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Curiosità

Bridge: Max Di Franco, un pokerista sul tetto del mondo

Scritto da
21/08/2013 13:55

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Massimiliano Di Franco, qui concentratissimo durante un matchProbabilmente, a fine anno nessun giocatore italiano sarà riuscito a conquistare un braccialetto WSOP. Nel Bridge invece dominiamo, e il campione del mondo 2013 è proprio un pokerista…

Parliamo di Massimiliano Di Franco, palermitano di 25 anni che si è da poco laureato campione del mondo Juniores al World Youth Open Bridge Championship che si è tenuto ad Atlanta dal 3 all’11 agosto scorso. L’alloro iridato è arrivato nella specialità a coppie, insieme a un altro giovane panormita, Gabriele Zanasi.

Una grandissima gioia per Max, talento che il bridge solo occasionalmente presta al poker, ma che in quei frangenti è riuscito a togliersi diverse soddisfazioni: con il nickname maxer888, il ragazzo ha già vinto diversi tornei tra cui un ElDorado e un Sunday Master
Uno score invidiabile per tanti giocatori, ma è del suo exploit nel bridge che vogliamo parlare oggi.

Complimenti, campione del mondo! Pensi sia un po’ come vincere un braccialetto WSOP?
Beh, te lo dirò quando potrò fare il confronto…Scherzi a parte, credo che ci sia una differenza sostanziale: nel poker ognuno gioca per sé e la nazionalità è poco più che un dettaglio. Nel bridge invece giochi per te ma anche per l’Italia, per far felici gli amici, i colleghi, tutti i tesserati e gli appassionati. Giochi per l’emozione che provi e fai provare quando senti l’inno nazionale.

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(qui sopra un’immagine della premiazione, con Max intento a cantare l’inno insieme a Zanasi)

C’era anche un premio in denaro?
Zero. Si gioca solo per la gloria e per tutto quello che dicevo poc’anzi, ma anche perchè viaggi insieme a ragazzi come te. Tra l’altro, ad Atlanta abbiamo vinto anche un mondiale con la coppia femminile, formata da Giorgia Botta e Margherita Chavarria.

Siamo proprio bravi, noi italiani!
Sì, l’Italia è storicamente una potenza nel Bridge, dove ha vinto molto tra cui 7 degli ultimi 8 Campionati Europei.

Dunque voi siete un po’ le nuove leve di una tradizione vincente.
Sì, quella italiana è una grande scuola. Speriamo di continuare così.

Torniamo un attimo alle ragazze. Dunque anche nel Bridge ci sono competizioni separate. Ma secondo te ha senso?
Le due giovani coppie vincenti del Bridge italiano: in alto Gabriele Zanasi e Max Di Franco, in basso Giorgia Botta e Margherita ChavarriaSì, secondo me è giusto separare uomini e donne. La donna migliore al mondo è molto meno forte del migliore uomo.

Nel poker c’è sempre la polemica sull’opportunità o meno dei ladies event. Forse da noi è più una questione numerica, relativa alla percentuale sul numero di partecipanti. Nel bridge?
Penso che il tipo di concentrazione richiesta per il bridge sia più favorevole all’uomo.

Torniamo al mondiale. Come si svolge? E’ simile ad un torneo di poker?
Per certi versi sì, nel senso che ogni giorno si gioca per 8-9 ore. Ogni coppia gioca quattro board, e ogni board dura 8 minuti. Rispetto a un torneo di poker è più impegnativo perchè sei sempre in azione, mentre in un MTT live se foldi hai anche un paio di minuti di riposo mentale. Da noi ad ogni board c’è una piccola pausa, per mangiare qualcosa o rilassarsi.

E nelle pause, si parla dei vari “spot” come avviene nel poker?
Sì, più che altro si parla con il compagno perchè in questo sport gli accordi sono fondamentali.

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Che vuol dire, anche negli MTT lo sono…
Ahahahahah hai ragione, me ne stavo dimenticando!

Dai, scherzi a parte una parola su tutto quello che sta succedendo nel nostro mondo con multiaccounting, account sharing, denunce eccetera
E’ brutto soprattutto perchè si svilisce la purezza del gioco e della competizione, che dovrebbe essere sempre accesa ma corretta. Spero che riescano a trovare degli strumenti che facciano da deterrente, perchè altrimenti la vedo dura…

Nel bridge non si bara?
Ti sembrerà strano, ma anche nel Bridge ci sono accordi leciti ed altri illeciti. Ma essendo tutti al tavolo, si fa presto a scoprirli ed eventualmente denunciarli. Sono infinitamente più “sgamabili” rispetto al poker, e comportano l’immediata squalifica.

Ma ce l’hanno qualcosa in comune, bridge e poker?
Max esultante dopo un match vinto ad AtlantaDifficile compararli, diciamo che in entrambe le discipline non devi mai lasciarti prendere dall’emozione. E poi sono tutti e due giochi ad informazioni incomplete, quindi nel poker come nel bridge si vince prendendo le decisioni percentualmente migliori. A favore del bridge, ad esempio, c’è l’assenza di varianza…

Che talento serve per essere buoni giocatori di bridge?
Non saprei dare una definizione unica. Di sicuro non serve essere dei geni, c’è bisogno di un particolare tipo di intelligenza ma anche di personalità, perchè si è spesso sotto pressione. Anzi, il miglior allenamento possibile a Bridge è giocare sotto pressione ad alti livelli.

Qualcosa che a poker può costarti l’osso del collo, economicamente parlando…E quando non giochi a bridge, quanto tempo dedichi al poker?
Diciamo 5 giorni la settimana, giocando solo MTT e massgrindando anche 20x o più.

Come hai scoperto il poker?
Qualche anno fa c’era un signore che veniva al circolo di bridge a Palermo e mi parlò una volta del texas hold’em, così lo provai. Lui poteva diventare un buon giocatore di Bridge, ma poi ha fatto i miliardi a poker e ha mollato.

Di chi stiamo parlando?
Dello “zio”, Vito Planeta. Nel poker è stato lui ad insegnarmi tutto.

Il futuro. Come lo vedi?
Guarda, cerco sempre di lasciarmi tante strade aperte e il poker risponde anche a questa logica. Comunque sto studiando Giurisprudenza e mi manca qualche esame per laurearmi. Il mio sogno però è di diventare professionista di bridge.

Ah, dunque ci si può “campare”?
I professionisti sono pochissimi e guadagnano cifre molto più basse rispetto ai migliori al mondo nel poker, ad esempio. Ma riuscirci sarebbe per me un traguardo fantastico.

Glielo auguriamo di cuore.