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La crisi del poker in Italia, Danilo De Berardinis: “la colpa è della mentalità dei nostri casinò, a Malta…”

Intervista con l'esperto tournament director Danilo De Berardinis che analizza per noi il momento del poker e dei casinò in Italia.

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02/11/2018 17:50

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Il 2018 nel gaming, sarà ricordato per la crisi dei casinò italiani e del nostro poker live con i players costretti a giocare all’estero. E pensare che il mercato potrebbe essere anche in salute, il potenziale c’è tutto se si pensa che nell’online la spesa nel 2017 era cresciuta di oltre il 20%.

Danilo in compagnia di Andrea Benelli

Oltre al danno anche la beffa: alcuni tornei che erano un vanto del movimento, come l’ Italian Poker Open, si disputeranno oltre confine (l’IPO emigrerà all’estero). Il problema riguarda anche gli organizzatori e chi lavora nell’industria del poker live, dealer, td, floorman etc.

Al momento è in corso il Malta Poker Festival, nato da un’idea di Ivonne Montealegre al casinò di Portomaso e a dirigerlo è un italiano, il tournament director Danilo De Berardinis.

La scorsa settimana abbiamo intervistato Rodolfo Zirio, TD del Battle of Malta (evento dei record creato 7 anni fa dalla stessa Ivonne e dall’ex direttore di Portomaso e di Venezia, l’italiano Eros Ganzina). Rudy non era stato tenero con la sua analisi nei confronti dei casinò italiani.

E si allinea alle sue posizioni anche Danilo De Berardinis che oramai lavora a Malta in maniera stabile ed è consulente per il Casinò di Portomaso e Oracle.

Due grossi tornei entrambi diretti da professionisti italiani, segno evidente che i nostri TD sono molto considerati all’esterno. Purtroppo anche per loro è quasi del tutto impossibile lavorare in Italia. Uno dei tanti paradossi del nostro poker.

Danilo non risparmia durissime parole nei confronti della gestione dei casinò pubblici italiani.

Per quale motivo secondo te il poker live italiano è entrato in questo cono d’ombra? Eppure i giocatori non mancano…

La situazione economica generale non ha senza dubbio aiutato, anche se è stata solo un fattore di questa crisi perché se fosse stato solo un problema di capacità di spesa dei nostri giocatori, bastava solo abbassare il buy-in e tutto era risolto.

Penso invece che il problema principale sia dovuto ad una carenza strutturale e va ricercato nella situazione a dir poco paradossale dei nostri casinò. E’ evidente che emerga la classica differenza gestionale tra il pubblico e privato. Sia io che Rudy (Rodolfo Zirio, ndr), abbiamo lavorato in tutti e quattro i casinò italiani e l’imbarazzo è evidente se si deve commentare le gestioni.

In che senso scusa? Rodolfo affermava che i tornei non sono visti di buon occhio. Tu che ne pensi, confermi?

I tornei di poker sono quelli che portano indotto, giocatori, soldi… ma per i casinò italiani portano solo problemi, dal loro punto di vista. I primi a pensarlo sono i dipendenti che ci vedono come nemici.

Addirittura nemici?

Si, ti parlo per esperienze personali. Pensano: “arriva il torneo di organizzatori esterni, bisogna lavorare di più” ed è l’occasione migliore per fare scioperi. Ci siamo trovati in questa situazione.

Parole forti le tue ma che confermano le dichiarazioni di Zirio e di altri addetti ai lavori.

Permetti ma abbiamo un pò di risentimento… La nostra professionalità è riconosciuta in tutta Europa ma in casa nostra non possiamo lavorare. Per noi i casinò italiani sono off limits.

Danilio con l’amico Rudy: entrambi i TD nelle ultime due settimane hanno diretto due importanti tornei a Malta

Dovete lavorare all’estero ed immagino che non sia semplice.

Io sono orgoglioso di essere italiano ma in Europa a volte è un peso esserlo.

Facciamo un passo indietro. Come sei diventato tournament director?

Eh, il mio è stato un percorso lungo. Ho fatto la gavetta, partendo dal basso. Prima il croupier in Inghilterra, poi tornato in Italia, essendo off-limits i casinò, ho fatto il dealer per Italian Rounders e Pagano Events, poi assistente floorman, floorman ed alla fine tournament director. Adesso la mia evoluzione personale è di consulente per lo sviluppo di strategie di marketing per il casinò di Portomaso e dell’Oracle.

Un’ ultima cosa. Un aneddoto curioso nella tua lunga carriera?

Stavamo lavorando in Croazia e vedo al tavolo un giocatore offendere in modo pesante una donna. Gli ho inflitto una penalità molto pesante ma lui si è difeso: “è mia moglie”. E la donna ha confermato: “si è mio marito, può fare quello che vuole”. Ma la penalità è arrivata lo stesso, non ho fatto nessun passo indietro, il comportamento è stato molto grave.

Malta Poker Festival, una sfida personale importante… Senti il peso della responsabilità?

Se ti senti preparato quando fai questo lavoro, vuoi queste sfide, vuoi dirigere tornei con field da mille/duemila persone. In passato ho diretto il Battle of Malta con tanti players ai tavoli ed è stato eccitante e molto bello. Quest’anno con il Malta Poker Festival la pressione sarà doppia perché non solo vivo il torneo come TD ma anche come co-organizzatore. E’ un onore e penso che quando gestisci questi eventi la cura del dettaglio sia fondamentale, soprattutto nei servizi nei confronti del player, perché il giocatore deve essere al centro di tutto.

 

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