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WSOP 2018

Tony Miles sul bluff decisivo al Main Event WSOP: “Pensavo di aver visto un 10 di cuori”

Il runner-up del Main Event WSOP 2018, Tony Miles, svela un particolare molto interessante sul perché abbia bluffato nell’ultima mano del torneo. Quella del trentaduenne americano è comunque una bella storia di redenzione, di chi ha toccato l’abisso e oggi può raccontarlo.

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21/07/2018 10:30

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L’ultima mano del Main Event WSOP 2018, Tony Miles l’ha persa bluffando. Una mano che ha fatto molto discutere, perché il suo avversario – nonché campione del mondo – John Cynn è stato accusato di slowroll.

Eppure tutto sarebbe potuto andare molto diversamente, se solo il buon Miles non avesse creduto di aver visto un 10 nella mano del suo avversario. È stato lo stesso Tony a raccontarlo, in un’intervista al The News Tribune.

 

Tony Miles

Tony Miles in un momento di esultanza… o di stretching?

 

Colpa della stanchezza?

L’heads-up per decidere il nuovo campione del mondo è durato oltre 10 ore, per un totale di 199 mani: “La strategia cambia radicalmente, così come la matematica”, ha dichiarato Tony Miles. “Bisogna fare degli adattamenti calcolati”.

Certo, tutto va a ramengo quando credi di vedere qualcosa che non esiste. Pensando di aver visto un 10 tra le hole card dell’avversario, l’americano ha deciso di bluffare, andando all-in con Q 8 . Sappiamo tutti ormai come sia andata a finire.

Probabilmente la fatica, dopo tanti giorni e tante ore passate al tavolo, ha giocato un brutto scherzo alla mente di Miles: Se non avessi pensato di aver visto quel dieci di cuori, non avrei mai fatto quel tipo di bluff, ha detto.

La storia di Tony Miles

Per arrivare a giocarsi il Main Event WSOP, Tony Miles ne ha fatta di strada e ne ha dovuti superare di ostacoli. Più che ostacoli, demoni interiori. Pensate che solo due anni fa, Tony si trovava a letto sotto quattro coperte e con la madre che cercava di scaldarlo con un phon.

Perché quando cerchi di disintossicarti da alcol e droghe, è come trovarsi immersi in un lago ghiacciato: “Fu il punto più basso di tutta la mia vita”, ha ammesso candidamente il vice-campione del mondo di Texas Hold’em.

Tutto è cominciato una volta trasferitosi con la famiglia dal Texas a Tacoma: stili di vita diversi, persone diverse, cultura diversa. Tanta fatica a inserirsi, nonostante uno spirito competitivo che lo ha sempre contraddistinto.

La caduta nel baratro

L’alcol come valvola di sfogo, come strumento di accettazione sociale: “L’unica cosa che mi ha sempre messo nei guai era il mio non essere a mio agio con me stesso: ero sempre in sicuro, sempre a caccia di una via di fuga”.

Tante volte, all’epoca del college prima e dell’università poi, Tony Miles ha cercato di uscire dalla dipendenza dall’alcol. E dagli oppiacei, pure. Perché a quanto pare, a Tacoma è particolarmente facile e consueto procurarsi droghe e antidolorifici.

“Se fossi rimasto a Tacoma, probabilmente non sarei vivo”, spiega. “La mia famiglia mi ha aiutato tanto. Mi ripetevano sempre di amarmi e di credere in me. Sapevano che un giorno avrei vinto la mia battaglia e avrei fatto grandi cose”.

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L’incontro col poker

In tutto questo caos, una costante passione: il poker. Tony Miles svela di aver cominciato grazie alla… nonna di un amico: “Ha tipo novant’anni, giocavamo nel suo garage due o tre volte a settimana”.

Nel 2003, il boom del poker: Tony è uno dei tanti giovani che provano la via dell’online: “La curva di apprendimento era più veloce: giocare online ci aveva resi più bravi e più veloci. Pensavo che il poker fosse solo fortuna, ma quando scoprii che era un gioco skill-based dove potevi avere un edge, ne rimasi affascinato

Il 15 aprile 2011, la svolta: il Black Friday: “Improvvisamente, non c’era più nulla: perdemmo la possibilità di guadagnarci da vivere. Cominciammo ad andare nei casinò, imparando a giocare live: oltre a teoria, strategia e tecnica, fummo costretti a imparare il linguaggio del corpo, le size”.

Vittoria o… sconfitta?

Quando arrivi a giocarti il Main Event WSOP e ti manca un solo avversario da battere, dopo averne superati più di 7.800, è più grande la delusione di doversi inchinare al 2° posto o la soddisfazione di aver comunque compiuto un’impresa?

“È stata senza dubbio la sfida di resistenza più intensa che io abbia mai dovuto affrontare”, ha chiosato Tony Miles. “Non si dorme la notte, sei al limite della fatica mentale e cerchi di usare le tue energie mentali per arrivare fino in fondo”

Infine, un’altra rivelazione: “[Dopo l’heads-up] volevo scappare. Volevo correre via dai problemi come ho fatto tante volte in passate. Ma sono riuscito a ricompormi. Mi sono detto ‘no, non scapperò dai miei problemi: li affronterò da uomo e sarò sportivo’. Sono tornato indietro, ho fatto la mia intervista da sconfitto con onore”.

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