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Daniel Negreanu: gli ingredienti per essere dei grandi giocatori

Scritto da
11/08/2012 07:19

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Daniel Negreanu Daniel Negreanu, il fortissimo campione canadese di PokerStars, ci parla questa volta di quali sono le differenze tra un buono e un grande giocatore di poker, in relazione al game-flow e alle capacità di adattamento attraverso l’intuito.Per essere soltanto dei buoni giocatori, è sufficiente che abbiate alcune skills di base quali la capacità d’interpretare le azione delle altre persone, la conoscenza di alcune particolari nozioni matematiche e un po’ d’intuito.

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Quelli che ho appena descritto sono elementi piuttosto comuni tra coloro che hanno successo nei diversi tipi di business. Tuttavia, i migliori giocatori di poker non sono semplicemente persone molto intelligenti nel senso comune del termine. Non hanno le capacità analitiche di un medico o di un avvocato, ma piuttosto un altro tipo d’ingegno, ossia quello che in slang si definisce “street smart”: la capacità di cavarsela nelle situazioni più disparate grazie all’applicazione di trucchi, tecniche e strategia a lungo sperimentate durante le quasi infinite sessioni di gioco.

Oltre a ciò, una delle caratteristiche che separa il bravo dal grande è il saper interpretare le proprie sensazioni. Facciamo un esempio: diciamo che volete bluffare. Dovrete naturalmente fare questa mossa nei momenti più opportuni, quando cioè ci siano ottime probabilità che gli altri vi credano. Non potete provarci a caso, gli spot più adatti escono fuori in base a come procede la partita. C’è infatti sempre un certo flusso di gioco, e solo i migliori riescono ad adattarvisi nella maniera più vantaggiosa.

La maggior parte della gente, invece, non ha tale capacità e quindi le loro azioni si riveleranno spesso statiche e facilmente prevedibili. Un ottimo player sente sempre quando è il momento per fare una particolare giocata. Come ci riesce? E’ tutta questione di subconscio. E’ da lì infatti che provengono l’istinto, i sentimenti e tutte le altre sensazioni.
Spesso mi trovo in situazioni al river dove qualcuno ha fatto la sua puntata. Io non so cos’abbia, o perlomeno non posso esserne certo. Di conseguenza non so cosa fare. Allora mi affido al mio istinto che, come detto, arriva dal subconscio. Questa parte nascosta di me ha potuto osservare lo stesso contesto migliaia di volte e, se mi metto ad ascoltarla, dopo qualche istante mi dà un qualche genere di risposta, tipo: ‘c’è qualcosa di molto strano in quella puntata, sta bluffando!”. Ecco, in quel momento mi sento tranquillo e non c’è ragione al mondo che mi possa impedire di agire come il mio subconscio mi sta suggerendo.”

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