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WSOP 2019

Le 5 curiosità sul tavolo finale del Main Event: gli azzurri portano bene al chipleader

Cala il sipario sul main event e di conseguenza cala il sipario sulle WSOP 2019. Un'edizione altamente divertente quella che ha festeggiato il mezzo secolo di vita della manifestazione. Il final table del main event ci ha poi regalato un sogno con Dario Sammartino. Ma allo stesso tempo, ci sono almeno 5 curiosità che non sapete sull'ultima edizione del campionato del mondo. Vediamo quali. 

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18/07/2019 17:30

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1- Italiani come talismani

Quando alla fine del day 7 del main event WSOP, il chipleader imbusta e vede italiani in gioco, inizierà a sfregarsi le mani. Il titolo di campione del mondo infatti andrà a lui. Non ci credete? Basta tornare indietro nel tempo. Main event 2010, Filippo Candio entra nella storia come primo italiano a raggiungere l’atto finale del campionato del mondo e di conseguenza primo November Nine azzurro. In testa al count c’è Jonathan Duhamel, il quale dominerà la scena. Il sardo chiuderà al quarto posto e il canadese diventa campione.

Dario Sammartino

Passano cinque anni e Federico Butteroni centra il pass per il tavolo finale dei sogni. Comanda i November Nine quel rullo compressore di Joe McKeehen: il romano alzerà bandiera bianca in ottava piazza e il player a stelle e strisce non farà sconti verso il titolo di campione del mondo. E arriviamo al 2019. Dario Sammartino infiamma l’Italia del poker centrando il final table. Hossein Ensan ci arriva da leader e come è finita lo sappiamo tutti. Insomma quando gli azzurri approdano al tavolo finale, è una manna dal cielo per il leader nel count.

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2- Main Event solo per giovani? Ensan sfata il mito

Negli ultimi anni il main event delle WSOP è diventato il trampolino di lancio per molti giovani giocatori. Dal boom del poker live, si è invertita la rotta, con l‘età media del campione del mondo che si abbassa di anno in anno. Nell’era dei November Nine poi, molte edizioni hanno fatto segnare il primato dell’età del neo campione. Insomma fenomeni o meno dell’online che si lanciano nel main event lasciando un segno indelebile.

Hossein Ensan (Katerina Lukina Pokernews)

 

Sembrava non ci fosse spazio per quelli della “Vecchia Guardia“, o comunque per coloro sopra una certa età. Hossein Ensan invece ha ribaltato tutto questo, dall’alto dei suoi 55 anni. Per la serie non è mai troppo tardi per vincere nel main event. Per trovare un campione così “anziano” bisogna scendere addirittura di 20 anni. Nel 1999 si laurea campione del mondo l’irlandese Noel Furlong classe 1937: a 62 anni si issa sul gradino più alto battendo 392 rivali per 1 milione di dollari.

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3 – Anno nero per gli americani

Il tavolo finale del main event WSOP 2019 ha avuto un bilancio poco esaltante per i giocatori di casa. Essendo sempre il numero maggiore di iscritti, gli americani hanno il record di presenze e di vittorie nel campionato del mondo. Ma l’edizione appena archiviata non ha regalato grandi gioie. Appena 4 i players a stelle e strisce nell’ultimo atto del torneo: solo nel 2011 ce ne furono meno, con 3 unità. L’anno del record resta il 2012, con 8 statunitensi su 9 finalsti. A questo va aggiunta l’assenza degli USA sul podio: unico precedente nel 2014.

4- Finisce il digiuno europeo

La vittoria di Hossein Ensan nel tavolo finale del main event, ha permesso all’Europa di tornare sul tetto del mondo. Una speranza diventata certezza, nel momento in cui heads up ci sono andati il tedesco e Dario Sammartino. L’ultimo successo di un player del Vecchio Continente risaliva al 2014, con il trionfo di Martin Jacobson che superò Felix Stephensen. Derby scandinavo e successo svedese sul norvegese.

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5 – Sammartino unico leader azzurro

Dario Sammartino è diventato  il terzo italiano a raggiungere il tavolo finale del main event WSOP. Con la sua seconda piazza centra il miglior risultato di sempre per i nostri colori: sia per la mera classifica e sia per il discorso monetario. Ma c’è anche un altro piccolo record: per alcuni minuti Sammartino ha comandato il count nel duello finale con Ensan. Si tratta della prima volta in cui la leadership parla italiano nel count del final table. Una magra consolazione, visto che Dario poco dopo ha subito il sorpasso del rivale. Un sorpasso trasformato in una fuga per la vittoria dal tedesco.

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