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Le 6 date che hanno fatto la storia di Las Vegas: l’ultima la conoscete bene

Oggi Las Vegas è considerata la Mecca del Gioco d’Azzardo in occidente, ma la sua è una lunga storia, di cui vogliamo ripercorrere le tappe fondamentali: dalla “scoperta” nel 1844 ai primi casinò, fino ad arrivare al momento cardine per la diffusione del Texas Hold’em nel mondo.

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24/10/2020 12:30

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La città di Las Vegas è stata fondata ufficialmente 115 anni fa e da quel momento il Nevada non è stato più lo stesso. In oltre un secolo di storia, la Sin City si è evoluta da piccola cittadine nel deserto del Mojave a centro di gravità permanente del gambling.

 Ecco allora le 6 date che hanno fatto la storia di Las Vegas!

 

Las Vegas

 

3 maggio 1844: la scoperta di Las Vegas

Oltre sessant’anni prima della fondazione della città, un intrepido esploratore di nome John C. Fremont, a capo di una spedizione di 40 persone (tra cui anche il celeberrimo Kit Carson), si spinse dal Missouri verso le coste dell’Oceano Pacifico.

Una volta raggiunto l’obiettivo, il gruppo tornò sui suoi passi, facendo però il giro da sud. Come riporta lo stesso Fremont nel suo diario, il viaggio li condusse in un territorio “chiamato Las Vegas, un termine che gli spagnoli utilizzano per indicare un terreno fertile”.

Se questo nome non vi è nuovo, probabilmente passeggiando per Las Vegas vi siete imbattuti in Fremont Street, una delle vie della Downtown.

13 gennaio 1906: apre il primo casinò

Fu John F. Miller a costruire l’Hotel Nevada, situato al numero 1 di Fremont Street, il primo casinò in assoluto nella storia di Las Vegas.

Anche uno dei meno longevi, suo malgrado: tre anni dopo, il Nevada dichiarò illegale il gioco d’azzardo, costringendo Miller a concentrarsi solo sul business alberghiero e mettendo in cantina i tavoli dedicati al gambling.

Le cose sarebbero cambiate nuovamente meno di trent’anni dopo…

19 marzo 1931: si torna a giocare a Las Vegas

Non che si sia mai smesso del tutto, per intenderci. Diciamo che questa è la data in cui i legislatori del Nevada legalizzarono nuovamente il gioco d’azzardo, con una votazione di 24 a favore e 11 contrari.

Il buon Miller era ancora in attività e colse occasione per cambiare il nome del suo Hotel Nevada in Sal Sagev, cioè Las Vegas pronunciato al contrario.

Nel 1941, sulle orme del Sal Sagev, aprì anche El Cortez, che ad oggi rimane il casinò più longevo nella storia di Las Vegas – essendo ancora aperto.

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26 dicembre 1946: apre il primo grosso casinò sulla Strip

Tecnicamente la prima sala da gioco a veder la luce su Las Vegas Boulevard fu El Rancho Vegas, aperto il 3 aprile 1941, ma The Fabulous Flamingo rappresentò il primo grande step in avanti per l’industria dei casinò di Las Vegas.

Aperto grazie agli investimenti milionari di un gruppo di mafiosi di New York, il Flamingo poteva contare su 105 camere, tanto da guadagnarsi il titolo del “più grande resort hotel del West”.

Se volete saperne di più sul Flamingo e su ‘Bugsy’ Siegel, qui raccontavamo la loro storia.

5 agosto 1966: ecco il Caesars Palace

Dopo il Flamingo nel 1946, The Strip cominciò a prendere sempre più forma: arrivarono il Sahara, il Tropicana, il Tally-Ho (oggi Planet Hollywood). Niente però poteva reggere il confronto con il Caesars Palace, aperto nell’estate del 1966.

Ad aprirlo fu l’imprenditore Jay Sarno, grazie ad un prestito di 10 milioni di dollari (più di 90 milioni di oggi) che gli permise di mettere in pratica la sua visione: un casinò enorme, opulento, sfarzoso e dedicato all’epopea dell’Impero Romano.

C’è un motivo se dopo più di 50 anni il Caesars Palace rimane uno dei casinò simbolo di Las Vegas…

23 maggio 2003: Chris Moneymaker diventa campione del mondo di poker

Ed eccoci al momento che gli amanti del poker ricorderanno per sempre: la vittoria dell’allora sconosciuto Chris Moneymaker nel campionato mondiale di poker (il Main Event delle WSOP 2003). Un evento importante tanto per il Texas Hold’em, quanto per Las Vegas stessa.

Prima di quell’anno, il poker era considerato un po’ la pecora nera dei giochi da casinò, perché non attirava abbastanza clienti

L’eco del successo di Chris Moneymaker creò un effetto-domino che portò sempre più giocatori amatoriali a provare ad emularne le gesta, trasformando il Texas Hold’em in un gioco su cui ogni casinò doveva puntare.

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