Assopoker Poker Online su Assopoker.com, il primo portale sul gioco del poker completamente in italiano, con news aggiornate, strategie base e avanzate, blog live dei tornei, video e interviste, promozioni e bonus esclusivi. http://www.assopoker.com/strategie-del-poker Fri, 30 Jul 2010 07:51:42 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Strategia cash game: perché isolare i limpers http://www.assopoker.com/cash-game/strategia-cash-game-perche-isolare-i-limpers-5325 http://www.assopoker.com/cash-game/strategia-cash-game-perche-isolare-i-limpers-5325 Si può vincere anche senza essere dei grandi giocatori, ma perché rischiare?Nonostante sia un fenomeno meno frequente che in passato, ai microlimiti del cash game vi sono ancora molti giocatori che scelgono di entrare in una mano limpando: isolarli rilanciando è una buona idea per vari motivi. Vediamone alcuni.

Anzitutto, diversi giocatori limpano mani diverse: c’è chi non lo farà mai, chi lo farà solo con una coppietta come 6-6 per set value, chi addirittura arriverà a farlo con A-A perché sta cercando di sottorappresentare la sua mano e quindi di tendervi una trappola.

In generale, tuttavia, il range di mani con cui un giocatore limpa è molto ampio e solitamente debole. Inoltre, poiché limpare è una delle cose che per prime vengono bandite sui forum di poker o da giocatori esperti, chi continua a farlo è probabile che poco o nulla conosca a proposito della strategia legata al poker texas hold’em.

Ovvero, si tratta di un giocatore probabilmente più scarso di voi, con cui idealmente vorreste giocare quante più mani possibili, visto che se le premesse sono rispettate i suoi errori saranno più frequenti dei vostri. E come sappiamo, gli errori nel poker si pagano.

Inoltre, se siete nelle condizioni di poter effettuare un rilancio dopo che un giocatore ha limpato, a meno che non vi troviate sui bui ciò significa che giocherete la mano in posizione su di lui, che come detto probabilmente non sarà un buon giocatore e si trova ad avere un range di mani ampio e mediamente brutto. Un quadretto niente male, dal vostro punto di vista. Ma c’è dell’altro.

Ammettiamo che siate sul BTN, ed un giocatore in MP dopo all fold decida di limpare: voi avete in mano **ck* **fj* e rilanciate per isolarvi con lui. I bui foldano, e così fa anche il limper: avete guadagnato un piatto uncontested, che può apparirvi inutile perché piccolo ma che nel lungo periodo sono soldi. E’ un po’ il principio per il quale è importante rubare i bui.

Immaginiamo adesso che invece il limper decida di chiamare, cosa che accadrà non di rado: in fondo è entrato nella mano per comprarsi almeno il flop, giusto? Ed ecco il flop: **f7* **pa* **q3*. Lo avete mancato. Tuttavia, avete posizione sul limper e siete OR: se un asso rientra certamente nel range di oppo, a maggior ragione rientra nel vostro.

Ora, per quanta immaginazione possiate avere, difficilmente potrete figurarvi tutta l’incredibile serie di mani che costituisce il range di un limper: progetti a terra non ce ne sono, il che farà desistere il vostro avversario dal proseguire con moltissime mani.

Per questo motivo, c-bettate e non meravigliatevi troppo nel vederlo foldare spesso, facendo sembrare tutto così semplice: è importante giocare contro giocatori peggiori di noi anche per ragioni come questa.

]]>
Cash game Thu, 29 Jul 2010 07:15:40 +0000
Heads-up sit’n’go: i range di apertura da bottone http://www.assopoker.com/sitngo/heads-up-sit-n-go-i-range-di-apertura-da-bottone-5319 http://www.assopoker.com/sitngo/heads-up-sit-n-go-i-range-di-apertura-da-bottone-5319 In merito ai concetti di base per gli heads-up sit’n’go, pubblichiamo oggi la traduzione di un interessante post dell’utente “lagdonk” tratto dal forum americano di TwoPlusTwo. “L’idea è di open-raisare da bottone il più possibile, prima o a meno che villain reagisca di conseguenza. Quindi, almeno teoricamente, potete iniziare ad aprire il 100% di mani ed osservare come risponde l’altro. Alcuni preferiscono limitarsi all’85-90%, perché con il 100% la sensazione è che l’avversario reagisca più velocemente rispetto a come farebbe su foldaste occasionalmente dal bottone.

Riducete l’azione anche se villain inizia a 3-bettarvi parecchio ed è iper-aggressivo nei piatti re-raisati. Fatelo anche se non folda troppo spesso di fronte ad un attacco di posizione ed è generalmente iper-aggro OOP, perché vi pagherà light ma non passerà abbastanza spesso quando avrete air; a meno che non mettiate in gioco lo stack ogni volta.

In questi casi, aprire super-wide può ancora essere profittevole se siete skillati post-flop, ma certamente il match rimane più facile da giocare se vi limitate ad un 60-75% di raise da bottone, specialmente perché la maggior parte degli altri giocatori che ho appena descritto non si aggiusterà di conseguenza (per esempio ci sono opponent molto perdenti il cui approccio di base è quello di voler vincere letteralmente ogni piatto, a prescindere da quante chips debbano rischiare e senza prestare troppa attenzione alla resistenza che mostrate).

Aprire super-wide contro di loro può mettervi in seria difficoltà se non state runnando bene, perché sarete costretti o a mostrargli un punto, o a bluffare per lo stack oppure a foldare e sprecare le chips ogni volta che entrate nel piatto.

Per quanto riguarda la size del raise pre-flop, io vi consiglio di seguire le indicazioni di HokieGreg (Greg Tiller - fortissimo giocatore di heads-up, ndt), almeno fino a quando non vi farete uno schema che meglio si adatta al vostro gioco. La chiave sta nel considerare lo stack effettivo, perché non è consigliabile aprire 3x quando siete troppo corti. Sarà infatti molto facile exploitarvi 3-bettando all-in a meno che voi non stiate aprendo una percentuale molto bassa di mani. HokieGreg consiglia di raisare 3x con 75-51 BB, 2,5x fra 30 e 50 BB e 2x fra 13 e 30 BB. Sotto questo livello in molti iniziano ad open-pushare pre-flop usando le tabelle di equilibrio di Nash.

Per quanto riguarda il limp, alcuni non lo fanno davvero mai limitandosi al push/fold. Altri invece limpano tutto quello che non raisano, finchè villain non inizia a reagire a questo tipo di azione. Arrivati a quel punto cominciano allora a mixare i limp anche con mani forti, così da rendere all’altro la vita difficile. Personalmente non limpo mai fino a che lo stack effettivo è meno di 23 BB. Dopo di che inizio a limpare con molte mani deboli e anche qualcuna forte. C’è molta flessibilità su questo aspetto.

Infine, per quanto riguarda il gioco da fuori posizione, io raccomando di iniziare la partita con un approccio molto tight. Potete callare dei min-raise un po’ più wide  rispetto a quanto fareste con un rilancio 3x, ma in generale è meglio giocare con minor frequenza i piatti da OOP. Scegliete mani che possono floppare bene, dove entrambe le carte possono centrare una coppia decente; perciò meglio K-9 suited che A2 offsuit. Guardate poi quanto spesso l’oppo rilancia: non è il caso di callare con mani dominate contro un nitty che apre da bottone.

Il vostro gioco da fuori posizione sarà condizionato anche da come l’oppo gioca post-flop: alcuni vi permetteranno di vedere gratis il turn ed il river, altri c-betteranno il 100% delle volte ma andranno in difficoltà contro un check-raise.

Comunque davvero: giocate tight da fuori posizione! E se poi qualcuno limpa da bottone, non rilanciate con un range troppo ampio a meno che non siate assolutamente certi di quello che state facendo. Nelle prime fasi della partita raisate i limp soltanto con qualcosa tipo 8-8+, Q-J+, K-10+, A-10+ e con le altre mani guardatevi i flop gratis.”

]]>
Sit'n'go Wed, 28 Jul 2010 06:11:34 +0000
Analisi di una mano con Mike Sowers: un’azione passiva per estrarre valore http://www.assopoker.com/come-pensano-i-pro/analisi-di-una-mano-con-mike-sowers-un-azione-passiva-per-estrarre-valore-5307 http://www.assopoker.com/come-pensano-i-pro/analisi-di-una-mano-con-mike-sowers-un-azione-passiva-per-estrarre-valore-5307 Mike SowersPer  estrarre valore dalla propria mano bisogna determinare quale sia il miglior modo per indurre in errore l’avversario. Contro una calling-station, una bet sarà fatta con l’aspettativa di essere chiamata da una mano peggiore, mentre con un avversario aggressivo si potrebbe considerare l’idea di agire passivamente nella speranza che l’altro provi a bluffare per prendersi il piatto.

Ed è proprio di quest’ultima opzione che ci dà dimostrazione pratica Mike “SowersUNCC” Sowers, in una mano giocata al WPT Doyle Brunson Five Diamond World Poker Classic – torneo da 15.000 dollari di buy-in tenutosi al Bellagio di Las Vegas nel 2009.

Con bui 400/800 e ante di 75, Sowers apre di 2.000 da hi-jack con **fq* **c0*. “Con ancora 4 giocatori a dover parlare e con la dead money già nel piatto, Q-10 è più che buona per provare lo steal da late position” spiega Mike, che subito dopo trova il call sia del player alla sua sinistra e sia di Antonio Esfandiari da small blind.

Sul flop arrivano **pq* **c6* **q0* che regalano a Sowers una top two pair. Esfandiari fa check e Mike punta 5.600.  L’altro avversario in gioco decide di foldare mentre Antonio si adegua per il call: “Dopo la sua chiamata pensavo che avesse una coppia oppure un Jack per il draw, tipo K-J o J-9” continua Sowers, che in carriera ha vinto più di 1,4 milioni di dollari in premi nei tornei. “Dato che io avevo la doppia coppia più alta ho ritenuto inizialmente che lui fosse su un progetto. Poteva anche avere un bottom set, ma propendevo più per il draw.”

Sul turn arriva un **p0* e Sowers chiude un ottimo full-house. Antonio fa di nuovo check: “Pensavo proprio di avere la mano migliore e l’unico modo per estrarre valore da quel turn era che lui avesse un set di 6, perché con un draw su un board accoppiato avrebbe foldato abbastanza spesso.

Mike checka dietro: “So bene che Antonio è un ottimo giocatore, ”Antonio Esfandiaried in quel caso se avvertiva una mia debolezza poteva provare a prendere il piatto con una puntata, a prescindere se avesse o meno un qualche tipo di punto in mano.” Esfandiari attende  infatti di vedere il **q5* al river e spinge nel mezzo 10.100 chips.

“Sembrava una value bet” racconta ancora Sowers. “Quando ho poi rilanciato fino a 31.600 ho fatto praticamente poco più di 3 volte la sua puntata. Era poco probabile che potesse callare, ma il mio raise leggermente superiore alla size standard poteva indurlo a pensare che stessi bluffando. Magari poteva hero-callare anche con A-J.”

Esfandiari invece passa e Mike conquista comunque un buon piatto. “L’unico modo per prendere valore bettando quel turn era se lui aveva chiuso il suo progetto. Un check poteva invece spingerlo ad una giocata aggressiva sia con un progetto chiuso e sia con un busted draw.”

]]>
Come pensano i Pro Tue, 27 Jul 2010 06:00:15 +0000
Il gioco tight sta tornando di moda? http://www.assopoker.com/abc-del-poker/i-gioco-tight-sta-tornado-di-moda-5304 http://www.assopoker.com/abc-del-poker/i-gioco-tight-sta-tornado-di-moda-5304 Bei tempi quelli di Amarillo Slim, Johnny Moss e T.J. Cloutier, campioni che seppure in maniera diversa incarnavano tutti un poker antico, nel modo di atteggiarsi al tavolo, nello stile di gioco ultra-tight, nella tipologia di field che si trovavano ad affrontare durante le prime edizioni delle World Series of Poker.

Poi la svolta. E' assodato che il poker moderno sia nato con Chris Moneymaker. Correva l'anno 2003, quando costui, da outsider proveniente dall'online, mise in fila 839 contendenti aggiudicandosi il Main Event delle WSOP. Fino a quel momento la sua restava l'edizione dei record.

Dall'anno successivo però il mondo del poker visse una transizione epocale dovuta al cosiddetto "effetto Moneymaker". A tal proposito sia sufficiente dire che il Main Event delle WSOP 2004 ridicolizzò qualsiasi primato numerico, con 2576 iscritti ai nastri di partenza.

Questa grande affluenza di giocatori emersi dall'online, pronti a cimentarsi nei più rinomati circuiti del live, ha radicalmente mutato le dinamiche del gioco. La prima e più sostanziale trasformazione ha avuto luogo nell'atteggiamento al tavolo, via via più aggressivo. Apertura del gioco con qualsiasi range di mani e tendenza al re-raise hanno sancito la preponderanza dei loose-aggressive contro il tight alla vecchia maniera.

Un cammino in cui si è distinto nel corso degli ultimi anni proprio Tom 'durrrr' Dwan, oggi leader indiscusso del LAG pensiero. Uno stile peraltro comune anche a campioni del poker nostrano come Dario Minieri.

La prima scoperta è stata che giocando assai loose e combinando questa tendenza con fondamentali pokeristici piuttosto solidi insieme a una straordinaria abilità nel calcolo e nella capacità di dissezionare analiticamente ogni fase del gioco, i risultati alla lunga migliorano. Bluffando contro un oppo tight, il quale si trova spesso a foldare di fronte ad un ingente re-raise, l'inerzia del tavolo per forza di cose pende in favore dei più temerari loose-aggressive. Questi ultimi, infatti, risultano all'atto pratico meno leggibili.

Nel momento attuale però gli scenari sembrano lentamente cambiare. Come accade in altri giochi strategici, differenti ma comunque assimilabili al poker, la propensione verso uno stile deve evolversi in funzione delle mode. Di fronte a giocatori che nella pratica quotidiana subiscono il fascino di personaggi alla durrrr, il migliore meccanismo di difesa sembra quello di tornare alla tattica "rock". Così torna in auge il vecchio adagio che impone di predisporsi al tight quando al tavolo siedono giocatori loose, e viceversa.

Perfino i principianti iniziano a capire che, sebbene non esista una ricetta unica e vincente nel poker, giocare tight oggi è assai più facile. Concretamente, richiede abilità e capacità di lettura meno spiccate, ci si fa carico di meno decisioni e minori rischi, infonde più sicurezza. In cambio occorre soltanto un po' di pazienza, fino alla mano utile per entrare in gioco con forza.

]]>
ABC del Poker Mon, 26 Jul 2010 14:46:14 +0000
Il poker, il professionismo ed il dubbio amletico http://www.assopoker.com/psicologia-e-poker/il-poker-il-professionismo-ed-il-dubbio-amletico-5288 http://www.assopoker.com/psicologia-e-poker/il-poker-il-professionismo-ed-il-dubbio-amletico-5288 Diego 'Iena1978' Frattaruolo, uno dei primi pro italiani di successo (foto courtesy of GDPoker)Il poker online in Italia è un fenomeno recente, ciò nonostante sono numerosi i giocatori che hanno scelto con successo la strada del professionismo, alcuni fra loro diventando top grinders rispettati nella community dei giocatori e capaci di profitti davvero ingenti.

Molti fra loro sono giovani o giovanissimi: non appare quindi strano che molti appassionati attorno ai vent’anni si chiedano - vittime di un dubbio amletico - se non sia il caso di cercare di seguirne le orme, ritagliandosi una vita professionale che può riservare molti aspetti positivi qualora sia vincente.

Guadagni fuori da qualsiasi ragionevole paragone e completa autonomia lavorativa sono innegabilmente due fattori molto allettanti. Inoltre, nell’immaginario di un ventenne è probabile che il dirsi giocatore professionista assuma un fascino assai diverso da quello di dirsi operaio piuttosto che impiegato.

Il rischio, tuttavia, è di cadere in un tranello psicologico per via del quale si cerchi di vedere soltanto il bicchiere mezzo pieno a fronte di quello mezzo vuoto che viene più o meno consapevolmente ignorato, nel tentativo di confermare razionalmente quello che in noi è già un desiderio spiccato.

Chi ha intrapreso questa strada con successo non manca di mettere in guardia su quali siano i risvolti potenzialmente negativi: giocare per divertimento è appagante, giocare per pagare l’affitto, le bollette, l’assicurazione dell’auto e riempirsi il frigo può facilmente trasformarsi in qualcosa di molto più duro.

Il rendimento è infatti incerto e soggetto a oscillazioni notevoli: questo comporta uno stress difficilmente immaginabile intuitivamente ma assolutamente tangibile, e chiunque svolga questa professione potrà confermarvelo.

C’è poi da considerare che socialmente dirsi giocatori professionisti viene additato ad oggi come curioso nella migliore delle ipotesi e come assurdo o addirittura patologico in quella peggiore. Inoltre, il mercato sta cambiando: l’introduzione del cash game romperà certamente gli equilibri attuali, creandone di nuovi ipotizzabili, ma non facilmente prevedibili.

Man mano che il tempo passa riuscire a mantenere guadagni elevati è più difficile, il field si fa meno soffice: molti giocatori contano di guadagnare cifre importanti nel giro di alcuni anni e poi di reinvestirle in altro, ma attuare oggi questo proposito partendo da zero diventa sempre più complesso.

Ottenere un titolo di studio, per contro, non è garanzia di successo, ma certamente può permettere l’accesso a un mondo del lavoro che – per quanto possa apparire arido – ha ancora molto da offrire per persone capaci e che vogliano mostrare sul campo quel che valgono davvero.

In fondo, questo vale anche per il poker: un HUD e lo slang giusto non fanno un giocatore, e se pensate che là fuori ci siano persone collegate a un computer ansiose di buttarvi in faccia migliaia di euro ogni mese  senza che dobbiate fare troppa fatica, è probabile che vi stiate sbagliando.

Nessuno può indicarvi con certezza quale sia la strada migliore: solo voi potete essere buoni giudici delle vostre capacità e debolezze, delle vostre ambizioni e del vostro reale valore, qualora siate onesti. Tuttavia, scelte tanto importanti vanno soppesate con cura, valutando i pro e soprattutto i contro, perché di sentieri lastricati di mattoni gialli fuori dai libri di favole davvero non ce ne sono.

]]>
Psicologia e poker Sun, 25 Jul 2010 09:09:01 +0000
Phil Hellmuth e il suo primo braccialetto WSOP http://www.assopoker.com/come-pensano-i-pro/phil-hellmuth-e-il-suo-primo-braccialetto-wsop-5283 http://www.assopoker.com/come-pensano-i-pro/phil-hellmuth-e-il-suo-primo-braccialetto-wsop-5283 Per la rubrica "La mano della settimana", il Pro americano Phil Hellmuth ci racconta della vittoria nell'heads-up decisivo contro Johnny Chan, che gli valse il titolo di Campione del Mondo di poker del 1989 ed il suo primo braccialetto in un evento delle WSOP.

"In questo periodo dell’anno ancora tanta gente mi chiede come ho fatto a battere Johnny Chan per la conquista del mio primo titolo alle World Series of Poker. Che dire, la mano che sto per raccontarvi è stato certamente la più importante della mia vita.

Era il 18 maggio del 1989 e mi sono ritrovato a giocare in heads-up contro il due volte campione del mondo. I bui erano 5.000/10.000 oltre ad all'ante di 2.000.

Ero sul bottone e ricevo **f9* **p9*. Decido di aprire per 35.000 e Johnny rilancia di altri 130.000. Istintivamente vado all-in per circa 1 milione di chips e lui, dopo averci riflettuto per un paio di minuti, mi chiama girando **pa* **p7*. Il mio sogno di vincere il titolo dipendeva tutto dall’esito di quella mano, e partivo favorito 2 a 1.

Sul flop arrivano **ck* **fk* **q0* e Johnny aveva bisogno di un Asso o un 10 per andare in vantaggio. Il turn porta un **pq* che gli dava altre outs, perchè avrebbe potuto vincere anche con un qualsiasi Jack o donna. Mancava una sola carta ed ero ancora favotiro. Il river è un **p6* e finalmente il titolo di campione del mondo era tutto mio.

Ma ridiamo un’occhiata alla mano,  e soprattutto perché ho deciso per il re-raise da 1 milione. Quattro mani prima avevo aperto esattamente di 35.000 e Johnny aveva 3-bettato proprio a 130.000. Quella volta in mano ce li avevo io gli A-7 suited. A differenza sua, però avevo preferito passare. Avevo comunque notato che Chan era diventato piuttosto aggressivo, rilanciando molto spesso le mie bet anche con mani relativamente deboli. Ecco perché nel colpo decisivo mi aspettavo che il suo re-raise non indicasse qualcosa di particolarmente forte.

Per quanto riguarda Chan: è stato giusto il suo call per le ultime 450.000 chips? Secondo me non tanto. Forse si può giustificare solo se pensava che stessi bluffando. Più tardi ha comunque riferito che se avesse foldato sarebbe stata dura per lui battermi con uno stack così piccolo. Ok, d’accordo, ma diamo uno sguardo a cosa dice la matematica.

Avevamo entrambi 167.000 nel piatto, ossia 334.000 totali. Aggiungiamo il mio raise, che comprende le restanti 450.000 chips di Chan,  il pot diventa da 784.000. Con la sua chiamata Johnny aveva odds di 2 a 1. Se ipotizziamo che non stavo bluffando, lui doveva mettermi su 77+ oppure un Asso con un kicker migliore. Un range che mi dava favorito di 2 a 1 circa. Pertanto risulta chiaro che la matematica non dà ragione al suo call.

Per fortuna che il poker non è sempre così facile, perché altrimenti quelli molto bravi in matematica vincerebbero tutti i tornei. Chan doveva tenere conto della possibilità che stessi bluffando per non oltre il 15% delle volte. In questo caso, chi è in grado di calcolare le giuste odds?

Concludendo, se non avesse chiamato credo proprio che avrebbe potuto giocarsela ancora con i 450.000 rimanenti. Come si dice: ‘A chip and a chair!’

Phil Hellmuth

]]>
Come pensano i Pro Sat, 24 Jul 2010 12:01:06 +0000
"Ryan Fee's 6-Max NL Strategy Guide" in italiano - 11° parte: il gioco al turn http://www.assopoker.com/cash-game/ryan-fees-6-max-nl-strategy-guide-in-italiano-11-parte-il-gioco-al-turn-5281 http://www.assopoker.com/cash-game/ryan-fees-6-max-nl-strategy-guide-in-italiano-11-parte-il-gioco-al-turn-5281 Ryan FeeSi avvia verso la conclusione, la traduzione in italiano - esclusiva di Assopoker - della "Ryan Fee's 6-Max NL Strategy Guide", la preziosa guida per il cash game scritta dall'omonimo giovane professionista statunitense. Iniziamo a parlare di gioco al turn, dove le informazioni a nostra disposizione sono aumentate e le decisioni diventano spesso davvero complesse.

Il gioco al turn
Voglio dire, prima di parlare di inaugurare questo capitolo, che credo il turn sia la street dove i giocatori commettano più errori di tutto il poker online 6-max. Troppo spesso i giocatori si concentrano esclusivamente sul flop, il che porta poi ad avere dei leak gravi tanto al turn quanto al river. Questo fa sì che si caccino spesso in situazioni complicate nelle quali nel lungo termine perdono molto denaro.

Detto questo, cominciamo a parlare dell'elemento più importante per quanto riguarda il gioco al turn, ovvero la double barrel.
Troppo spesso molti giocatori che si trovano fuori posizione puntano al flop ma check/foldano turn che non li abbiano aiutati: questa dovrebbe essere un'eccezione piuttosto che la regola, ma vedo farlo continuamente.

Nella sezione precedente spero di avervi abbastanza istruiti da non farvi c-bettare con KQ flop come 7-5-4, per cui per fortuna non dovremmo trovarci in situazioni così complesse al turn. Vediamo quindi quando dovremmo fare la second barrel.
Anzitutto, dovremmo farla sempre con tutti i nostri draw. Eccezioni a questa semplice regola possono occorrere quando ad esempio vogliamo punire troppi tentativi di floating da parte dei nostri avversari, per cui piuttosto che second-barellare potremmo check/raisare il turn, ma chiaramente per far questo profittevolmente occorre avere una read precisa. Naturalmente può essere il caso di check/foldare in alcune situazioni, ad esempio avendo in mano un draw debole che non si concretizza né migliora al turn e dopo aver ricevuto due call al flop.

Parlando adesso di punti dalla doppia coppia in su. In linea generale bet/foldare è sempre preferibile a check/foldare, perché si tratta di mani piuttosto forti. Posso check/foldare in situazioni in cui ho una mano come **p8* **p7* , il flop è **c7* **f8* **c9* ed il turn è il **c0*. Tuttavia, se ad esempio il turn fosse stato **p0* lo avrei puntato, visto che ho una mano che potrà ancora essere la migliore una certa percentuale di volte.

Inoltre, quando avete una mano forte non cercate di check/raisare il turn, questo perché rende il vostro range di puntata troppo weak ed exploitable. Quando avete una mano monster, limitatevi a puntare tre streets e sperate di ricevere un rilancio. Una volta che siate raisati sulla vostra puntata su una carta particolarmente scary per voi, quello è il momento di postare la mano su qualche forum.
Qualora abbiate invece una coppia, ad esempio AQ su flop QT5, indipendentemente che a terra vi sia un flushdraw o meno, continuate a puntare anche al turn per valore: le persone amano floatare i flop e chiamare in generale, dovete scoraggiarli a farlo e fargli prendere decisioni marginali con un draw od una coppia debole.

L'unica circostanza in cui al turn potrete prendere in considerazione l'idea di c/c anziché puntare nuovamente è contro giocatori TAG che pensate possano foldare abbastanza su una second barrel ma che siano in grado di bluffarvi qualora avvertano debolezza da parte vostra. Qui lo potrete fare, ma non dev'essere la vostra giocata standard, sia perché è exploitable sia perché fa perdere alla vostra mano forza e iniziativa, quando vi trovate fuori posizione.

Quando invece siete in posizione, le cose cambiano. Ammettiamo che abbiate una mano come A5 o K9 o una classica TPNK in cui siete WA/WB (Way ahead/Way behind: molto avanti o molto indietro, ndr), ed il flop sia AT6 o K53, entrambi rainbow. Voi avete aperto da BTN ed il BB ha chiamato, un giocatore TAG/nitty con cui non avete history. Voi c-bettate e lui chiama. Il turn è una blank e lui checka: qui dovreste fare altrettanto, perché checkando potrete rendere la vostra mano meno leggibile e prendere valore nella street successiva. E' chiaro che non fareste la stessa cosa su board wet, dove IP con TP dovreste puntare ancora.

La vostra idea qui è di chiamare una sua puntata al turn, checkare al turn se non la fa e chiamare una puntata al river, o farla a vostra volta con una size che non sia troppo piccola da essere chiaramente una value-bet. Vediamo ora un altro scenario.
Ammettiamo che abbiate aperto AK da una posizione qualsiasi che non siano i bui, e che ci siano i seguenti flop: **qa* **qj* **p7* ; **qa* **p0* **f5* ; **qa* **c2* **p2*, **pk* **cq* **p8*, **pk* **cj* **f0*. L'unico spot in cui vorrete andare rotti al flop è quello A-2-2 rainbow, presupponendo che il vostro avversario non abbia quasi mai un due.
Se ricevete un rilancio nelle altre situazioni e non avete history con i vostri avversari è meglio abbandonare la mano, perché in una situazione del genere non state mai meglio che flippando e qualche volta sarete addirittura “morti”.(fine undicesima parte)

Traduzione di Piero 'Pierelfo' Pelosi

Leggi qui la prima parte
Leggi qui la seconda parte

Leggi qui la terza parte
Leggi qui la quarta parte
Leggi qui la quinta parte
Leggi qui la sesta parte
Leggi qui la settima parte

Leggi qui l'ottava parte
Leggi qui la nona parte
Leggi qui la decima parte

]]>
Cash game Sat, 24 Jul 2010 06:51:09 +0000
Introduzione ai tornei di Razz - di golem8484 http://www.assopoker.com/varianti-di-poker/introduzione-ai-tornei-di-razz-di-golem8484-5275 http://www.assopoker.com/varianti-di-poker/introduzione-ai-tornei-di-razz-di-golem8484-5275 Jeff Lisandro, maestro delle varianti di poker studUno degli utenti storici della community di AssoPokergolem8484 – ha scritto qualche tempo fa sul nostro forum una guida alla variante del Razz, di cui è appassionato: in questo articolo ne riporteremo una parte, ovvero quella relativa a come approcciarsi in linea generale ai tornei di Razz.

Scrive golem8484: “La vostra prima preoccupazione in un torneo di Razz è sopravvivere alla prima ora di gioco, fase in cui in genere viene eliminata circa metà dei partecipanti. Molti infatti finiscono col mettere le loro chips nel piatto in queste prime fasi nel tentativo di costruire uno stack importante: non imitate questi giocatori particolarmente loose, ma approcciatevi piuttosto con uno stile tight, cercando di capire che genere di avversari avete al tavolo in modo da sfruttarne gli errori”.

L’obiettivo seguente è naturalmente quello di raggiungere la zona premi, quindi il tavolo finale e infine evidentemente quello di vincere. Per farlo, essenziale è la scelta delle starting hands con cui impegnarsi in ciascuna mano: “Per entrare in gioco avrete bisogno di tre low cards, e evidentemente di nessuna coppia.
Inizialmente sarebbe meglio non giocare mani che contengano una carta superiore all’8. Per decidere, osservare le door cards – ovvero le carte mostrate dagli avversari – vi sarà utile. Se la vostra carta esposta è inferiore a quelle avversarie potete entrare nella mano, mentre qualora accadesse il contrario foldare sarebbe la scelta migliore
”.

Golem8484 si sofferma poi sui giocatori loose cui accennava in precedenza, raccomandando di giocare solo mani premium contro di loro (quindi starting hands come A23, A25 piuttosto che 234 o 245) dal momento che non esiteranno ad essere molto aggressivi nelle prime streets anche solo con un buon progetto.

Infine, l’elemento essenziale su cui il nostro utente si sofferma è quello di ricordare le carte che sono state esposte dai vostri avversari, in modo da ricavarne un indubbio vantaggio quando valutiamo la reale forza della nostra mano: “A differenza dell’Hold’Em, nel Razz come in ogni variante stud potete sfruttare il vantaggio di avere informazioni non soltanto sulla vostra mano, ma anche su quelle avversarie.

Infatti, ricordandovi le carte basse esposte, comprese quelle foldate, potrete determinare con buona approssimazione quando il vostro progetto sia davvero valido o meno. A poco serve un ottimo progetto se gli out per chiuderlo sono quasi tutti bruciati, rendendovi di fatto drawing dead o quasi.

Così facendo, quando calcolerete le pot odds potrete eliminare diversi out che sono già usciti, e questo vi garantirà un eccellente vantaggio sugli avversari che non saranno in grado di fare altrettanto
”.

]]>
Varianti di poker Fri, 23 Jul 2010 10:20:29 +0000
Cash game e il controllo delle puntate http://www.assopoker.com/cash-game/cash-game-e-il-controllo-delle-puntate-5274 http://www.assopoker.com/cash-game/cash-game-e-il-controllo-delle-puntate-5274 Ci sono molte ragioni per giustificare una puntata, infatti una bet può essere fatta per valore, per ottenere informazioni, per proteggere una mano oppure per bluffare. E se poi subentrano diversi fattori per stabilire quale sia la giusta size, l’importante è che di base ci sia un piano ben congeniato che sottenda all’azione.

Alcuni giocatori consigliano di puntare sempre la stessa cifra, perché in questo modo le informazioni date agli altri sarebbero minime. C’è chi nvece ritiene che la size debba essere correlata alla forza della mano che si ha e se si vuole essere chiamati o meno (value bet).

Nonostante questi due approcci tendano ad andare un po’ all’estremo, in definità hanno però la loro valenza. Ma ricordate che il No Limit Texas Hold’em non è un gioco da affrontare con schemi rigidi e sempre uguali, quanto piuttosto una disciplina i cui continui aggiustamenti rappresentano la chiave di volta.

L’idea di base dietro la manipolazione della misura delle puntata è quella di controllare l’entità del piatto, in modo da forzare gli avversari a giocare secondo quella che è la vostra strategia. Vediamo un esempio concreto: siete in un tavolo di NL600 con **f4* **p4* ed avete di fronte un oppo aggressivo che avete visto attaccare puntate deboli in più di una occasione. Ha già dimostrato di non aver paura di floatare e di 3-bettare light, e sembra voler mettere costante pressione sugli altri gioctori in modo da rendere le decisioni al tavolo le più complicate possibili.


Ipotizziamo che apriate dal cutoff di 18 € e che l’oppo di cui abbiamo appena parlato flatti dal bottone. Sul flop scendono **pq* **c8* **q4*. Ora, la size della puntata andrà sicuramente ad incidere sull’azione dell’avversario. Se fate una bet pari al piatto potreste certamente mettere un freno alla sua aggressività. Se fate il 75% del pot potreste fargli intendere che volete estrarre valore dalla vostra mano, quindi l’epilogo potrebbe essere simile all’ipotesi precedente.

Avendo invece a disposizione alcune informazioni sul suo modo di giocare, possiamo agire diversamente. Supponiamo che puntiate metà o leggermente di più di un terzo del piatto: una size del genere potrebbe essere vista come una blocking-bet od una probe bet. Pertanto puntate i vostri 18-20 € nel piatto da 42 ed un buon numero di volte l’avversario aggressivo avvertirà debolezza e vi rilancerà fino a 60 €. Per continuare con la vostra “storia” fate solo call e sul turn arriva un **fk*. Andate di check e lui pusha subito; voi snap-callate e villain mostra **ck* **p9* che non migliora sul river.

Naturalmente questo è solo un esempio e non è detto che vada sempre tutto liscio. A volte non riuscirete a convincere l’altro di quello che volete lui pensi della vostra mano, ma intanto avrete creato una history che potrà servirvi in occasioni future. La prossima volta che flopperete qualcosa di forte contro di lui, potrete fare una puntata più alta oppure una più bassa come se voleste bluffare o vedervi il turn a poco prezzo. Un siffatto controllo delle puntate porterà enormi benefici ai vostri risultati di lungo periodo, perché vi troverete più spesso sia a farvi pagare bene il vostro punto e sia a contenere le perdite sulle mani marginali.

]]>
Cash game Fri, 23 Jul 2010 06:55:29 +0000
Strategia MTT: la size delle puntate – parte seconda http://www.assopoker.com/tornei-multi-table-di-texas-holdem-base/strategia-mtt-la-size-delle-puntate-parte-seconda-5265 http://www.assopoker.com/tornei-multi-table-di-texas-holdem-base/strategia-mtt-la-size-delle-puntate-parte-seconda-5265 Il Pro americano Tony 'Bond18' DunstLa seconda ed ultima parte del capitolo sulla corretta size delle puntate presente all’interno della guida strategica per gli MTT scritta dal Pro Tony “Bond18” Dunst. "Vediamo cosa potrebbe succedere in questa mano se provate a fare i simpatici. L’azione pre-flop è la stessa, ma guardate cosa accade con i calcoli se cercate di puntare poco per valore sul flop.

Con K 7 5 rainbow (il pot  è di 380), il Big Blind fa check e voi bettate 200. L’hi-jack fa call e il BB passa. Il turn è un J e il piatto è di 780 con 2680 ancora negli stack.

Se continuate con la vostra idea di puntare mezzo piatto per valore allora guardate cosa succede: voi mettete 400 e l'altro chiama; il river è un 2 e il pot è di 1580. Ora avete 2280 ancora negli stack. Uno shove rappresenterebbe una overbet che renderebbe alquanto palese la forza della vostra mano, perciò siete costretti a puntare qualcosa come 1000 per valore, perdendo 1280 solo per aver scelto questa linea più morbida.

C'è poi uno schema di puntate inverso a questo. Talvolta dovrete bettare di meno per manipolare l'azione a vostro favore. Eccovi una mano che ho postato molto tempo fa per spiegare un'altra idea, quella di puntare poco per predisporre una particolare giocata.

Stavo partecipando al torneo di PokerStars, il 50 single rebuy con add-on. Ero stato piuttosto aggressivo da late position ed il giocatore sul Big Blind sembrava anche lui piuttosto aggressivo benché non fosse un Pro. Il mio stack era di 9940 e quello del BB di 6700. Con bui 100/200 ricevo **fq* **f9* dal bottone. Tutti foldano fino a me ed io rilancio di 525. Lo small blind passa mentre l’oppo da BB chiama.

Il flop è **p0* **f3* **f6* ed il piatto è di 1150. BB fa check: vediamo l'idea di base in casi del genere. Supponiamo che io esca puntando una somma standard, tipo 700:  se l'altro fa un check-raise per una cifra corretta come 2100 allora avrà probabilmente già investito una parte troppo grossa del suo stack per poter foldare ad una nostra probabile 3-bet. Perciò conviene puntare poco, per manipolare la size del suo check-raise. Ecco come è andata a finire la mano: BB fa check, io punto 450, lui check-raisa a 1400 ed io pusho per 9415, BB folda.

Ora, spesso sconsiglio di puntare meno del rilancio preflop, ma questa mi sembrava un'ottima situazione per farlo. Come "luckychewy" ha scritto discutendo questa mano, "questa piccola under-bet è effettivamente migliore di una più tipica piccola continuation-bet, perché alcuni la percepiranno come un segnale di debolezza e ci blufferanno contro, permettendo in tal modo alla nostra 3-bet di avere molta più fold equity." Siamo entrambi d'accordo, comunque, che una mossa del genere non va fatta contro avversari che capiscono di cosa si tratta (va detto che ,al di fuori di chi frequenta gli MTT a buy-in alti, in realtà i giocatori di questo genere sono una rarità).

Adesso vediamo invece come adattare la size delle puntate alle texture dei board. Anche la continuation-bet più standard deve essere fatta in base al tipo di board (ed ovviamente alla dimensione degli stack). Ecco un esempio molto semplice su quanto appena detto:  siamo di nuovo al nostro freezout da 50$ con stack iniziali di 3000 per tutti e bui 20/40. Avete **qq* **cq* in posizione utg+1 e villain è sconosciuto.

Preflop: utg folda, voi rilanciate a 120 e chiama solo un giocatore in middle position. Sul flop scendono **c0* **q5* **f3* ed il piatto è 300. In una situazione del genere, fate la vostra c-bet standard qualunque size abbia. A me piace puntare circa il 60-75% del piatto nelle prime fasi dei tornei. Nel caso specifico farei 200. Se il flop fosse invece **f6* **f7* **c9* (pot di 300) allora provo a fare qualcosa di leggermente diverso. Credo convenga puntare di più per far pagare chi vuole inseguire dei draw, e se villain rilancia è meglio fare in modo che il suo raise lo committi. Farei 250, e se l'altro rilancia io pusho, dato che nel suo range ci sono molti progetti.

Sostanzialmente, quando il board è più coordinato conviene puntare di più, dato che ci sono più mani con cui l'avversario può chiamarvi o rilanciarvi. Su board meno coordinati, come il 10 5 3 di prima, è meglio far credere all'altro che stiate facendo una c-bet standard, che comprenda il 100% del vostro range e che con una mano come 66-99 o Tx possa chiamarvi o rilanciare.

Vediamo ora come regolarci con la size delle puntate nel late stage dei tornei. Man mano che gli stack diminuiscono rispetto ai bui, le vostre c-bet dovrebbero fare altrettanto. Io scendo dal 70% del piatto, nelle prime fasi del torneo, ad un 55% circa verso la fine. A che punto devo cominciare a ridurle? Per lo più dipenderà dagli stack coinvolti nella mano. Verso la fine del torneo di solito gli stack sono sui 20-35 bb, mentre all’inizio sono 100-200. Quando l’average scende intorno ai 40 BB allora inizio a ricalibrare la mia c-bet. Quando arriviamo sotto i 30 BB allora la mia continuation bet sarà del 55-60% del piatto.  Per meglio spiegare il concetto, eccovi alcuni esempi su come gli stack ed i board influenzano le c-bet.

Supponiamo che lo stack medio nel nostro solito freezout sia sceso a 30bb ed i bui siano 500/1000 con ante di 100. Sia voi che l'avversario avete stack in average e siete ad un tavolo da 9. Ricevete **qa* **fq* da middle e tutti passano prima di voi. Open-raisate a 2.600 e chiama solo il cutoff.

Ora, su quali tipi di flop puntate il 55-60%? Su quali fate di più? A questo punto, anche se correte il rischio di rendervi trasparenti ai giocatori pensanti, gli unici flop su cui punto di più sono quelli su cui ho hittato ma che sono anche drawy. Esempi:

Flop **pk* **p5* **f4* e piatto di 7700: faccio 4200 e foldo ad un shove.
Flop **qq* **p8* **f3*: punto 4200 e prego che l'altro rilanci o mandi i resti.
Flop **qq* **q0* **c9*: punto circa 6000 con l’intenzione di shovare.
Flop **pk* **pj* **p4*: mi metto sul check/fold.

Nei tornei più deep dovete, inoltre, capire cosa il vostro stack vi permetta di fare con bluff o semi-bluff post-flop. Ci sono giocatori che tentano bluff o semibluff con praticamente zero fold equity. Dovete stare attenti a individuare quando un avversario è pot committed, oppure quando la texture del board è tale che non potrete quasi mai indurlo al fold. Ecco un tipico esempio di bluff senza speranze: con bui 500/1000, e ante di 100, ricevete **pk* **qq* dall’hi-jack. Sia voi che l'avversario avete stack da 22.000.

Rilanciate a 2.600 e chiama solo il bottone. Il flop è **qa* **c9* **f4* e il piatto è di 7700: voi puntate 4.200 e l'oppo chiama. Ecco, questa è una situazione dove al turn o al river si potrebbe pushare sperando di far foldare l'avversario. Ma siccome il board non offre nessun draw - ed è raro che il bottone flat-calli con una coppia decente sperando che rinunciate a puntare anche al turn - l'avversario in questo caso ha quasi sicuramente un asso. Soltanto perché avete investito una buona parte del vostro stack non significa che dovete speware in bluff"

]]>
Tornei multi-table di Texas Hold'em - base Thu, 22 Jul 2010 06:25:52 +0000