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Sean Lefort: “200.000 $ in più all’anno non è detto facciano la differenza che credete”

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23/12/2015 07:50

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Sean Lefort è un veterano nel mondo del poker di cui in generale si parla poco, ma che in realtà da anni si è concentrato sul cash game heads-up high stakes con ottimi risultati, e come tutti coloro che da molto tempo fanno attivamente parte di questo mondo la sua visione del poker e del modo in cui sia ottimale interpretare la professione del giocatore sia molto cambiato nel tempo, almeno per quanto lo riguarda.

“Quest’anno ho giocato molto heads-up da gennaio a marzo, mentre partecipo poco alle partite Zoom 6-max, sia perché i miei risultati non sono mai stati straordinari sia perché per come sono le partite oggi non credo che il potenziale guadagno valga lo sforzo di migliorarsi in quella direzione, almeno per me. Ci si trova a giocare con alcuni dei migliori regular al mondo che aprono quattro tavoli, con un solo fish che gioca su un tavolo, e così finisci a giocare il 96% delle mani contro dei regular…”.

In generale, Lefort si è sentito molto vicino a quanto detto recentemente da Ben “Ben86” Tollerene riguardo alla necessità di bilanciare meglio il proprio quotidiano, rendendolo in qualche misura meno “pokercentrico”, sfruttando naturalmente anche il benessere economico raggiunto negli ultimi anni che gli consente di non dover per forza spremere denaro dai tavoli online in ogni situazione.

Quando arrivo al giovedì e mi rendo conto che è da domenica che non vedo nessuno, perché tutto quello che ho fatto è stato giocare a poker ed andare in palestra, questo è il genere di cose che cerco di evitare – ha spiegato durante il podcast di Joe Ingram – a volte è necessario fare uno sforzo in quella situazione, accettando anche inviti per delle attività che magari su due piedi non ti entusiasmano più di tanto, perché è un modo per non continuare a vivere rinchiusi nella propria bolla”.

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“E’ un po’ il Dan Bilzerian Theorem, se hai i soldi sei libero di fare quello che vuoi, ma se ti incateni al poker non sei più libero”

Certo, è indubbio che molti professionisti non siano in una posizione economica altrettanto privilegiata, e tuttavia Lefort è convinto che si tratti più di un atteggiamento mentale, sul quale lui per primo ha dovuto lavorare: “In passato, dopo aver giocato per giorni a poker high stakes anche quando trascorrevo del tempo con gli amici non riuscivo ad essere completamente presente, la mia mente pensava comunque a quello che avrei fatto il giorno dopo, o a come organizzare la giornata in modo da avere più tempo da trascorrere davanti al computer”.

Quello che insomma Sean consiglia è di imparare a vivere meglio il presente, apprezzando il livello di benessere e di successo che si è raggiunto – con quello che di buono porta con sé – senza farsi ossessionare dall’idea di puntare sempre più in alto, ogni volta: “Qui a Toronto tutti puntano al prossimo level-up, che si tratti di una promozione sul lavoro, di un’auto nuova o cose del genere – spiega – il problema è che una volta che anche hai raggiunto quello che consideravi il next level ce n’è sempre un altro sopra”.

E questo, in fondo, può valere anche nel poker: “Oggi ci possono essere giocatori che guadagnano 100.000 dollari l’anno, e che investono tutto il loro tempo ed energie per riuscire a guadagnare 300.000 dollari l’anno, quando magari quei 200.000 $ l’anno in più non è detto che facciano tutta la differenza che si aspettano, nella loro vita – sottolinea – mentre magari puoi apprezzare il fatto che, proprio perché guadagni 100.000 dollari l’anno, oggi che è una bella giornata sei libero di uscire e goderti il sole”.

Naturalmente non è detto che l’approccio suggerito da Lefort siano validi o ottimali per tutti, ma certo l’esperienza di qualcuno che gioca con successo da un bel po’ di tempo non può che avere un certo peso.

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