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Come pensano i Pro

“Giocare a poker? Non mi diverte, ma mi piace molto!”

Scritto da
29/07/2015 11:06

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Pensate che la frase del titolo sia un controsenso? In realtà è uno dei segreti per un giocatore – e una persona – di successo.

Si tratta di una delle tante cose di cui abbiamo parlato con Nicola “quattroganci” Valentini nella recente intervista sul suo raggiungimento dello status Supernova Elite per la quinta volta. La contraddittorietà solo apparente di quel concetto mi ha però convinto ad approfondire insieme a lui, e farne argomento di un nuovo articolo.

Il discorso riguarda chi ha fatto di un gioco un lavoro, e quindi possiamo inserire in questo club sia i giocatori di poker che gli sportivi professionisti come calciatori, tennisti, cestisti eccetera. Tante volte abbiamo lett0 interviste di sportivi famosi – che affermano di sentirsi fortunati perchè “si divertono ancora” a fare quello che fanno. Questo naturalmente è un bene, ma non è un’affermazione esatta, almeno secondo il dottor Valentini.

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E’ infatti allo psicologo che mi rivolgo, più che al grinder professionista.

Ecco uno che non ha mai smesso di divertirsi...

Ecco uno che non ha mai smesso di divertirsi…

Che differenza c’è tra qualcosa che ti diverte e qualcosa che ti piace molto?
La differenza fondamentale è nell’approccio. Se giocando a poker mi aspettassi di divertirmi, questo mi porterebbe presto a uscire dal focus giusto, a spogliarmi della capacità di fare le scelte migliori che dovrei fare in quel momento.

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Quindi il divertimento non esiste, per un professionista?
Sono i bambini che giocano per divertirsi, gli adulti cercano più che altro soddisfazione, magari diversi tipi di soddisfazione.

Divertimento è... un nuovo avatar

Divertimento è… un nuovo avatar

E nel “mestiere di giocare a poker”, quale è la tua soddisfazione?
A parte il guadagno che pare scontato, la gratificazione maggiore viene dall’imparare delle cose nuove, e questo vale per chiunque. Per esempio, io so che non riuscirò mai ad essere al livello di quei 5-6 giocatori che ritengo siano una spanna sopra agli altri. Per dire, io non sarò mai come Clavio (Anzalone, ndr), giusto per fare un nome, ma so di avere dei margini di miglioramento e la mia soddisfazione viene dal raggiungerli, passo dopo passo. È quello che mi fa andare avanti.

Secondo te questo vale anche in altri ambiti?
Sì. Basta pensare a certe professioni strapagate, come i calciatori. Chi ha gratificazione da quello che fa lo vedi nel post carriera. In generale chi si perde è colui che, più che essere soddisfatto, si è divertito.

Tra le soddisfazioni possibili di un pokerista c’è anche quella di mantenere bene il proprio cervello nella sfida con l’età che avanza?
Sì ma non come si potrebbe pensare. Da un punto di vista fisiologico il cervello, quando avanza l’età, non decade fisiologicamente, ma perchè se ne fa un uso diverso. Ad esempio il cervello di chi va in pensione non decade da un punto di vista sinaptico, ma perchè si trova improvvisamente di fronte a schemi diversi. Noi pokeristi siamo molto allenati all’elasticità, e quando dicevo che mi fermerò appena prima di rendermi conto che sto diventando ridicolo intendevo proprio quello…

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