Gioco legale e responsabile

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Casinò di Campione: licenziati 43 dipendenti. La CIGL: “No alle privatizzazioni”. Gestioni pubbliche si o no?

Il bilancio drammatico del Casinò di Campione d'Italia tracciato dalla CGIL che dice no alle privatizzazioni, nonostante le disastrose ingerenze pubbliche di politici e sindacati nel recente passato. Gli appelli ad un Governo che non ne vuole sentire di occupazione nel settore del gambling.

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19/08/2018 10:30

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Sono passati 22 giorni dalla dichiarazione di fallimento del Casinò di Campione d’Italia da parte del Tribunale di Como e la situazione nell’enclave si fa di ora in ora più drammatica sotto il profilo sociale ed occupazionale.

Sono stati licenziati 43 dipendenti della cooperativa “Eporlux” che gestiva le pulizie del Casinò. I sindacati scendono ancora una volta in campo e fanno leva sul diritto al “lavoro” e sulla situazione drammatica di centinaia di licenziamenti potenziali (senza però ricordare i vari privilegi accordati in passati all’enclave e alla sala da gioco con condizioni lavorative privilegiate uniche nel mondo pre e post tagli).

Il casinò di Campione

Gli appelli della CIGL ma il Governo è indifferente all’occupazione del settore

La CIGL ha invocato la discesa in campo del Governo, quello stesso Governo che però più volte ha dichiarato, per voce dei suoi esponenti come il vicepremier Luigi Di Maio, di essere totalmente indifferente all’occupazione nel settore del gioco (sottolineando questo aspetto a più riprese e con orgoglio), come se 200mila lavoratori (e le relative famiglie più l’indotto) di un settore legale non avessero diritto ad alcuna tutela o diritto e come se non fosse il Ministro del Lavoro a parlare. Ma questo è un altro capitolo.

In ogni caso, difficilmente gli appelli della CGIL saranno ascoltati da questo Governo per le ragioni di cui sopra. I sindacati invocano un intervento del Ministero degli Interni guidato dal leghista Salvini che, in queste tre settimane, non ha mai voluto sbilanciarsi a favore della oramai fallita casa da gioco. Ci sarà un colpo di scena a sorpresa?

L’ipotesi della riqualificazione con nuovi progetti extra gambling

Una cordata di imprenditori svizzeri ha presentato un piano di riqualificazione dell’enclave con l’apertura di una clinica medica, appartamenti di lusso, un museo ed anche (nel caso venga riconosciuta da Roma una licenza) un ridimensionato casinò per un investimento di 100 milioni di franchi svizzeri per rilanciare l’enclave di Campione con l’impegno di impiegare gran parte del personale del Casinò e del Municipio.

Privatizzare i casinò per evitare le disastrose gestioni pubbliche

Ai sindacati però non va bene il progetto svizzero e la CIGL si oppone anche alla privatizzazione dei casinò, quando le varie gestioni pubbliche hanno portato solo disastri gestionali (i risultati sono sotto gli occhi di tutti) con da una parte la forte ingerenza della politica (il più delle volte senza un minimo di competenza) e dall’altra le eccessive richieste sindacali in tutte e 4 le sale da gioco autorizzate in Italia.

Risultato? Nel nostro paese non c’è un casinò che non abbia dei problemi evidenti e neanche marginali. Forse non sarebbe meglio girare pagina? Invece no, i casinò sono ancora visti come un bancomat pubblico, nonostante le esperienze del recente passato e con una dichiarazione di fallimento davanti agli occhi di tutti.

CIGL fa il bilancio: “487 dipendenti sospesi, 150 delle aziende appaltatrici senza lavoro”

Dopo 3 settimane dal crack finanziario della sala da gioco la CIGL ha tracciato un bilancio in un comunicato stampa: 487 dipendenti sospesi dall’attività lavorativa senza stipendio e con la spada di Damocle del licenziamento sulla testa; 150 dipendenti tra cooperative e aziende in appalto che hanno visto venir meno il loro posto di lavoro. 9 dipendenti della Scuola dell’Infanzia soggetti a licenziamento entro il 31 Agosto p.v stante la mancata stipula della convenzione tra Comune e Fondazione. Tre giorni fa la notizia di almeno 86 dipendenti del Comune oggetto di messa in mobilità e che da 8 mesi circa non percepiscono lo stipendio.

Attività commerciali ridimensionate, un indotto soggetto a ritardi nei pagamenti ed infine ma non meno importanti un taglio degli emolumenti ai Pensionati e ai servizi sociali che spaziano dalla sanità alle convenzioni con la Confederazione Svizzera. Un sistema bancario in sofferenza perché sostenuto essenzialmente dal Comune e dalla Casa da Gioco. In caso di licenziamento tra tfr, contenziosi giudiziari e ammortizzatori sociali diretti ed indiretti si creerebbe un esborso per le casse dell’inps di Como e dello stato in regime di convenzione con la Svizzera tale da far tremare i polsi. Forse non si ha contezza di tutto ciò”.

“Questa la fotografia – prosegue la CGIL – di Campione d’Italia: una comunità in ginocchio; un danno per l’erario e per gli enti pubblici locali sottostimato; Un’ ecatombe. Una mancata e immediata riapertura della Casa da Gioco porterà a uno stato di drammaticità che pare non sia stato compreso fino in fondo. E’ evidente che coloro che favoriscono un ritardo alla soluzione del problema si assumeranno la responsabilità delle condizioni che potranno determinarsi sia sul piano economico/finanziario che sociale.

CGIL: “le responsabilità della politica”

La politica locale passata e recente ha certamente responsabilità nelle modalità di gestione delle risorse pubbliche, ma anche per la discutibile gestione aziendale/finanziaria del Casinò unitamente ad una miopia nelle scelte industriali stante l’evoluzione del gioco d’azzardo in Italia ed in Europa; ancorché i controllori di ogni livello e grado non sempre sono stati reattivi nel correggere le storture gestionali e finanziarie del Comune e della Casa da Gioco, forse e diciamo forse, queste sono alcune delle cause che spiegano, anche se in modo non esaustivo, l’attuale disastro.

La cruda realtà ci consegna il fallimento della Società di gestione, sottovalutato nella sua portata da chi aveva politicamente gli strumenti per evitarlo: non sappiamo se per poca lungimiranza, per mero tatticismo oppure per motivi ignoti a chi scrive. Questo disastro sappiamo che rischia di scaricarsi sulla pelle delle Lavoratrici, dei Lavoratori e delle loro Famiglie. E’ il solito leitmotiv tutto Italiano che vede i lavoratori subire, senza avere alcuna responsabilità, tutte le scelte e le decisioni di coloro che ad ogni livello hanno portato la Comunità Campionese al collasso”.

CGIL: “il silenzio assordante…. e il Governo…”

“Le responsabilità devono essere ricercate e indagate in ogni dove confidando nel prezioso lavoro della Magistratura, memori che in una procedura fallimentare c’è un Pubblico Ministero che indaga. Nel contempo però assistiamo ad un silenzio assordante di chi ha gli strumenti per correggere una situazione drammatica, spesso troppo occupata al rilascio di interviste a veti incrociati su chi debba o non debba fare passi indietro, mentre non si occupa di interviene per salvaguardare la dignità dei Lavoratori ricreando le condizioni per la riapertura. La valorizzazione delle realtà locali, refrain abusato a parole ma spesso poco praticato, non è riuscito a convincere chi ha funzioni di Governo a varcare l’arco di Campione per portare solidarietà e rassicurare i lavoratori di una pronta riapertura del Casinò. Il silenzio e percepito dai lavoratori come un ritardo e disinteresse per una Comunità che molto ha dato e nulla ha chiesto da quando il Casinò è stato fondato.

CGIL: “meno tweet e più presenza della politica”

Lo slogan meno tweet e più presenza calza a pennello, pertanto rinnoviamo l’appello alla Politica e a chi ha una Delega sul Territorio di andare a Campione ad ascoltare i Lavoratori e la Comunità. Riteniamo che l’assenza di un preciso indirizzo politico di Governo stia diventando oggetto di strumentalizzazione in coloro che si lanciano in proposte senza fondamento se non addirittura strampalate come riscontrabili su alcuni quotidiani locali e Ticinesi. L’unica soluzione vera per l’intera comunità è la riapertura del Casinò.

I sindacati: “i conflitti di interesse. No alle privatizzazioni”

Lo sconcerto aumenta quando ipotetiche soluzioni sono prospettate da un paese estero che oltre ad essere in palese conflitto d’interesse sul gioco d’azzardo sta giovando della chiusura del Casinò di Campione avendo sul suolo Ticinese due Case da Gioco: Lugano e Mendrisio. Assistiamo infine a proposte di improbabili bandi internazionali per privatizzare la casa da Gioco che sia per motivazioni intrinseche al gioco d’azzardo stesso, sia per fattori specifici di attuazione della Legge del 1933 sul Casinò di Campione trovano una forte contrarietà in chi scrive. No a ipotesi di privatizzazione di vecchia e nuova proposta”.

“Ricordiamo che per il gioco d’azzardo esiste una concessione Pubblica e per Campione è in capo al Ministero degli Interni; inoltre il Casinò nasce per la Comunità con legge del 1933. Ipotizzare che un soggetto privato disponga dei proventi da destinare ad un Comune per la spesa sociale e per suoi servizi, ancorché ad oggi la Municipalità di Campione viva esclusivamente di quelle risorse, necessita di un’allerta particolare di tutti gli organi Istituzionali, soprattutto alla luce della particolare attività svolta: il gioco d’azzardo.

A nostro avviso il gioco d’azzardo deve essere collocato in strutture dedicate, tracciate e specializzate sotto l’egida del controllo Pubblico, sia esso locale, ma preferibilmente Regionale o Nazionale. Non dimentichiamo che alcuni anni orsono nei confronti di alcune società con licenza VLT che operavano in regime privatistico,il Governo di allora entrò in un contenzioso per una presunta evasione dell’IVA di circa 100 mld di euro. Sappiamo tutti come è finita. In un Casinò ciò sarebbe stato oltre che improbabile anche impossibile. Definito quanto sopra sollecitiamo l’avvio dei tavoli Ministeriali già formalmente richiesti nel mese di Luglio u.s. che veda una regia complessiva e che investa tutta l’intera Comunità: Viminale, Mise, Mef e Funzione Pubblica sotto l’egida del Presidente del Consiglio”.

“Soluzione migliore per il Casinò di Campione? Nomina di un commissario dal Ministero degli Interni”

“Per intanto una soluzione veloce e percorribile quale la nomina di un commissario o anche più commissari in capo al Ministero degli Interni può favorire l’avvio dell’esercizio provvisorio. In un ottica di prospettiva e di gioco controllato, confortato da una norma della Regione Lombardia nella scorsa legislatura e nell’interesse della Comunità Campionese, della Regione Lombardia e nell’interesse nazionale, si affidi la concessione alla Regione stessa, onde poter procedere presso la Curatela e il Tribunale di Como a formale richiesta di avvio dell’attività dell’esercizio provvisorio per superare lo stallo della Legge Madia.

L’obiettivo è di garantire il controllo pubblico, la ripresa dell’attività lavorativa della Forza lavoro, l’attivazione di ammortizzatori sociali, non opzionabili in costanza di fallimento, tesi a rideterminare soluzioni generali di sistema in un lasso di tempo più ampio, senza lo spettro dei licenziamenti e del collasso di un intera Comunità”.

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