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La chiave del successo? Evitare di sovrastimare le proprie skills

Un insegnante di matematica famoso a livello internazionale, spiega con una terminologia molto easy perché sovrastimiamo le nostre skills e per quale motivo diventeremmo giocatori vincenti se non lo facessimo

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16/04/2021 18:00

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Skills

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Sovrastimare le proprie skills

Il pezzo che segue è stato scritto da Konstantinos “Duncan” Palamourdas per PokerNews e tratta il delicato argomento della stima delle proprie skills.

In un testo così impegnato come Elements of Poker, Tommy Angelo una volta ha scherzato dicendo che “il 75% dei giocatori pensa di essere migliore dell’altro 75%“.

Questa idea in realtà ha le sue radici in quella che gli psicologi sociali chiamano “superiorità illusoria”, un pregiudizio cognitivo che induce le persone a pensare di essere più brave in un determinato compito di quanto non lo siano in realtà.

Sentirsi “più” della media

Tale pregiudizio è stato documentato in vari domini. 

Ad esempio, la maggior parte delle persone pensa di avere abitudini più sane della media, quando si tratta di mangiare e fare esercizio. 

Circa un quarto della popolazione pensa di essere nel top 1% per capacità nell’andare d’accordo con gli altri. 

La stragrande maggioranza degli autisti pensa di avere competenze superiori alla media, mentre quasi tutti i professori pensano di essere meglio della metà dei loro colleghi. 

L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Ci sono numerose ragioni per questo fenomeno, che vanno dal puro egocentrismo a una varietà di pregiudizi basati sull’autoincompetenza. 

Occorre competenza per valutare la propria incompetenza. 

In altre parole, essere poco bravi in ​​qualcosa, spesso significa che siamo anche poco bravi nel giudicarlo.

Ciò che è interessante, tuttavia, è che tutte le affermazioni di cui sopra sono facilmente falsificabili, un concetto definito utilmente dal filosofo Karl Popper.

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Come ha spiegato Popper, una teoria è falsificabile se consente la propria confutazione attraverso l’osservazione o l’esperimento (la teoria può essere smentita). 

Ad esempio, l’affermazione “Tutti gli esseri umani sono alti meno di 3 metri” è falsificabile, mentre l’affermazione “Tutti gli esseri umani sono mortali” non lo è.

Per la prima affermazione, ci vorrebbe solo l’esistenza di un singolo essere umano che è più alto di 10 piedi per confutare l’affermazione. 

La seconda affermazione è più complessa. Per confutarla, avremmo bisogno di un umano immortale. 

Il problema è, tuttavia, che l’immortalità non può essere testata in un ambiente finito, nemmeno in un contesto ipotetico. 

Un essere umano avrebbe bisogno di sopravvivere a infinite prove per dimostrare la sua assoluta resistenza alla morte, cosa non tecnicamente possibile entro il nostro limitato lasso di tempo. 

In tal senso, nessun test (nemmeno ipotetico) potrà mai smentire l’affermazione.

La falsificabilità è importante in relazione alla superiorità illusoria perché la falsificabilità può aiutare a dissipare l’illusione. 

In altre parole, parte del motivo per cui a noi esseri umani generalmente manca la capacità di autovalutazione, è dovuto all’assenza di prove legittime che puntino nella direzione opposta. 

Tendiamo a riempire gli spazi vuoti come riteniamo opportuno, di solito a nostro favore. 

Ma in presenza di prove schiaccianti – salvo qualche smentita iniziale – dobbiamo abbracciare la verità e riadattare le nostre ipotesi. 

Oppure possiamo ignorarlo a nostro rischio e pericolo.

Giochi e skills

Tornando ai giochi, le delusioni come quelle sopra descritte sono assenti nei giochi di pure skills come gli scacchi. 

Là non importa quale opinione si possa avere sulla propria competenza, i risultati non mentono. Non c’è sfocatura o ambiguità. 

Se Bob perde a scacchi contro il 90 percento della sua concorrenza, si trova nell’ultimo 10 percento di quel campo. 

E se Charlie batte il 70% della concorrenza, è nel 30% dei migliori di quel field.

Nelle partite di pura abilità, solo la metà dei giocatori si sentirà meglio della media mentre l’altra metà dovrà a malincuore sentirsi oggettivamente dall’altra parte. 

Come dovrebbero fare entrambi i gruppi!

Sfortunatamente per il poker, le cose non sono così chiare. 

Questo perché il poker è un gioco in cui è coinvolto il caso. I giocatori hanno un ulteriore livello di “scuse” per giustificare le loro cattive giocate.

Ad esempio, è molto allettante per Bob dire che Alice è stata fortunata ogni volta che vince e che ha giocato alla grande ogni volta che lui vince. 

Ad aggravare la situazione, a volte il gioco corretto è “altrettanto oggettivamente” penalizzato dalla sfortuna e qualche mossa sbagliata ricompensata dalla fortuna, aggiungendo un altro fattore (apparentemente) “ingiusto” nel mix.

Il risultato è che abbiamo un brutto agglomerato indifferenziato di commedie diverse, che vanno dal terribile al brillante, tutte così pericolosamente simili tra loro che solo un esame approfondito al microscopio “analitico”, potrebbe rivelarne la vera natura.

Immaginiamo che Alice sia una giocatrice che è pienamente consapevole di questa sottigliezza nel poker. 

Di conseguenza, non valuta mai una mano che ha giocato in base al suo risultato. 

In altre parole, Alice cerca di non essere “results oriented”. 

Chi vince ogni piatto è irrilevante per lei, perché coinvolge informazioni a cui non ha accesso durante la mano (vale a dire, le carte coperte del suo avversario).

Invece, si concentra sul fatto di aver preso la decisione corretta basandosi esclusivamente sulle informazioni disponibili in quel momento. 

Può incorporare nuove informazioni e adattare la sua strategia di conseguenza.

Bob e Alice

Ad esempio, se Alice lascia una grossa mano a Bob perché sapeva che Bob non aveva bluffato molto fino a quel momento, questa sarebbe stata la giocata corretta. 

E lo sarebbe comunque anche se Bob le mostrasse un bluff. 

Inoltre, come poteva sapere in anticipo che Bob aveva deciso di cambiare strategia? Lei non poteva. 

Tuttavia, ora può aggiornare il suo database mentale con quelle nuove informazioni ed essere pronta ad attingere a quelle informazioni quando affronta Bob in tutte le mani future (ora si aspetta che Bob bluffi più di quanto inizialmente pensava che fosse in grado di fare).

Al contrario, se Alice vince una mano, sa che non significa che l’ha giocata correttamente, o che sprizzi skills da tutti i pori. 

Lo metterà ancora sotto il microscopio dopo che la sessione sarà finita per assicurarsi che la sua giocata fosse davvero quella giusta. 

Questo processo rigoroso di autovalutazione, basato sull’evidenza, è probabilmente il fattore più importante che separa giocatori come Alice dai giocatori medi.

Vale la pena notare che Alice ama il fatto che i suoi avversari sopravvalutino notevolmente le proprie capacità. 

Ciò non solo rivela un’incompetenza di fondo, ma soprattutto mostra una mancanza di consapevolezza delle gravi carenze nella loro strategia. 

Questa mancanza di consapevolezza si traduce nell’incapacità di correggere gli errori e migliorare la loro strategia, condannandoli a ripetere le stesse fesserie e trasferire denaro in direzione di Alice.

Si dice che l’eccesso di sicurezza sia un assassino lento e insidioso. Questo è certamente vero nel poker. 

Konstantinos “Duncan” Palamourdas è un professore di matematica specializzato nella matematica applicata al poker. Quando non è ai tavoli da poker, Duncan può essere pizzicato a insegnare lezioni di poker presso la UCLA a persone di tutti i livelli. 

La sua passione per la semplificazione dei concetti di poker complessi, ha portato anche alla stesura di un libro sul poker, “WHY ALEX BEATS BOBBIE AT POKER” uscito l’anno scorso.