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Fujitake, Karas e Shoeless Joe: gli uomini che a Vegas moltiplicavano le chips in dollari

Ci sono storie e storie. Poi ci sono quei racconti con un fondo di leggenda, memorie sparse di run infinite sia nel bene che nel male. Le storie sul gioco e sulle vincite più alte si rinnovano giorno dopo giorno, ma alcune di esse a Las Vegas hanno lasciato il segno.

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12/04/2017 16:54

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Stanley Fujitake e i 118 tiri ai dadi

La nostra prima storia inizia con Stanley Fujitake. Emigrato dall’Asia arrivò a Las Vegas, dove nel giro di breve tempo si rivelò un imprenditore di successo. Mise assieme una vera fortuna: era uno dei più assidui frequentatori del California Hotel and Casino nel cuore di Las Vegas. Alternava vincite a perdite, ma dopo tutto era solo un hobby per lui il gambling.

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La Targa che celebra quella grande impresa

Gli dei del gioco decisero che il 28 maggio del 1989 sarebbe stato un giorno memorabile per lui. Si mise al tavolo dei dadi e infilò la più grande striscia vincente che si ricordi in epoca moderna. 118 tiri consecutivi, tutti vincenti e tutti a suo favore. Oltre 3 ore di lanci che lo portarono a vincere oltre un milione di dollari. Una sequenza impressionante che nessuno riuscì a ripetere. A differenze delle altre storie, Stanley da buon imprenditore al primo colpo perso, incassò il gruzzolo senza più mettere piede in un casinò.

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Archie Karas, il gambler per eccellenza

Se a Las Vegas chiedete di Archie Karas, tutti vi risponderanno la stessa cosa: “il miglior gambler di tutti i tempi“. Nessuno come lui. Unico nel suo genere e follemente innamorato del gioco. Fin troppo. Gli inizi sono quelli del classico gambler che dal nulla si costruisce un castello di soldi. Si fa prestare 10.000 dollari da un amico e in due anni trasforma quel gruzzolo in 40 milioni di verdoni.

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Archie Karas qualche anno fa alle WSOP al Rio Casinò

Siamo negli anni ’90 il boom del poker è ancora lontano, ma lo stesso Karas non disegna partite High Stakes contro i migliori giocatori in circolazione. E poi dadi, baccarat, blackjack, scommesse e quanto ancora. La sua ascesa appariva inarrestabile. Ma come spesso accade nel mondo dell’azzardo, basta poco per fare quel viaggio di ritorno e con velocità superiori a quello di andata. Nel 1995 perse 30 milioni di dollari nel giro di poche settimane. La fortuna non era più sua amica e così in tempi brevissimi perse anche l’ultima fetta del malloppo. Ma il mito continua a rimanere per i casinò di Vegas.

“Shoeless Joe” lo “scalzo” del Treasure Island Casino

Vivere di stenti e alla giornata, con un sussidio mensile di 400 dollari. Eppure “Shoeless Joe” (non è ovviamente Joe “Shoeless Joe” Jackson, uno dei più grandi giocatori di Baseball del ‘900) aveva un sogno nel cassetto e riuscì a realizzarlo. Lui che era di fatto un senza tetto, decise nel 1998 di entrare scalzo al “Treasure Island Casino“. Cambiò l’assegno del sussidio in chips e poi prese posto al tavolo da Blackjack. Una scelta folle, ma che sembrava dare ragione a lui.

Pur conoscendo a malapena le regole base del gioco e senza un minimo di strategia, arrivò a vincere qualcosa come 1.500.000 di dollari. E tutto questo in sole due settimane. Chi lo vedeva giocare si metteva le mani nei capelli. Chiamava quando doveva restare, restava quando avrebbe dovuto chiedere carta. Non solo, ma si ostinava a raddoppiare con 12 13, in barba a tutti principi base delle strategie del buon gioco.

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Nonostante questo modo bizzarro di approcciare il blackjack, i risultati (e la buona stella) stavano dalla sua parte. Ma come era salito in vetta a velocità supersonica, ebbe lo stesso medesimo crollo all’apice della fortuna. Bastò una settimana per sperperare tutto. Si narra che la sua poca pulizia personale e i suoi abiti da straccione non attirarono mai la simpatia del casinò nei suoi confronti. A questo si aggiungeva pure la sua avidità: non ha lasciato nemmeno un centesimo di mancia allo staff. Un atteggiamento che a quanto pare, pagò a caro prezzo.

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