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Come pensano i Pro

La tua mente è davvero pronta per il Pot Limit Omaha?

Scritto da
20/12/2015 12:30

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Così come per diverse altre esperienze significative, essere un giocatore professionista di poker non è qualcosa che possa essere veramente compreso a meno di non averlo sperimentato sulla propria pelle, e fra tutte le varie specialità a cui un giocatore può decidere di dedicarsi a detta di molti il Pot Limit Omaha è una bestia ancora più dura delle altre.

Parola di Johannes “napsus” Ankelo, scandinavo residente in Thailandia, moderatore di TwoPlusTwo e soprattutto giocatore di Pot Limit Omaha cash game, che con gli anni e l’esperienza ha saputo trovare un compromesso con le difficoltà che la particolare varianza che caratterizza il PLO inevitabilmente porta con sé.

Ci siamo passati tutti, lo sguardo vuoto, la disperata speranza che il bilancio del nostro conto gioco non sia così negativo come pensiamo che sia – racconta – la varianza del Pot Limit Omaha è devastante, tanto è vero che spesso si vedono grafici terribili e viene risposto che è tutto standard. Probabilmente una persona può credere che una risposta del genere sia fatta solo per prendere in giro, ma in realtà il punto è che è standard per davvero”.

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Vince oltre 40 stack di EV, ne perde 184 ai tavoli: anche questo è il Pot Limit Omaha.

Ci sono giocatori che proprio per questo non ce la fanno e la abbandonano, o vengono spazzati via da una gestione del bankroll aggressiva che più che mai in questa variante è un vero e proprio azzardo. Altri, come detto, trovano una strada, ma non senza fatica: “La vostra mente è pronta per il Pot Limit Omaha? Probabilmente no. Di certo la mia non lo era, quando sperimentai davvero cosa fosse la varianza in questo gioco. Mi sentivo come se qualcuno mi avesse strappato lo stomaco, ci avesse sputato sopra ed avesse cominciato a calpestarlo”.

Ma evidentemente, se è ancora un giocatore, è perché ha saputo superare anche questo: “Paradossalmente, provai una sensazione di sollievo una volta che i miei peggiori incubi erano diventati realtà – spiega – mi resi conto che in fondo si trattasse semplicemente del poker”.

Al pari di altri professionisti, “napsus” si dice convinto che una caratteristica dei migliori giocatori sia proprio quella di essere maggiormente preparati a gestire mentalmente quello che il poker può riservare, una volta che per se stessi non è più solamente un gioco ormai da troppo tempo: per la verità  la tesi di Ankelo è che nessuno sia davvero “nato pronto” per qualcosa del genere, il che in fondo lascia sperare che un certo margine di miglioramento in un aspetto simile ci possa essere sempre per chiunque.

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