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Psicologia e poker: la motivazione nei periodi bui

Scritto da
08/06/2014 05:40

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Nella vita tutto sta nell'inseguire la carota giusta...Giocare a poker con costanza risulta piuttosto semplice quando le cose filano tutte per il verso giusto: pochi scoppi subiti, punti chiusi pagati da mani inferiori, bluff andati in porto assieme ad altri sventati e sessioni costantemente chiuse in attivo non possono che motivare il grinder, ma che succede quando questo quadro ideale viene squarciato?

Sappiamo che periodicamente accada, così come sappiamo che spesso se ne abbia poca o nessuna colpa: è proprio in scenari come questi che la motivazione può venir meno, ed è qui che avere in mente obiettivi chiari e definiti può fare la differenza.

Per chi gioca con l’intento di accedere a livelli superiori questa può essere già una sfida sufficiente, ma ciò non vale ad esempio per chi ha deciso di stabilirsi ad un determinato livello, vuoi perché a limiti superiori si sentirebbe money scared, vuoi perché qui le sue skill lo fanno sentire a proprio agio, capace di vincere con regolarità, mentre dubita che accadrebbe altrettanto a piani più alti e complessi.

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Se chi gioca a poker online lo fa per guadagnare denaro – ovvero è mosso da una motivazione estrinseca, da una ricompensa materiale, tangibile – è anche vero che quando ci si siede e non si fa che perdere più che un obiettivo questa suona come una chimera, quando non una sorta di scherzo atroce.

In casi simili può sicuramente aiutare fissare degli obiettivi concreti da raggiungere, declinarli in qualcosa di verosimile, ovvero non più giocare per guadagnare semplicemente denaro, ma giocare perché con quel denaro contiamo di realizzare qualcosa, di bello o importante per noi.

La differenza può apparire sottile, ma pensandoci meglio le due cose non sono necessariamente l’una sinonimo dell’altra. Certo, è possibile porsi l’obiettivo di vincere un certo numero di buy-in su base mensile ad esempio, ma per qualcuno potrebbe non bastare perché quel denaro avrebbe in qualche modo una massa informe, indefinita, appannata e quindi poco motivante. Sarebbe un fine, e non un mezzo, un numero e non un desiderio.

Dopo l’ennesima sessione chiusa a picco con la netta sensazione di non aver potuto far altro che assistere inermi al proprio tracollo, alla domanda “per cosa lo sto facendo?” si ha spesso bisogno di una risposta più convincente.

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Questo nasce anche dal fatto che il grinder ha imparato ad avere un sano distacco emotivo dal denaro che gioca, il che risulta in fondo adattivo per tutta una serie di ragioni facilmente intuibili e note. 

Tuttavia quando si perde questa motivazione può decadere, perché il peso della vanità dei nostri sforzi può farci apparire tutto il tempo speso di fronte ad uno schermo come vacuo e privo di senso.

Una Fender 'Clapton' Stratocaster: vale 7.500 €Al contrario, se chi gioca lo fa perché con il denaro vinto ha intenzione di comprare una nuova Fender Stratocaster, piuttosto che volare in Australia a nuotare in mezzo alla barriera corallina o altro, ecco che la motivazione non ha più la sagoma incerta di una somma di denaro indefinita o di buy-in a cui abbiamo imparato a dare scarsa importanza affettiva, ma ha un nome, una forma, persino un colore o un profumo.

La vividezza di questo obiettivo ci lega inevitabilmente di più a ciò che stiamo facendo, ci committa  emotivamente sostituendo inoltre un oggetto di motivazione estrinseca che sta venendo temporaneamente meno – perché non riusciamo a guadagnare denaro – con un altro che pur rimanendo concreto viene proiettato nel futuro, tingendosi di sogno e quindi in definitiva facendosi più saldo, perché in fondo sempre possibile.

Porsi traguardi di questo tipo – piccoli o grandi poco importa, purché siano realistici e significativi per noi – può anche essere letto come una sorta di autoinganno, ma di fatto può rivelarsi un coadiuvante non trascurabile nel superare i momenti più complicati, perché un buon giocatore non motivato prevedibilmente farà meno strada, e con molta più fatica.

Con l’esperienza, ovvero con la rafforzata consapevolezza che nel tempo il proprio reale valore è destinato ad emergere, è probabile che questa necessità possa venir meno, ma specialmente per chi fa del poker un hobby redditizio e magari non una professione pensare allo scopo del proprio impegno anche in questi termini può rivelarsi un esercizio certamente stimolante ed utile.

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