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Casinò Italia: a Saint Vincent riconosciuta truffa ai danni dello Stato per €140 milioni mentre il poker live…

Condannato a 4 anni di reclusione l'ex amministratore unico di Saint Vincent Luca Frigerio: l'ennesimo scandalo che vede coinvolto un casinò italiano a gestione comunale. Dopo Campione a tenere banco è il casinò della Valle d'Aosta (la regione è stata riconosciuta come parte offesa). Dopo questi scandali emerge ancora di più il rammarico per il sabotaggio del poker live di 5 anni.

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30/03/2019 11:35

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Una vera mazzata per l’immagine dei casinò italiani: oltre alla nota querelle del disastro finanziario del Casinò di Campione (ma con la revoca della prima sentenza che aveva riconosciuto il fallimento), un’altra nube si estende nel cielo delle nostre sale pubbliche: la truffa ai danni dello Stato per 140 milioni riconosciuta dai giudici di Aosta.

L’Ansa ha reso noto che “l’ex amministratore unico del Casinò di Saint-Vincent Luca Frigerio è stato condannato dal Tribunale di Aosta a 4 anni di reclusione e a un maxi risarcimento di 120 milioni alla Regione Valle d’Aosta nel processo sui 140 milioni di euro di finanziamenti regionali erogati alla casa da gioco tra il 2012 e il 2015. Era imputato per falso in bilancio e truffa ai danni dello Stato. Il pm Eugenia Menichetti aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione”.

Il Casinò di Saint Vincent

Una sentenza che arriva, forse, a sorpresa dopo la sentenza di assoluzione per altri imputati avvenuta a novembre dal GUP. I giudici, però a leggere le motivazioni, ritengono che la Regione sia rimasta vittima della presunta truffa.

E pensare che la regolamentazione del poker live 5 anni fa era stata sabotata proprio per favorire i casinò pubblici nonostante l’esistenza di due leggi (ancora oggi in vigore!).

Risultato? Un disastro su tutta la linea con i tornei di texas hold’em (ma anche del cash game) che sono spariti definitivamente dalle case da gioco pubbliche e con una disciplina dei circoli riconosciuta solo da alcune sentenze della Corte di Cassazione. Un pasticcio senza precedenti che dimostra la gravissima incompetenza a più livelli.

Il quadro è grigio ma l’avevamo capito anche nelle note vicende anche recenti, sempre nel poker live valdostano, di qualche mese fa con decine e decine di dealer che ancora devono essere pagati/e per il lavoro svolto in diversi tornei, a causa della revoca di un contratto in essere con una società privata. Anche in questo caso a rimetterci sono stati solo i lavoratori.

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Ritornando alla vicenda giudiziale di ieri, le accuse formulate dalla Procura e che sono state accolte dai giudici in primo grado sono gravissime (truffa ai danni dello Stato più falsificazioni dei bilanci etc) e se confermate nell’ultimo grado di giudizio non possono che lasciare un vuoto profondo nella storia della casa da gioco valdostana e nei casinò italiani. L’ennesima prova del fallimento delle gestioni pubbliche dei casinò.

La condanna di Frigerio (è bene specificare uno degli amministratori di casinò più esperti almeno per quanto riguarda la gestione pubblica) è senza dubbio una mazzata dura da digerire per la credibilità di tutto il sistema anche se ci sono ancora due gradi di giudizio e quindi non è in questo momento, neanche è giusto parlare di condanne definitive. La vicenda lascia alquanto perplessi, così come la pubblicazione delle precedenti intercettazioni (dai contenuti a dir poco aberranti che riguardano diversi politici locali).

Il quadro è complesso ma anche a dir poco negativo. Rispetto al giudizio conclusosi con l’assoluzione degli altri sette imputati lo scorso 8 novembre, la principale differenza – secondo la pubblica accusa – tra i documenti agli atti è costituita dalle tre lettere di garanzia inviate da Rollandin (ex presidente della Regione) nel 2014 a tre banche creditrici per 19 milioni di euro nei confronti della Casinò de la Vallée spa. Missive – scrive l’ANSA – che nell’ottica accusatoria contribuiscono a rafforzare soprattutto l’ipotesi di truffa ai danni della Regione, che aveva concesso i finanziamenti nonostante la grave crisi della casa da gioco.

L’accusa di false comunicazioni sociali a Frigerio era relativa a due episodi: il presunto occultamento di perdite di esercizio per 16,5 milioni nel 2013 e per 22,5 milioni nel 2014 (per il 2012 era scattata la prescrizione) attuato attraverso “operazioni di maquillage” sui bilanci, stanziando “imposte anticipate ai fini Ires sulle perdite, in assenza di attendibile prospettiva che la società tornasse in utile negli esercizi successivi e quindi potesse riassorbire le perdite”.

In base all’imputazione di truffa aggravata Frigerio, consapevole della reale situazione economico patrimoniale del Casinò, aveva indotto sempre secondo la pubblica accusa (ed i giudici) “in errore con artifici e raggiri la Regione”, che aveva deliberato i finanziamenti, “dissimulando” nei bilanci “la reale consistenza delle perdite” – così cita l’agenzia di stampa – in modo da “poter formulare piani industriali di sviluppo in realtà irrealizzabili”.

Non è facile però tracciare un confine in questa vicenda tra malafede, incompetenza ed errori commessi in buona fede (la volontà comunque di salvare l’azienda), anche se i giudici non hanno avuto dubbi ed hanno propenso per l’ipotesi peggiore. Vedremo se queste teorie della Procura (sposate dai giudici di primo grado) saranno confermate in Cassazione, ma nell’ultimo anno, ad osservare le vicende di Campione e Saint Vincent, emerge un quadro a dir poco assurdo e penalizzante soprattutto per i contribuenti, con uno sperpero del denaro pubblico evidente.

I finanziamenti sono stati erogati nel 2012 (mutuo da 50 milioni deliberato dalla giunta), 2013 (mutuo da 10 milioni) e 2014 (ricapitalizzazione da 60 milioni varata dal Consiglio Valle). Il mutuo da 20 milioni del 2015 risale invece a un periodo in cui l’amministratore unico era già Lorenzo Sommo.

Ad emettere la sentenza è stato il tribunale collegiale, presieduto da Eugenio Gramola (giudici a latere Maurizio D’Abrusco e Marco Tornatore) a condannarlo a 4 anni di reclusione e a 120 milioni di euro di risarcimento alla Regione Valle d’Aosta, che si era costituita parte civile su iniziativa della giunta Spelgatti.

Lo scorso 8 novembre, invece, il gup Paolo De Paola aveva assolto tutti gli altri sei imputati nello stesso procedimento “perché il fatto non sussiste”: si tratta degli ex assessori alle Finanze Mauro Baccega ed Ego Perron, dell’ex presidente della Regione Augusto Rollandin, dell’ex au Lorenzo Sommo, degli ex sindaci Fabrizio Brunello, Jean Paul Zanini e Laura Filetti, per i quali il pm Eugenia Menichetti aveva chiesto condanne tra i due e i cinque anni di reclusione.

Da una parte è giusto rimanere garantisti ed aspettare che vengano accertate fino in Cassazione le eventuali responsabilità degli amministratori, dall’altra però è bene porsi diverse domande, dopo gli scandali registrati nell’ultimo anno a Campione e Saint Vincent.

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