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Lonewolf92: “Giocare professionalmente a FIFA è come il poker”, parola del più forte player italiano

FIFA è uno dei videogiochi più popolari al mondo, come dimostrano i numeri impressionanti delle vendite: 170 milioni di copie vendute dal 1998 a oggi, 16.5 milioni di copie vendute di FIFA 16 e una stima di circa 50 milioni di utenti attivi nel 2016 considerando tutte le edizioni e tutte le console. Un autentico fenomeno di massa, ben più grande del poker ma in un certo senso collegato ad esso. Per capire dove stia il punto in comune tra queste due realtà apparentemente così differenti è necessario fare un passo indietro.

Nell’ultimo paio di anni l’industria del poker ha strizzato l’occhio più volte al mondo degli eSports. Noi stessi vi abbiamo raccontato della passione di Luca Pagano per Hearthstone, dell’entrata di Randy “nanonoko” Lew nel team Liquid, del bankroll regalato da Pokerstars ai videogamer più influenti di Twitch e delle scommesse disponibili ormai ovunque (anche sul .it, su Snai) sulle competizioni internazionali di eSports.

Il motivo di questo avvicinamento è dovuto sicuramente a questioni commerciali (un appassionato di videogiochi può facilmente diventare un appassionato di poker online), ma anche a un aspetto che risulta estremamente simile tra eSports e poker: il mindset.

Il goal che ha deciso la finale dell'ultimo campionato del mondo di FIFA
Il goal che ha deciso la finale dell’ultimo campionato del mondo di FIFA

Il discorso è riferito soprattutto al mondo del professionismo: i gamer che si guadagnano da vivere girando il mondo per tornei con i soldi degli sponsor devono avere una tenuta mentale praticamente identica a quella necessaria per diventare un poker pro. Pensate che un top player di League of Legends come Faker non debba sopportare la stessa enorme pressione che prova un Mustapha Kanit quando durante un high roller? La tenuta mentale è decisiva in entrambi i campi.

E qui arriviamo a FIFA. Per qualche motivo non ancora chiaro, il videogioco calcistico più venduto e giocato al mondo non è ancora esploso in ambito eSports. Nonostante ci sia un interesse sempre crescente e girino milioni di euro intorno ad alcune modalità del videogioco, non sono ancora stati organizzati contest internazionali imponenti come il Dota 2 International di Seattle, che quest’anno ha fatto registrare un montepremi di 20 milioni di dollari. Allo stesso tempo, non esistono team di professionisti affermati come avviene in League Of Legends.

In sostanza, al giorno d’oggi manca proprio il culto di FIFA come eSports.

Attualmente l’unica manifestazione degna di nota è il Battle of the FIWC Champions con un primo premio di $20.000, ma in futuro la situazione sarà inevitabilmente differente. Intorno a FIFA girano troppi soldi e interessi per non far diventare questo videogame uno dei punti cardine degli eSports. E quando ci saranno decine di professionisti di FIFA come ce ne sono attualmente in altri ambiti, potremmo dire che ci sarà davvero un punto in contatto con il poker.

Secondo il più forte giocatore di FIFA italiano, infatti, giocare professionalmente a questo videogioco è molto simile a giocare professionalmente a poker.

Si chiama Mattia Guarracino ed è conosciuto online come “Lonewolf92“. Tra gli appassionati di FIFA è un idolo perché ha vinto il campionato italiano nel 2008, 2010, 2012, 2013 e 2014. È considerato il più forte player italiano e recentemente (in un’intervista a Dario Saltari su L’Ultimo Uomo) ha fatto un interessante paragone tra FIFA e poker.

“Vedendo le reazioni dell’avversario (quando si gioca dal vivo, ndr) riesci a capire molto di come sta lui psicologicamente”, spiega “Lonewolf92”. “C’è chi si innervosice. Ovviamente tu devi capire anche com’è l’avversario, se è una persona che soffre. Se vedi che sta in difficoltà, che si innervosisce, tu devi cercare di farlo innervosire sempre di più“.

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Leggendo queste parole, a qualcuno sarà subito venuto in mente il trashtalking, l’arma che ha permesso a molti di far giocare male avversari anche decisamente più forti di loro. Nei tornei di FIFA, a quanto pare, è la stessa cosa:

“Vinsi la finale del campionato italiano 2013 per 6-0, ma non perché il mio avversario fosse più scarso di me, e non perché tutti gli altri che sono arrivati dietro di noi erano più scarsi o meno allenati di me. Il motivo è un altro: dal punto di vista mentale hanno ceduto, come il finalista. Io l’avevo già battuto ai gironi, e lì già c’era una crisi psicologica dal suo punto di vista. Appena dopo l’inizio mi è entrato da dietro: rigore, cartellino rosso. Si è giocato la finale“.

Insieme a Morgan De Sanctis dopo la vittoria di un torneo nel 2014
Insieme a Morgan De Sanctis dopo la vittoria di un torneo nel 2014

Chi segue gli eSports non rimarrà stupito da queste dichiarazioni. Non sono rari, infatti, i casi di videogamer che hanno assunto doping per poter giocare al massimo in importanti tornei. In FIFA non esiste ancora questa piaga, perché in palio non ci sono ancora premi in grado di stravolgere la vita di chi se li contende. Ma giocare sulla psicologia degli avversari è parte delle abilità di un gamer, come ha potuto constatare personalmente lo stesso Guarracino.

“Agli ottavi del campionato italiano 2012, la prima partita la vince lui, la seconda la vinco io, la terza la stavo vincendo 2-0. Lui recupera il 2-2 e lì mi è partita la testa. Ad un certo punto mi fa il 3-2, prende la bottiglietta dell’acqua, beve e fa un gesto come per dire: “Alla tua”. Sono rimasto calmo. Ultima azione, faccio un cross. Avevo sempre segnato da quel punto con Ibrahimovic (usavo il Milan nel 2012). E invece prendo la traversa e va fuori”.

Per tutte queste circostanze, secondo Mattia “Lonewolf92” Guarracino, giocare a poker professionalmente è molto simile a giocare a FIFA professionalmente: “È come nel poker: se inizi a soffrire la persona anche a livello mentale è praticamente finita“.

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