forte, tipo A-Q oppure un set. Sapevo di essere dietro, ma ero anche consapevole del fatto che, se beccavo la carta che mi serviva al river, allora avrei potuto vincergli parecchie chips. Quel ragazzo mi sembrava infatti il classico tipo incapace di foldare, per cui 8000 era un buon prezzo per il mio flush draw.”

Sul river scende invece un 4 che accoppia anche il board; Oppenheim fa check e, quasi a sorpresa, anche l’altro lo segue, mostrando a j per un split-pot. “Sono stato fortunato” conclude poi David. “Gli bastava puntare 4000 o 5000 per rubarmi facilmente il piatto. Per come l’aveva giocata, sembrava proprio che potesse avere una coppia d’assi o di Q, oppure un set”

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