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Ryan Fee: “Perché è fondamentale non porsi obiettivi monetari nel poker”

Ryan Fee spiega un concetto condiviso da tutti i giocatori professionisti: non avendo il pieno controllo sul profitto (a causa della varianza) non si deve mai puntare a obiettivi monetari. Ci si deve invece porre degli obiettivi legati al volume di gioco, in maniera tale da essere gli unici artefici del risultato finale.

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26/12/2016 13:30

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Chi gioca a poker in maniera professionale lo fa per vincere soldi e potersi mantenere. Questo è un concetto appurato e indiscutibile, che però induce molti giocatori alle prime armi a credere che gli obiettivi che ci si deve prefissare nel poker siano tutti di natura economica. Niente di più sbagliato: nel poker i nostri traguardi dovrebbero sempre essere dissociati dal profitto. Il motivo è stato spiegato egregiamente da Ryan Fee, stimato poker player e coach americano.

Su UpSwingPoker.com (portale fondato con l’amico Doug Polk), Fee affronta l’argomento degli obiettivi da porsi per avere successo nel poker, un tema mai così attuale come nel periodo tra la fine di un anno e l’inizio del successivo. “Un traguardo comune tra i poker player è di stabilire una determinata cifra da vincere entro un certo periodo di tempo”, scrive Fee prendendo poi come esempio di voler vincere $5.000 al $2-$5 entro la fine di gennaio.

“Ci sono un paio di grandi problemi nello stabilire un obiettivo di questo tipo. Il poker è un gioco dove la varianza ha un’incidenza importante, per questo motivo è cruciale non definire i tuoi progressi in base ai soldi che ha vinto“.

Ryan Fee

Ryan Fee

Secondo Ryan Fee, nessun giocatore dovrebbe giudicare il proprio operato ai tavoli in base ai risultati ottenuti. “La grande varianza del poker fa in modo che i tuoi risultati siano spesso al di là del tuo controllo“, continua il campione WSOP. “Dovresti impostare degli obiettivi su cui hai il controllo, per fare in modo che tu sia il diretto e unico responsabile del risultato finale“.

In altre parole, quello che Ryan sta dicendo è che non si deve mai essere result-oriented, tanto nel poker quanto nella vita. Non sono i risultati a definire quanto siamo competitivi, ma il modo in cui abbiamo lavorato. Perché i risultati finali sono sempre influenzati dalla fortuna o dalla sfortuna, mentre il modo in cui lavoriamo dipende solo da noi.

“Impostare degli obiettivi meramente economici non ti farà migliorare come giocatore. La natura della varianza nel poker significa che puoi prendere tutte le decisioni sbagliate e vincere, o al contrario prendere tutte quelle giuste e perdere“.

Se questo modo di ragionare diventa scontato per un professionista, lo stesso non si può dire di un giocatore amatoriale: “Molti poker player pensano di essere i migliori dopo aver vinto un solo torneo o aver godrunnato in una sessione di cash game. Da questo approccio result-oriented possono nascere solo delusioni“.

Qual è la soluzione dunque? Secondo Ryan Fee l’opzione migliore è di porsi un obiettivo legato alle mani da giocare oppure alle ore giornaliere da dedicare al poker. “Scegliere un target di questo tipo è un ottimo modo per approcciare il poker per due ragioni: la prima è che il nostro obiettivo dipende solo da noi; la seconda è che diventeremo giocatori migliori costringendoci a continuare giocare invece di smettere dopo aver vinto una somma importante”.

In sostanza, imporsi di giocare 1.000 mani nel cash game oppure 30 MTT al giorno è molto meglio rispetto a puntare a vincere una certa somma di denaro. Il volume e l’impegno che mettiamo nel poker dipende solo ed esclusivamente da noi, i soldi vinti (soprattutto nel breve periodo) dipendono in gran parte dalla varianza. Chi gioca a poker professionalmente sceglie sempre di avere il controllo sulla propria carriera; i risultati sono una semplice conseguenza del modo in cui si lavora.

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