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Doyle Brunson: come cambiare marcia (2° parte)

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12/08/2013 07:16

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Festeggiamo gli 80 anni appena compiuti dalla leggenda vivente del poker, Doyle Brunson, riproponendo un suo storico articolo, che ha fatto scuola (seconda parte).

 

Mi ricordo di un bravo giocatore di nome Bill. Se potessi definirlo con un aggettivo vi direi che era “statico”. Non variava quasi mai la sua azione. Ed anche se probabilmente riusciva a chiudere in pari, in realtà era facile da battere, per i giocatori migliori, perché molto prevedibile.

Poi una sera, dopo essersi mantenuto sul conservativo, Bill si era aperto completamente bluffando, rilanciando ed estraendo il massimo valore dalle sue mani migliori. Ricordo ancora che ci aveva tutti presi di sorpresa, e che c’era voluto un po’ di tempo per capire come contrastare la sua azione. Nel frattempo, aveva vinto un sacco di chips. Più tardi, senza che noi ce ne fossimo accorti, era tornato al suo solito gioco. Quell’improvviso nuovo cambio di stile certamente gli aveva portato ottimi frutti, visto che lo callavamo con mani marginali pensando che fosse ancora “in terza marcia”. Invece era tornato alla prima e, poco dopo, di nuovo alla massima velocità. Quella sera aveva giocato davvero bene, ed aveva vinto anche parecchio.

Il giorno dopo, incredibilmente, mi venne a cercare per scusarsi per come aveva giocato la sera prima. Mi raccontò che aveva avuto una discussione con la moglie e che suo figlio era stato bocciato ad un esame all’università. Alterato emotivamente, aveva quindi perso la sua disciplina ed aveva agito troppo aggressivamente. Mi era quasi venuto da ridergli in faccia: Bill aveva giocato il miglior poker della sua vita ed era capitato praticamente per caso.

Poi mi disse che non sarebbe accaduto di nuovo ed infatti fu di parola perché non lo vidi mai più giocare così bene. Questa storiella di Bill dimostra chiaramente di come funzioni alla grande il cambiare marcia repentinamente… “Non preoccupatevi della seconda, la prima e la terza sono tutto quello di cui avete bisogno…”

Doyle Brunson

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