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Christian “IwasK.Mutu” Favale: lo scalino del NL1000

Scritto da
26/11/2013 13:56

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Christian Favale, come giocatore di poker, non ha bisogno di troppe presentazioni: “IwasK.Mutu” oltre ad essere un pro di PokerStars è anche una presenza fissa dei tavoli di cash game, dove gioca al NL1000.

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Proprio il passaggio dal NL400 al NL1000 è uno dei punti su cui si è soffermato nella nostra breve intervista, andando a spiegare perché questa transizione è stata particolarmente delicata, rispetto a tutti i “level-up” che aveva già sperimentato fino a quel momento.

Si è trattato indubbiamente dello scalino più duro, non tanto per una questione legata all’abilità degli avversari, ma piuttosto perché bisogna imparare ad approcciarsi ad un tipo di gioco completamente diverso.
Infatti l’azione non sempre è presente, e comunque anche quando c’è viaggia su pochi tavoli. Inoltre gli swing economici diventano naturalmente più importanti, ed anche l’impossibilità di ricaricare una volta che si scende sotto i cento big blinds incide.
In precedenza ero abituato a trovare giocatori su più tavoli ad ogni ora, quindi abituarsi non è semplice”. 

Come si trova il giusto compromesso fra il volume e la qualità del gioco espresso? 

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“Non parlerei tanto di compromesso, piuttosto dell’individuazione di quella che è la propria skill principale. E’ proprio un discorso matematico: se il proprio gioco degrada enormemente all’aggiunta del settimo tavolo, è necessario giocarne sei e fissare i propri obiettivi in funzione della mole di gioco che ne deriva.
E’ chiaro che, se ad esempio ci accorgiamo che la qualità del nostro gioco non cambia molto sia che giochiamo 12 tavoli piuttosto che 18,  non vedo perché non dovremmo giocarne 18.
Non è semplice fare questa stima, il winrate non è uno strumento preciso. Idealmente la cosa migliore è fare hand review, per rendersi conto di quanti errori si commettono. Se all’aumentare dei tavoli crescono sensibilmente, è il caso di rivedere l’approccio”

Studi più spesso il gioco degli avversari scarsi o di quelli che reputi fra i migliori?

Mi concentro soltanto su quei giocatori che mi mettono spesso in difficoltà, o a cui vedo fare cose che non capisco, in modo da provare a dargli un senso. Trovo infatti che provare a fare proprie le idee altrui è fondamentale, nel proprio percorso di crescita a livello individuale”

Oltre ad avere obiettivi per il futuro, quanto è importante rendersi conto di cosa si è fatto fino ad oggi?

“Personalmente non mi guardo mai indietro. Il poker non lascia nulla, non ti dà una sensazione di appagamento per aver raggiunto dei meriti. A meno che non si finisca nella Hall of Fame del poker o che non si possano vantare numerosi braccialetti WSOP, direi che il poker è racchiuso nella prossima mano che dobbiamo giocare: ciò che è stato vale davvero poco”