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WSOP 2019

Jim Bechtel, l’agricoltore che lascia il segno a Vegas: vince il braccialetto a 26 anni di distanza dal suo Main Event

Nel 1993 Jim Bechtel aveva vinto il WSOP Main Event. La notte scorsa ha vinto il suo secondo braccialetto, dopo 26 anni: un record assoluto!

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12/06/2019 12:01

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Ci sono persone che sono come allergiche alla banalità, al fare cose “ordinarie”. Tra questi c’è sicuramente Jim Bechtel, uno che rappresenta una sostanziale antitesi per il giocatore di poker contemporaneo, quello fatto di studio, software, GTO e balancing.

Jim Bechtel, 26 anni di attesa e Chip Reese nel destino

Come vi raccontavo qualche anno fa Jim Bechtel è un agricoltore, più precisamente un coltivatore di cotone che si è scoperto vincente a poker una quarantina di anni fa e non ha mai abbandonato questa passione. Una passione che, nella notte appena trascorsa, gli ha regalato un altro record: la maggior distanza temporale di sempre tra due braccialetti vinti. Nel 1993 Bechtel aveva vinto il WSOP Main Event, questa notte ha portato a casa il braccialetto nel 10.000$ No Limit Deuce-to-Seven Lowball. Tra i due trionfi è passata la bellezza di 26 anni, una vita. Si tratta ovviamente di un record, che batte i 24 anni trascorsi tra il penultimo e l’ultimo braccialetto vinto dal leggendario Chip Reese, quello nel 50.000$ H.O.R.S.E. Championship, divenuto poi “Poker Players Championship” con il trofeo dedicato proprio al suo nome. E a quel torneo lo stesso Bechtel era stato presente quasi fino alla fine, con un quarto posto pieno di rimpianti.

Come detto in apertura, Bechtel è uno che non ha mai scelto momenti banali per le sue deep run. Oltre al torneo già citato con Chip Reese, Jim giunse sesto nel Main Event del 1988, quello in cui Johnny Chan battè Erik Seidel nell’heads up forse più famoso nella storia di questo gioco.

Il trionfo nel No Limit 2-7 Single Draw, “la variante di poker più pura”

L’inseguimento al secondo braccialetto è terminato la notte scorsa, dopo 18 piazzamenti dal primo trionfo. L’attesa è terminata in una specialità non proprio famosissima da noi, il 2 to 7 No Limit Single Draw Lowball. Si tratta di un gioco in cui si deve realizzare il punto più basso possibile evitando anche scale o colori, e in cui l’asso è considerato come carta alta. Ne consegue che la miglior mano possibile è 7-5-4-3-2 senza colori chiusi. Esistono diverse varianti del “Deuce to Seven”, e quella in cui ha appena vinto Bechtel è la “Single Draw”, ovvero con un solo cambio di carte consentito.

“Si tratta della modalità di poker più difficile”, secondo Jim. Il perché lo spiega lui stesso ai microfoni delle WSOP: “è più complicato di altri giochi dove c’è presente molta matematica. Qui è talmente difficile fare una mano che si è molto spesso in bluff, si chiama contro avversari ritenuti in bluff. Si tratta di un gioco esclusvamente di lettura sugli altri player”. E di istinto, aggiungeremmo noi.

Quindi, dopo aver battuto l’altro veterano Vince Musso, ultimo di 90 avversari presenti al torneo, Jim ha potuto sollevare nuovamente un braccialetto WSOP. Dopo 26 anni, un divario che mai nessuno aveva lasciato tra una vittoria e l’altra. Lui, come sempre, si schermisce: “Non so se si tratti davvero di un bel record. Anche essere il più giovane a vincere un braccialetto è difficile, e infatti forse avrei preferito quello. Però avere questo record mi rende comunque felice”.

L’altro giorno parlavamo dell’inseguimento di Isaac Baron a un braccialetto WSOP, durato 10 anni. Oggi del successo-bis di Jim Bechtel, atteso oltre 5 lustri. Due personaggi e due profili che non potrebbero essere più differenti, ma che fotografano alla perfezione le ragioni del successo planetario del poker.

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