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Come pensano i Pro

Alex “Assassinato” Fitzgerald: “Parlate da soli quando giocate, aiuta moltissimo”

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19/09/2015 12:00

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Ci sono tanti modi per migliorare il proprio gioco e mantenere il cosiddetto A-game il più lungo possibile. C’è chi ascolta un preciso genere musicale, chi cerca di ridurre al minimo le distrazioni, chi prende nota di qualsiasi giocata e chi invece parla da solo. Uno di questi è Alex Fitzgerald, noto professionista e stimato coach americano negli MTT Online.

Assassinato” ha spiegato questa pratica piuttosto inusuale in un recente post sul blog Americascardroom.eu, con la consueta schiettezza e ironia: “Quando sento che mi sto stancando, oppure quando sto entrando in una routine, inizio a pormi delle domande mentre gioco. Sì, parlo da solo e, sì, mi rendo conto che non è normale”.

Dopo questa introduzione, il professionista residente in Costa Rica fa un paragone interessante con il mondo dello sport: “Anche i tennisti parlano da soli, perché anche loro praticano un’attività nella quale si gioca da soli. Quando sono in campo, gli è letteralmente vietato parlare con il proprio coach. Devono essere l’unica guida per sé stessi. Non è raro vedere i tennisti urlare a sé stessi, per poi migliorare esponenzialmente il proprio gioco al punto successivo. Se si sentono a loro agio a urlare di fronte a milioni di persone, non può essere sbagliato farlo nella nostra cameretta”.

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Alexander Fitzgerald

Un paragone che non è nuovo per gli amanti delle due carte: il tennis, da sempre, è considerato uno sport molto simile al poker dal punto di vista mentale. “Ora, non ci metterermo a urlare contro noi stessi. Almeno, io non lo farò. I miei vicini pensano che sia già strano abbastanza”, scherza Alex, che poi continua nella sua disamina tecnica. “Tuttavia, se vi sentite poco in forma durante una sessione, ma non potete alzarvi, potete iniziare a porvi qualche semplice domanda per tornare sulla strada giusta“.

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“Prima di chiamare una puntata, chiedetevi: ‘Se sto chiamando perché credo che la mia mano sia migliore, quali mani batto realmente?“‘, spiega “Assassinato”. “Se stiamo puntando in bluff perché non abbiamo una mano di valore, chiediamoci: ‘Quali mani penso di fargli foldare?’ Se stiamo puntando per valore chiediamoci: ‘Quali mani chiamano questa puntata?

Il professionista statunitense continua con esempi simili, per poi riportare una situazione che gli capita di tanto in tanto: “È incredibile quanto ci siano di aiuto queste semplici domande. Non saprei dire quante volte mi sono posto questi quesiti per poi realizzare che stavo sbagliando qualcosa nella condotta della mia mano: ‘Qua punto perché lui… chiama… aspetta un attimo, quella mano non chiamerà mai questa puntata‘”.

Una delle situazioni che capitano più frequentemente, sia ai professionisti sia agli amatori, è quella di non riuscire a foldare una overpair: “Sappiamo tutti che due Re rappresentano una mano fantastica. Vogliamo che siano buoni, perché li riceviamo raramente. Tuttavia, con un colore o una scala sul board e il nostro avversario che non punta mai con una coppia inferiore, possiamo foldarli, anche se sono belli da vedere. Tuttavia, in modalità “pilota automatico”, spesso chiamiamo perché è una mano fortissima”.

Secondo “Assassinato“, è proprio in spot come questi che può diventare illuminante parlare da soli, ponendosi le giuste domande: “La domanda più importante che puoi farti è ‘cosa batto quando chiamo?‘. A volte tendiamo a pagare automaticamente la puntata perché la nostra mano è troppo bella. Parlare da solo mi ha aiutato moltissimo quando ero più giovane e spero che questo consiglio sia utile anche a voi”.