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Daniele De Feo (Pokermagia): “nel field italiano manca umiltà, stranieri più forti”

Dodici mesi fa, vi avevamo raccontato la storia dell’Avvocato Daniele De Feo che aveva deciso di mettere da parte la toga e mollare tutto per impugnare il mouse e grindare online. Con il supporto della famiglia (moglie e due figli), a 35 anni, Daniele aveva deciso di cambiare vita e lo aveva fatto con Pokermagia, dedicandosi in maniera professionale a quella che prima era solo una passione. A più di un anno di distanza è tempo di tirare le somme.

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15/03/2017 17:03

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Possiamo chiederti se hai chiuso in profitto il primo anno?

Il bilancio è stato molto positivo, grazie anche a risultati importanti: proprio a marzo del 2016, sono arrivato terzo nel Sunday Special KO e nel NOS. Sono stati i due “shot dell’anno”. Primo anno vero da professionista, ho chiuso con un +40.000. Nell’ultimo trimestre ne ho persi 10.000. Mi sento molto fortunato perché ho iniziato al meglio con Pokermagia.

Inizio 2017?

Negli ultimi due mesi ho fatto top 15 al NOS almeno 30 volte. Lo gioco tutte le sere. Più altri risultati interessanti, diciamo che il periodo nero è alle spalle.

Quando hai iniziato con Pokermagia hai vissuto subito un periodo positivo.

Come detto, mi sono sentito molto fortunato. Magari ci sono ragazzi che hanno vissuto una bad run proprio quando hanno iniziato a giocare con la scuola.

Il 2016 non è stato però tutto rose e fiori….

E’ filato tutto liscio, fino a quando non ho vissuto la mia prima bad run che è durata circa 4 mesi: da luglio fino ad ottobre. E’ stato il periodo più difficile, ma è una cosa standard che fa parte del nostro mestiere.

Cosa è maturato dentro di te in quel momento?

Per la prima volta mi sono reso conto che non era possibile shippare tutte le sere. All’inizio la run negativa mi ha un po’ spiazzato, è normale.

Ci sono anche degli aspetti tecnici e mentali che possono aver influito al momento negativo o era solo varianza?

Naturalmente l’approccio ad un ABI più elevato porta maggiori preoccupazioni. In te nasce l’idea che puoi anche non recuperare lo spending.

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Come hai reagito?

Mi sono concentrato molto sullo studio ed in me è maturata l’idea: ‘stima per tutti ma paura di nessuno’. Devo dire che dopo questo periodo ho fatto un bel salto di qualità, mi sento molto più forte mentalmente. La run negativa ti aiuta a ritornare con i piedi per terra e capire come funziona realmente il grinding.

Simone Speranza è il tuo coach, cosa ti diceva in quel periodo per sostenerti?

Simone è anche un ottimo mental coach e con lui è stato tutto più facile. Mi è stato veramente vicino. Mi ha fatto capire tante cose, a volte anche con dei trucchi che funzionano dal punto di vista psicologico. Esempio banale: pensiamo ad uno showdown nel quale siamo in vantaggio 80%-20%. Lo vinciamo e dobbiamo comunque ritenerci fortunati, nulla è dovuto. Alla fine il 100% del pot va a finire nelle tue tasche e non l’80%. Quindi, anche in uno showdown che tutti reputano scontato, alla fine hai un +20% di chips. Questo è un esempio banale ma che ti fa capire che nel poker devi sempre vedere il bicchiere mezzo pieno. Gli showdown fanno parte del nostro lavoro, nel bene e nel male.

Ci sono altri aspetti che ti hanno aiutato a migliorare il tuo mindset?

Si, senza dubbio giocare in streaming su Twitch ed essere osservato da altre persone. Mi disciplina molto, non dico mai parolacce e sono molto più concentrato. Non ho assolutamente la pretesa che la gente mi segua per imparare qualcosa dal sottoscritto. Voglio che mi seguano solo perché apprezzano il mio stile gioco. Non mi reputo un talento, tutt’altro, semmai una persona che ha raggiunto certi traguardi solo applicandosi e sudando. Senza questa determinazione non sarei qui.

Come si chiama il tuo canale Twitch?

“Si accendono le luci”. All’inizio è stato solo un gioco. Ogni volta che facevo un tavolo finale, scrivevo su Facebook: “si accendono le luci”. E vincevo spesso. Così ho deciso di chiamarlo in questo modo, il canale.

Nel tuo momento d’oro, quando tutto girava per il verso giusto, cosa pensavi?

Mi sentivo uno normale, aiutato solo da qualche showdown. Negli MTT devi sapere cosa stai facendo e poi devono girarti le carte. I tornei di poker sono questi. Devi prendere le decisioni giuste e, quando le carte girano a tuo favore, devi vincere.

Programmi su Twitch?

Vado in streaming il lunedì, martedì e giovedì. Vorrei fare una trasmissione sul multi-account.

Cosa pensi di questo problema da un punto strettamente legale, visto che sei un avvocato?

Quelli che vengono bannati devono ritenersi fortunati, perché PokerStars e le altre rooms potrebbero denunciarli penalmente. Questi ragazzini non sanno a cosa vanno incontro, ma la loro vita potrebbe essere rovinata con una semplice denuncia per truffa.

Esperienze brutte ai tavoli?

Si, mi sono trovato a giocare una fase decisiva di un torneo contro due account che pensavo facessero collusion. In realtà, ho scoperto poi che i due account appartenevano alla stessa persona. Sono stati bannati ma mi sono sentito preso in giro. Oltretutto ho incontrato quel giocatore in un live ed ho scoperto che era un ragazzino di 21 anni. Non capiscono, questi giovani players che è un reato grave, è una truffa e rischiano molto.

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Daniele De Feo

Da avvocato sarai consapevole che provare le truffe davanti ad un giudice non è così semplice.

Dici? Io invece la vedo in maniera diversa: fare multi-account in uno stesso torneo è un artificio e raggiro palese, inoltre il dolo è presente, perché sei cosciente del fatto che stai traendo un indubbio vantaggio. Dal momento che ottieni il denaro, il reato si completa.

Come argineresti il problema?

Con l’uso delle web cam.

Con Pokermagia stai facendo anche il coach. Quest’anno sei passato di grado.

Sì, per tre pomeriggi la settimana mi dedico al coaching dei ragazzi che grindano Abi 10.

Continui a massare molto?

Faccio circa 600 tornei al giorno, con una costanza impressionante, giocando 6 giorni su 7 a settimana.

Che consiglio ti senti di dare ai torneisti che hanno poca esperienza?

E’ importante giocare anche i tornei con buy-in più bassi. A me spesso hanno salvato le sessioni.

Nel field italiano dove ti collocheresti?

Ci sono molti players più forti di me: alcuni sono più esperti ma forse meno preparati, altri sono anche tecnicamente superiori oltre che più esperti. Non mi sento uno scienziato ma una persona che è disponibile a farsi un bel mazzo. Ripeto: non sono un talento e non lo sono mai stato, ma se vuoi una cosa la puoi raggiungere con la forza di volontà e tanto sacrificio.

Con una famiglia con due bimbi, come riesci a trovare così tanto tempo da dedicare al poker?

Siamo organizzati molto bene io e mia moglie (è avvocato, ndr).  La nostra organizzazione è perfetta e lei è entusiasta di questa mia scelta di vita.

Secondo te il field italiano è difficile da battere oppure ci sono ancora ampi margini?

Il field non si è indurito come dicono. C’è gente che crede di essere capace ma non è così. Ho visto ad alcuni reg fare cose allucinanti, flat senza senso, mosse fuori posizione. Parlo di gente che ha vinto molto in passato.

Cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?

Prima vincevano tutti perché giocavano parecchi amatori che cliccavano proprio a caso. Mi viene in mente il vecchietto che va in un casinò e abbassa le leve di una slot senza neanche sapere cosa fare. Ora anche il giocatore occasionale ha una preparazione di base. Al tempo, per vincere, bastava sapere l’ABC del poker. Ora serve qualche lettera in più.

Cosa pensi della futura liquidità condivisa?

Rischiamo noi italiani di essere i polli di turno. Io sinceramente, da un certo punto di vista, sono terrorizzato. Se dovessi parlare a nome del nostro field, direi che non siamo preparati al confronto.

Daniele De Feo

Daniele De Feo

Cosa te lo fa pensare?

Siamo abituati a giocarci tornei con 100 iscritti, dei quali 50 iscritti sono fish, 30 pseudo reg e solo in 20 sanno le regole. Prendiamo ad esempio il Win The Button. Riesco a fare quasi tutte le sere top 20. E’ una struttura bellissima che regge all’infinito, ma i fenomeni gamblano prima. Si sentono forti e vanno fuori ai primi livelli. Ti immagini quando il Win The Button sarà di 500, 600 players? Cosa ne sarà di noi italiani?

Ti sei fatto un’idea di come giocano fuori dall’Italia?

E’ tutto un altro poker. Ho amici che vivono a Malta: usano range molto più larghi. Noi italiani siamo molto nitty, gli stranieri sono abituati ad entrare in action con il nulla. Noi giochiamo solo con il nuts.

Esperienze di fronte a players stranieri?

Si, day 2 dell’IPO vinto poi da Simone Speranza. Ho circa 50 big blinds, siamo 4 italiani e 5 stranieri al tavolo. Apre uno straniero estroso ma molto forte, io lo 3-betto con A-10, arriva puntuale dalla mia sinistra una 4-bet, poi 5-bet ed infine dal bottone un giocatore (sempre straniero) 6-betta per 90x circa, se non ricordo male. Un altro lo chiama e dice in inglese: “non posso foldare con questa mano”, parole che rimarranno per molto tempo nella mia testa. Avevano entrambi K-J off. Mi alzo dal tavolo e vado al bar e penso: ‘meglio se vado a casa?’.

Come è finito il tuo torneo?

Sono arrivato 70esimo, alla fine ho perso per un bel coolerone con un mega pot, ma fa parte del gioco. Vinse il mio coach.

La liquidità condivisa però può avere anche degli aspetti positivi.

Senza dubbio i montepremi più alti possono attirare molti più giocatori. Alla fine gli italiani potrebbero riavvicinarsi al poker, ma ci vuole tanta umiltà, qualità che non appartiene al field italiano in questo momento.

Avvalersi però di una scuola alle spalle come Pokermagia può senza dubbio essere un punto di vantaggio, per non fare un salto nel buio.

Senza dubbio. Da un punto di vista personale sono tranquillo.

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