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Analisi di una mano con Joe Beevers: le giuste odds per una mano debole

Scritto da
03/02/2010 05:21

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Joe BeeversCapita talvolta di avere pot odds così invitanti da rendere impossibile foldare anche mani deboli come 7-2. Ed infatti a darcene dimostrazione concreta arriva Joe Beevers – giocatore professionista inglese e membro, insieme ai fratelli Barny e Ross Boatman e a Ram Vaswani, del famoso Hendon Mob.

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Siamo al Main Event delle World Series of Poker 2009, torneo da 10.000 dollari di buy-in ospitato dal Rio Hotel & Casino di Las Vegas. Con bui 250$/500$ e ante di 50$, Beevers trova 7 2 da posizione di Big Blind. E mentre di solito una mano del genere finisce direttamente nel muck, questa volta le cose si prospettano in maniera diversa perchè il giocatore immediatamente alla sua sinistra apre di 1.000$ ed altri tre avversari si adeguano per il call. Joe si trova quindi nelle condizioni di dover aggiungere altri 600$ per partecipare ad un piatto da 5.350$ e con conseguenti odds per quasi 9-1, ossia un dato che giustificherebbe un call. Infatti, anche se l’original raiser dovesse avere una coppia d’assi, Beevers partirebbe in svantaggio solo di 8.5 a 1.

“Non me la sentivo proprio di passare quella mano per soli 600$” racconta infatti Joe. “Avevo comunque uno stack di 55.000$ che mi permetteva di coprire abbondantemente quello dei tre ragazzi che avevano fatto call. L’unico ad impensierirmi era soltanto quello alla mia sinistra. Lui infatti aveva più di me e ciò poteva crearmi qualche problema.”
Beevers effettua comunque il call e sul flop arrivano nell’ordine q 10 7 che gli danno una bottom pair ed un flush draw.

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L’opponent sullo small blind fa subito check e la parola passa quindi proprio a Joe: “non volevo sicuramente ritrovarmi a dover chiamare una grossa puntata, per cui speravo di poter in qualche modo controllare la dimensione del piatto. Per far ciò ho puntato 2.450$ accompagnati da una grande curiosità verso quello che sarebbe potuto succedere dopo.”

L’action passa all’utg che fa call, mentre gli altri tre decidono tutti di foldare. “A quel punto pensavo di aver capito abbastanza bene dov’ero nella mano. Lui poteva avere probabilmente A-10, K-Q o K-J.”
Sul turn arriva un a e dunque si chiude subito il progetto di colore di Beevers che, a quel punto, si concentra per farsi pagare nel migliore dei modi:  “se puntavo e lui aveva doppia coppia, allora avrebbe sicuramente fatto solo call” spiega infatti il Pro di Full Tilt Poker che in carriera ha vinto premi in tornei per oltre 2 milioni di dollari. “Ma io volevo che mettesse in mezzo un bel po’ di chips. Sicuramente infatti non gli facevo in mano due carte a cuori e neanche una over-pair, perchè in tal caso avrebbe rilanciato di più pre-flop. Quindi ero sempre più convinto che avesse proprio una doppia coppia”.

Beevers procede allora con un check e l’avversario punta 5.000$ per poi subire un immediato rilancio da parte dell’inglese che sale fino a 12.500$. Il call arriva un po’ sofferto e sul river scende infine un 3 . “Ho guardato al suo stack e più o meno gli rimanevano 30.000 chips” continua Beevers. “Non volevo fare una puntata troppo grande perchè avevo capito che quel ragazzo voleva sia rimanere ancora in gioco nel torneo e sia provare a prendere quel piatto. Dovevo quindi fare in modo che non si spaventasse troppo e che non foldasse la sua quasi certa doppia coppia.” Joe punta allora di nuovo 12.500$ e l’avversario decide infine per un altro call, buttando però via le carte dopo aver visto i 7 2 dell’altro ed accompagnando il tutto con commenti negativi sul fatto che Beevers avesse potuto giocare con una mano così brutta.

Ma per Joe il da farsi era chiaro perchè ”a volte le odds sono così grandi che bisogna giocare anche con queste carte. E poi Gus Hansen avrebbe fatto sicuramente lo stesso, anche con un rilancio pre-flop di 1.500$”.

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