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Basso engagement, spettatori in calo: gli sport tradizionali seguano l’esempio degli esport

Il 2017 ha segnato indiscutibilmente l’ascesa degli esport a livello mondiale. Un mercato in netta crescita, che comincia a influenzare in maniera visibile anche lo sport tradizionale. Tra squadre di calcio che hanno aperto una divisione esportiva, circuiti come la MotoGP e la Formula1 che hanno organizzato tornei di videogaming e quant’altro, la contaminazione è un dato di fatto.

E tutto ciò non può che fare bene allo sport tradizionale, soprattutto al suo mercato. Perché negli ultimi tempi, i dati relativi all’audience sono drammatici: nel 2016 Sky ha perso il 19% di spettatori, giusto per fare un esempio.

 

esport

 

Esport, parola d’ordine: engagement

Il calo di spettatori degli sport tradizionali, soprattutto nella fascia demografica più giovane, ha un motivo ben preciso: oggi, i giovani preferiscono gli esport. Su Twitch, soltanto Dota 2 e League of Legends generano dalle 60 alle 70 milioni di ore guardate ogni mese. E stiamo escludendo le piattaforme di streaming cinesi.

Questo perché negli esport, il livello di engagement (lett: coinvolgimento) è infinitamente più alto: sei dei dieci esport più visti su Twitch sono molto semplici da giocare e richiedono semplicemente una connessione e una console o un computer. In questo modo, i fan possono giocare le stesse partite degli streamer che seguono.

Per non parlare poi della possibilità di interagire direttamente con gli streamer. Twitch, per esempio, ha una chat box nella quale chiunque può scrivere: i messaggi vengono letti dallo streamer, aumentando ancor di più il livello di engagement.

Negli sport tradizionali tutto questo non succede.

Le vecchie abitudini sono dure a morire…

Dunque, come abbiamo appena visto, gli esport hanno un livello di engagement maggiore, margini di crescita ancora più ampi e sono molto più innovativi: ma allora perché gli sport tradizionali faticano a prendere esempio?

I fattori sono molteplici. Per prima cosa, le grandi organizzazioni – come FIFA e UEFA – ricevono piogge di milioni di euro da parte delle compagnie televisive per i tanto chiacchierati diritti tv. Dato che questo denaro è di fondamentale importanza, ogni minimo cambiamento spaventa in maniera pazzesca.

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Mentre le grandi organizzazioni cincischiano, gli spettatori già si spostano: dalla classica partita trasmessa in tv, verso nuove forme di intrattenimento.

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Non tutto è perduto

Da qui a dare per morta l’industria dello sport a livello di intrattenimento, tuttavia, ce ne passa. Le opportunità per recuperare il terreno perso non mancano. Ad esempio, colossi tech come Facebook e Amazon di recente si sono inserite nella battaglia ai diritti tv.

Conoscendone le potenzialità economiche e di crescita, non sarebbe utopistico pensare che, nei prossimi anni, questi due giganti della tecnologia non possano vincere qualche asta, spingendo gioco-forza le compagnie più tradizionali a rincorrere l’innovazione.

Il modello NBA

Qualche esempio virtuoso già esiste. La NBA ha completamente rivisto la propria strategia, permettendo la condivisione istantanea sui social media di tutti i contenuti broadcast – cosa che non ha precedenti nell’industria, come dimostrano le numerose segnalazioni di violazione di copyright da parte di aziende come Sky e Mediaset Premium.

L’effetto è stato dirompente: l’anno scorso, la lega professionistica americana ha battuto ogni record di presene, con oltre 22 milioni di spettatori nei palazzetti. L’audience tv è cresciuta del 19% mentre gli abbonamenti a League Pass sono aumentati del 10%. Infine, le visite al sito ufficiale sono schizzate del 27%.

Insomma, abbracciare l’innovazione paga, no?