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Cosimo Bisogno: “La mano con 33? Decisivo il turn, e contro un “random” non faccio mai call”

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09/12/2018 14:55

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Cosimo Bisogno (Foto Tilt Events)

L’altro giorno ha fatto molto discutere una mano che abbiamo pubblicato, con uno showdown mozzafiato tra Italo Modena e Cosimo Bisogno. Abbiamo sentito prima il parere di Italo, che la mano l’ha persa e con l’occasione ci ha raccontato un po’ di sé. Facciamo oggi altrettanto con Cosimo, che la mano l’ha vinta e ci svela anche i segreti che lo hanno portato a quella decisione.

Cosimo Bisogno e un maestro d’eccezione: Dario Minieri

42enne da Siena, come dicevamo l’altra volta Cosimo Bisogno è un giocatore molto esperto. Da una dozzina d’anni frequenta il mondo del poker, che ha vissuto anche come professione per un periodo. “Dal 2007 al 2015 è stata la mia vita”, ci racconta. Una vita fatta soprattutto di cash game live giocato un po’ ovunque, da Las Vegas all’Europa. E con un maestro d’eccezione: Dario Minieri. “Conobbi Dario nel 2007 a Nova Gorica, durante un Perla Poker Festival. Ricordo che facemmo aprire un tavolo 5/10 e giocammo diverse ore heads up, fino alle sei del mattino. Dopo allora diventammo molto amici e siamo stati insieme a Las Vegas. Per un paio di anni abbiamo anche vissuto nella stessa casa, a Roma. Quel periodo è stato cruciale per la mia crescita come giocatore di cash game, perché Dario mi coachò insegnandomi tantissime cose. Poi abbiamo preso strade diverse ma siamo sempre in contatto, anche oggi.”

Cosimo con Dario Minieri, nel 2009 a Las Vegas

Cosimo ha dunque l’imprinting tipico del giocatore di cash e, come molti cash gamer, saltuariamente si cimenta in qualche torneo live. Molto meno di prima, avendo tre anni fa deciso di cambiare vita cimentandosi nella ristorazione. “Sì ho due ristoranti a Siena, di cui una steak house vicino Piazza del Campo. Ovviamente non posso avere il tempo di prima per il poker, ma ogni tanto mi concedo una trasferta come quella di Nova Gorica. Mi sono divertito al V-Poker Challenge e sono rimasto sorpreso: mi giravo e vedevo ai tavoli gente come Swissy, Pescatori, Di Giacomo: non sembrava un torneo da 300€…”

Tra l’altro caso vuole che al tavolo ci fosse anche Umberto Cianfanelli, uno dei pionieri del Texas Hold’em in Italia e che da qualche anno si è trasferito in Toscana, a lavorare proprio insieme a Cosimo.

Hero call con 33: l’analisi della mano

Torniamo alla mano incriminata. “Il racconto che hai fatto è corretto tranne un particolare: al turn Italo non fa 36 ma 38 o 46mila. Proprio questo dettaglio è stato cruciale per me”. Ma andiamo per ordine e torniamo al preflop.

Da utg apre Italo Modena a 10.000, chiama Cosimo da utg+1 e chiama anche Stefano De Grandis su big blind.

“Perché chiamo preflop”

“Diciamo subito che conosco Italo e so che è un giocatore molto sensato. In quel momento stava aprendo molto, quindi in teoria potrei assegnargli un range ampio. Però al tavolo c’erano due o tre giocatori amatoriali che tendevano a proteggere molto le loro mani e a rilanciare molto pesante, ragion per cui ho battezzato l’apertura di Modena light ma non troppo. Tolgo alcuni suited connectors come T8, 98, 97 e diciamo che, inizialmente, lo metto su AT+ e 88+.”

Il flop è 9 5 5 . De Grandis fa check, Modena effettua la sua continuation bet a 12.000, chiamata da Bisogno mentre De Grandis folda.

“Perché chiamo flop”

“De Grandis fa check dopo aver controllato le sue. Tra i tanti libri che mi fece studiare Dario Minieri c’era anche “The book of poker tells” di Mike Caro, che è forse il più prezioso che abbia mai letto per il poker live. Questo gesto di De Grandis mi ha indotto a pensare che avesse almeno un pezzo a cuori. Così quando Italo punta io faccio call per rivalutare al turn, ma già con l’ovvia consapevolezza che, qualora De Grandis avesse fatto azione, avrei foldato.”

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Il turn è decisivo

Invece De Grandis folda e si va al turn che è un 4 . “Questa è la street decisiva. Come ti dicevo non ha puntato 36000 ma 38 o 46000. La cosa sposta apparentemente poco, però è comunque indice di un cambio netto rispetto a preflop e flop. Qui Italo punta fra tre quarti e quattro quinti di piatto. Considerando il range iniziale che gli avevo assegnato, mi viene da riflettere sul perché puntare così tanto avendo del valore in mano. Ipotizziamo che avesse TT, JJ, QQ magari con un pezzo a cuori, perché puntare così tanto rischiando di perdere valore? Magari nel suo thinking process pensa che un pezzo a cuori possa averlo io. Ad ogni modo con 33 ho ancora un pizzico di valore, soprattutto ipotizzando mani come AK, AQ, AJ con una cuori da parte sua.”

Il tell al river

Il river è un 6 e Italo Modena pusha coprendo l’avversario. “Richiamando in causa il buon vecchio Mike Caro, ho subito notato che Italo ha messo prima tutte le fiches in mezzo. Caro lo considera come un possibile segnale di debolezza, al contrario dell’annunciare l’allin senza muovere una chip, cosa che generalmente comunica grande forza. Così l’ho letto anche io, ma non è solo questo che mi ha indotto a fare call. Quando ho chiamato turn già sapevo che avrei chiamato anche qualsiasi river “blank” e il 6 di fiori lo è.

Mi sentivo in quella classica situazione “way ahead or way behind“, non c’erano vie di mezzo. Aggiungo che la decisione di fare call al turn, prima che al river, l’ho presa proprio perché sapevo di avere di fronte un giocatore sensato. Contro un amatore mai mi sarei sognato di investire una percentuale così alta del mio stack già fin dal turn.”

Bisogno con due fiorentine di Chianina, servite nel suo locale

Tornata la fame di poker?

Archiviato il torneo, Cosimo Bisogno è tornato alla sua Siena e alle sue attività. Ma la fiammella per il poker, mai del tutto sopita, si è forse riaccesa: “Sì, sto pensando che se le cose continuano ad andare bene e riesco a ritagliarmi qualche settimana in estate, faccio più di un pensierino a ritornare a Las Vegas. A Sin City sono già stato undici volte, è tempo di fare dozzina”.

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