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Negreanu: “perché i tornei re-entry non sono il male del poker”

Scritto da
31/12/2014 13:03

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Nell’ultimo WPT al Bellagio a dicembre, Daniel Negreanu è uscito allo scoperto: ha sfruttato al 100% il regolamento del torneo (prevedeva un numero illimitato di entries) ed ha fatto 5 re-entry, investendo più di 50.000 $. Le polemiche sono scoppiate in modo inevitabile, visto che si trattava di uno dei tornei più importanti del World Poker Tour.

Per gran parte della community, i tornei non freezeout sono considerati come deleteri per l’ecosistema pokeristico: avvantaggiano nel breve periodo i professionisti e penalizzano nel lungo i giocatori amatoriali.

In queste ore, Negreanu ha voluto spiegare le ragioni che giustificano l’introduzione del re-entry nell’industria del poker: “di recente ho partecipato ad un forum dei players per il WPT, durante il quale c’è stata chiesta la nostra opinione su diversi aspetti organizzativi, compresi i tornei multi-entry, argomento caldo della discussione visto che oramai sono una regola per quasi tutte le tappe del World Poker Tour”.

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“Personalmente – aggiunge Daniel – preferisco di gran lunga i tornei freezeout (che prevedono solo un ingresso) ma capisco che bisogna anche comprendere le ragioni dei casinò quando vogliono ospitare un WPT”.

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Come devono ragionare i pro

Negreanu fa una premessa importante: “se sei un giocatore professionista, devi ragionare come un piccolo imprenditore. E’ il tuo business. E devi capire che hai dei partner in questo settore: per questo è importante trovare delle soluzioni che si traducono in una vittoria per tutte le parti coinvolte”. Negreanu analizza il fenomeno sotto vari punti di vista.

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Casinò

“Prendete un casinò come il Bellagio. Al fine di ottenere un evento così importante, il team che gestisce la poker room ha necessità di convincere il board che organizzare un torneo WPT può essere redditizio per il casinò. Se non riescono a convincere i loro boss, non potranno mai ospitare la manifestazione. E’ nel vostro interesse. Il torneo multi-entry è riuscito a convincere i piani superiori del Bellagio. Invece di avere, per esempio, 250 persone che pagano 400 $ per un succo di frutta, per un totale di 100.000 $ in revenues, ci sono 600 entries ed incassano 240.000 $. In questo modo i padroni del casinò sono soddisfatti. Se non sono felici, semplicemente non ci sarà mai un evento così ed è un male per il poker”.

Organizzatori

“Ma conviene anche al WPT. Hanno bisogno di convincere una location a legarsi al loro brand, facendo leva sul fatto che il loro marchio aiuterà a portare gente. Hanno bisogno di trattare con i board dei casinò e convincerli che l’evento WPT sarà redditizio per la sala da gioco. Ed è importante specificare che è sempre il casinò e non il World Poker Tour, a decidere la struttura e il format del torneo”.

“Da quello che mi risulta, il WPT Diamond Poker Classic è l’unica tappa che prevede re-entry illimitato. Si tratta di una decisione del Bellagio. Molti giocatori esprimono le loro preoccupazioni che i tornei no limits per le entries, siano senza dubbio un male per il gioco. Possono scoraggiare i giocatori dilettanti. Un format nocivo per i bankroll. Però diventa per i poker manager dei casinò difficilissimo convincere i loro superiori a scegliere un torneo freezeout che porterà meno ricavi rispetto ad un multi-entry”.

Giocatori

“C’è un altro aspetto da valutare: prendete Joe Hachem che fa un lungo viaggio dalla lontana Australia. Si tratta di un volo per un singolo evento. E’ un bel lusso. E se vieni eliminato nella prima ora del torneo?”.

Proprio per questo i festival (in stile EPT, con parecchi side events) sono da preferirsi e risolverebbero molti problemi, giustificando i lunghi spostamenti dei giocatori professionisti. Una politica che il circuito WPT Europe ha già intrapreso in modo intelligente nel Vecchio Continente. Alla prossima.

Speciale tornei re-entry – fine prima parte – continua