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Giocare contro i più forti per migliorare: serve o è un mito?

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09/09/2015 15:03

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Olivier Busquet ha preso una nuova, interessante posizione riguardo uno dei temi “classici” nel mondo del poker, ovvero se per migliorare come giocatori sia opportuno e conveniente – fra tutte le opzioni possibili per raggiungere questo scopo – confrontarsi contro giocatori più abili.

La sua idea al riguardo, come vedremo, è molto chiara, ma non ha mancato di suscitare reazioni anche di segno opposto da parte di professionisti altrettanto stimati: “L’idea che giocare contro avversari più forti di noi sia un modo fantastico per migliorare sembra una sorta di mito – ha esordito lo statunitense – diffuso dai giocatori più forti che hanno bisogno di azione da parte di quelli più deboli”.

Il punto centrale della sua argomentazione non riguarda tanto il fatto che confrontarsi contro professionisti più abili renda migliori, quanto piuttosto che il rapporto fra i costi ed i benefici di un’opzione simile non siano ideali: “Si può arruolare un coach, studiare dei video o fare un sacco di lavoro lontano dai tavoli – conclude – tutte opzioni più economiche, efficienti ed efficaci”.

Come abbiamo accennato, però, non tutti sono concordi, con obiezioni che piovono sia da parte della “vecchia guardia” che da giocatori più giovani, ma comunque esperti: “E’ comunque un’opzione per migliorare rapidamente, posto che perdere somme di denaro anche consistenti non sia un problema per te – ribatte Daniel Negreanu – persone del genere esistono e vogliono giocare“.

Olivier_Busquet

C’è chi invece, come David Benefield, pensa semplicemente che non esistano surrogati per quel genere di esperienza: “Non ci sono sostituti al trovarsi personalmente in tutta una serie di situazioni di gioco – ha sottolineato – per quanto sia evidente che opzioni come i video di strategia ed il coaching aiutino davvero molto”.

Sulla stessa falsariga anche Patryush Budigga, che spiega: “Quel che dici è vero, ma sia in generale che in particolare in una disciplina come quella che giochi tu, ovvero l’heads-up, non penso che il tuo carattere venga messo davvero alla prova, se non contro i più forti“.

Infine, da buon giocatore di Pot Limit Omaha high stakes anche Andreas Torbergsen ha esternato il suo pensiero: “Nei tornei dal vivo probabilmente è possibile ottenere del coaching autorevole, per una serie di ragioni, ma nel mondo del cash game nella sostanza non credo che ci siano molte opzioni diverse da quella di combattere contro i più forti“. Ammesso e non concesso, ovviamente, che vogliate competere a certi livelli…

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