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La vera storia di The Irishman: come la mafia costruì e gestì i casinò di Las Vegas (2a parte)

La seconda parte della reale storia di The Irishman ispirata al killer Frank ‘Sheeran e al sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino). Come la mafia spremeva i casinò di Las Vegas e lasciava il Governo federale a mani vuote, fino a quando...

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01/01/2020 11:00

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Nel film The Irishman di Martin Scorsese si intuisce il ruolo determinante del sindacalista Jimmy Hoffa nell’espansione di Las Vegas negli anni ’60 e ’70: erogava ai boss mafiosi prestiti a tassi molto bassi (con i fondi pensione del sindacato) per la costruzione dei nuovi casinò-resort. Lo abbiamo spiegato bene nella prima parte di questa storia tutt’altro che romanzata da Scorsese e dall’autore del libro Charles Brandt.

Con nostre ricerche originali abbiamo cercato di ricostruire la storia di Hoffa e di Las Vegas.

Leggi qui la prima parte della storia di “The Irishman” 

A sinistra Al Pacino nel film “The Irishman” interpreta Jimmy Hoffa (a destra nella foto)

I manager della mafia a Las Vegas

L’ “abilità” della mafia in quegli anni fu quella di creare veri e propri manager nella gestione dei casinò, al solo scopo di perseguire solo i propri interessi illegali (riciclaggio di denaro, frode al fisco federale etc etc).

Con i prestiti a tassi molto bassi dei Teamsters (il sindacato degli autotrasportatori gestito da Hoffa) la mafia costruì diversi casinò a Las Vegas che rappresentavano un enorme business per Cosa Nostra. Non solo i boss mafiosi riuscivano a riciclare denaro ma anche ad occultare facilmente gli utili, eludendo il fisco.

I manager dei casinò pagavano le tangenti ai boss (e agli uomini corrotti del sindacato) prima di contabilizzare il tutto. Gli utili ed il denaro, di fatto, venivano fatti sparire con una facilità disarmante.

In questo modo le sale da gioco invece di dichiarare profitti, erano stabilmente in perdita. La chiamavano “scrematura“. Con ogni probabilità chi doveva effettuare controlli rientrava in uno schema di corruzione alla luce del sole.

Casinò: il primo film di Scorsese sulla mafia a Vegas

Un sistema che era stato descritto da Scorsese nel suo primo film (sempre con Robert De Niro e Joe Pesci) dedicato a Las Vegas: “Casino”. In questa pellicola, il noto registra spiega bene come la mafia gestiva le sale da gioco. Il manager, per l’occasione, era “Asso” (interpretato in modo magistrale da Bob). La storia si ispira alla vita di Frank “Lefty” Rosenthal, un genio del betting che venne ingaggiato da Cosa Nostra per gestire lo Stardust. Lefty fu il primo ad intuire il potenziale delle donne ai tavoli da gioco.

Puoi leggere qui la storia di Rosenthal e dello Stardust

 

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In The Irishman Robert De Niro (al centro) è il killer della mafia Frank ‘The Irishman’ Sheeran e Joe Pesci (a sinistra nella foto) rappresenta il boss Russell Bufalino.

The Irishman: l’omicidio di Hoffa segna il declino della mafia in Nevada

Un sistema che alla fine degli anni ’70 il Governo federale non ha voluto più tollerare e l’ha stroncato. E’ vero che le sale di Las Vegas creavano occupazione e l’indotto non era insignificante per lo Stato del Nevada, ma alla fine il fisco federale cosa ci guadagnava?

In particolare, dopo l’omicidio di Hoffa (per mano degli stessi boss mafiosi), i federali iniziarono a colpire tutti i sospettati, come emerge anche dalla pellicola visibile su Netflix.

Cambiò il vento anche a Las Vegas e non solo. La morte di Hoffa era stato il punto di non ritorno. La scomparsa del sindacalista più famoso degli States aveva scosso l’opinione pubblica. Washington non tollerò più il riciclaggio a cielo aperto a Las Vegas. Questo fatto ha segnato il declino della mafia italo-americana in Nevada.

 

Lo schema delle tangenti del Tropicana

Ci fu nel 1978 un’intercettazione ambientale a Kansans City tra il gestore del Tropicana ed un boss. In quella registrazione emerse lo schema illegale della scrematura in modo chiaro.

Addirittura, proprio per capire la effettiva dispersione del denaro, al Tropicana, i boss per due mesi interruppero il pagamento delle tangenti: dovevano capire anche loro quali fossero i profitti reali della sala. Si voleva calcolare l’effettiva redditività del Tropicana, in modo tale da poter valutare se fosse opportuno aprire altri quattro casinò in città (sempre attraverso i prestiti del sindacato).

I federali ascoltarono tutto e fecero scattare le necessarie contromosse.

 

La pulizia nel sindacato e nei casinò

Il Governo usò il pugno duro: il Dipartimento del Lavoro ed il Dipartimento di Giustizia costrinsero alle dimissioni forzate i vecchi fiduciari del fondo pensione del sindacato ed i nuovi manager si rifiutarono di essere manipolati dai gangster ed in particolare da Allen Dorfman, uomo del sindacato di Chicago che era il fiduciario della mafia per la gestione del fondo.

Allen Dorfman è interpretato nel film da Jake Hoffman, fratello di Dustin Hoffman.

Senza i soldi dei Teamsters, nel corso degli anni, la mafia perse il suo potere finanziario e così anche la presa ed il controllo sui casinò di Las Vegas, lasciando il campo a manager che, con l’appoggio di Wall Street, avrebbero ricostruito la città con gli attuali casinò-resort.

Da nostre ricerche sono emerse diverse prove testimoniali giudiziali, negli anni ’70, sulla connessione tra i finanziamenti dei Teamsters, la mafia ed i casinò di Vegas.

In particolare, un caso fu discusso nel tribunale di Kansas City, nel quale un testimone autorevole rivelò come Allen R. Glick ottenne un prestito da 62,7 milioni di dollari per acquistare 4 casinò a Las Vegas.

 

Le connessioni dei boss con i Teamsters

Lo stesso Glick si rivolse a Franck Ranney, uno dei fiduciari che gestivano il fondo pensionistico degli autotrasportatori, che consigliò di rivolgersi al boss di Milwaukee Frank “Mister Big” Balistrieri (noto anche come “Mad Bomber”), considerato un uomo molto influente sugli affari e la gestione del fondo pensione. Mister Big era soprattutto un noto esponente della organizzazione criminale Chicago Outfit.

Secondo la testimonianza dello stesso Glick, Alvin Baron (gestore patrimoniale del fondo) approvò l’istanza di Mister Balistieri. Baron fu condannato per aver preso tangenti per quel prestito. Il boss di Cleveland, Lonardo, confermò in tribunale del prestito ottenuto da Glock. Lonardo fece nomi anche di altri importanti gestori del fondo che ottennero proventi mensili dalla “scrematura” dei 4 casinò di Las Vegas (circa 1.500 dollari al mese).

In questo processo il sindacato fu travolto dall’ennesimo scandalo e il Governo decise di dare una bella ripulita ai casinò e ai Teamsters, interrompendo queste “scremature” che stavano danneggiando le entrate fiscali federali.

Ma la storia continua….

Fine seconda parte

Leggi qui la reale storia di “The Irishman” , dei casinò e della mafia a Las Vegas (prima parte)

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