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Analisi di una mano con Josh Arieh: l’history in un torneo

Scritto da
12/10/2010 07:02

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L’aspetto fondamentale che viene fuori dell’analisi di quest’oggi è l’importanza dell’history tra i diversi giocatori. Durante il WPT Championship da 25.000 dollari di buy-in, giocato nei primi mesi del 2010 al Bellagio di Las Vegas, il Pro Josh Arieh aveva appena perso 40.000 chips contro un avversario.

Nella mano successiva aveva rilanciato con KK vincendo uncontested e in quella ancora seguente – con bui 500/1000 e ante di 100 – aveva aperto da posizione di UTG con a a trovando il call di Cliff “JohnnyBax” Josephy e Kathy Liebert, i due professionisti seduti alla sua sinistra.

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“La mia immagine era un po’ loose” racconta Arieh, “e poi sono convinto che loro pensassero che io fossi un po’ tiltato per quello che era accaduto in precedenza. Comunque c’era quel tizio sul seat n° 9 che giocava praticamente tutte le mani: proprio un donk!  Aveva chips da buttare ed era diventato il bersaglio numero uno di tutto il tavolo.”

Lo stesso oppo difatti chiama e in una mano a quattro il flop è 9 9 q . Il player sul seat n°9 fa check mentre Arieh punta 6.400. “Era una continuation bet piuttosto standard, e l’avrei fatta praticamente con qualsiasi mano”. Josephy e la Liebert buttano via le carte ed il Pro di Full Tilt Poker può in un certo senso tirare un sospiro di sollievo: “Per fortuna hanno foldato, altrimenti quello spot sarebbe diventato parecchio complesso. Uno di loro poteva avere un 9, ed a quel punto la mia mano avrebbe perso parecchio valore”.

L’unico call arriva dunque dall’oppo sul Big Blind e sul turn scende un q : “Prima di quella carta pensavo di poter vincere un grosso piatto, perché ero abbastanza convinto che avesse seguito con un atro Q, ma il turn non poteva essere peggiore per me.” L’avversario opta comunque per un check e Josh lo segue: “Avevo già deciso di chiamare una bet al river perché in pratica col mio check gli avevo chiaramente indicato che non avevo né un Q e né un 9. Vista la sua predisposizione all’azione, c’erano buone possibilità che provasse a bluffarmi sull’ultima street.”

Sul river scende infine un ulteriore 9 e il Big Blind checka di nuovo. “Sapevo che non aveva un Q perché altrimenti avrebbe puntato qualcosa per prendermi un po’ di chips sfruttando il fatto che sul board c’era già un full-house. Allora ho messo nel piatto 13.000, inducendolo al call con l’idea di dividerci il piatto.” L’altro chiama e poi butta le carte nel muck alla vista dei pocket aces di Arieh. “La lezione principale che si può desumere da questa mano è che per agire in un certo modo bisogna avere le informazioni necessarie. Io ho usato tutte quelle che avevo raccolto in precedenza: qual era la mia immagine e, soprattutto, con chi stavo giocando e qual era il player più debole.”

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